Pseudoscienza e Social Media

La cosa che più mi dà fastidio di quella grande truffa ai danni delle aziende che è il tentativo di centinaia di consulenti di fregare le aziende magnificando il potenziale di business dei Social Media è l’uso di grafici e numeri farlocchi per far finta che le cose stiano andando bene. Ma che dico bene: le cose vanno alla grandissima.

Ad esempio: su Vincos leggo che il magazine Caffeina per ogni 1000 fan avrebbe 237 interazioni medie al giorno: un like, un commento, una condivisione (share) o un post in bacheca. Io non ci credo neanche se è vero. E infatti non lo è. Caffeina oggi ha 1,212,848 “Like”. Diciamo che erano 1 milione nel 2014. Quindi, 237 mila interazioni al giorno, che per 365 giorni fa 86 milioni di interazioni. Sarebbe al terzo posto, dopo Fanpage (167 milioni), Scuola Zoo (102) e prima di Repubblica (40). Ma non risulta in classifica.

Ma la cosa più interessante ancora è la lista dei “brand” o supposti tali: secondo Vincenzo, PaesiOnLine (una guida di viaggi, quindi chiaramente un editore), il Comune di Milano, Seconda Zampa (una NGO), la Serie A di calcio, o il Coca-Cola Summer Festival (degli eventi, immagino, non la bevanda sponsor) sarebbero dei brand.

Secondo me neanche uno dei supposti “brand” della lista di Vincenzo è un vero brand. Per me, neppure Famelik, che è non uno yogurt, bensì un pupazzetto testimonial di uno yogurt. Però potremmo dire che è un piccolo passo in avanti: che qualcuno si sia finalmente reso conto che nessuno vuole “avere conversazioni” con uno yogurt?

Peraltro, lo stesso Famelik, che sono sicuro che qualcuno in qualche evento in periferia (o anche no) dipingerà come uno dei grandi successi del Social Media Marketing in Italia, non è che sia poi così amato: 233 mila “Like” e 11 mila follower su Twitter non mi sembrano poi così tanti per un prodotto da vendere a 30 milioni di italiani.

La smettiamo di prendere in giro ste povere aziende mezze rincoglionite? Ti dico io chi è un brand: Alitalia; Samsung; Fiat, Kia; Aprilia; Yomo; Burro Prealpi; Ferrarelle; KLM; Fastweb, ad esempio. Perché invece di raccontarci “quante interazioni” fa un Summer Festival non mi racconti quante ne fa quell’acqua marrone zuccherata?

La risposta è semplice: perché nessuno vuole interagire con bevande marroncine zuccherate. O con uno yogurt, il burro, la margarina. Ti dico io chi può avere 50 o 100 interazioni medie al giorno ogni 1000 fan: Il Fatto Quotidiano. O la pagina Facebook della Juve. O magari quella di Alonso. Non quella di un’azienda o di un prodotto.

Secondo Forrester Research, il “tasso di ingaggio” (Signore, perdonali!) dei brand è dello 0,7% su Facebook e dello 0,3% su Twitter. Ci stiamo sì rincoglionendo, ma per fortuna non così tanto. La gente ha di meglio da fare rispetto ad avere conversazioni con la propria marca di marmellata preferita. E ne compra un’altra se è in sconto.

Sai chi ha davvero un alto tasso di interazione su Facebook? Toto Cutugno. Per essere precisi, la pagina Facebook La stessa foto di Toto Cutugno ogni giorno, che posta non contenuti sui quali si arrovellano i “cervelli”, si fa per dire, degli uomini e donne di marketing per giorni o mesi, bensì la stessa identica foto di Cutugno ogni giorno.

La Pagina ha 62 mila “Like” e ogni giorno la stessa identica foto di Toto Cutugno raccoglie 3 mila “Like”, 200 commenti e 70 condivisioni. Ti dirò di più: quella pagina è riuscita a ottenere il massimo per un’attività sui Social Media, e ciò che tu non riuscirai mai a ottenere per i tuoi clienti: addirittura un articolo sul Washington Post.

Ah, ma per i “love brandsss” è diverso. Fatemi vedere i numeri, per favore.

Perché quelli che ho io, trovati su Can’t Buy Me Like, che è un libro che esalta le “consersazioni con le aziende” e ste robe qui, parla di max 1% di interazione anche per brand come Harley-Davidson, Form Mustang, Louis Vuitton, Chanel o Jack Daniels.

E, se ci pensi, le “conversazioni con una bottiglia di whiskey” un qualche senso ce l’hanno.

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