Technorati – e noi

Sono stato alla convention dei blogger belli e famosi. Massimo, Luca, Andrea ed io eravamo tutti in tiro, tutti belli e truccati perchè ci avevano detto che saremmo stati co-star per un giorno.
Invece, non ci ha filati nessuno.
Qualcuno – Giorgio, ad esempio, ed ecco che arriva il suo post – mi ha detto che secondo lui Technorati ha fatto uno spottone. Secondo me no; a me la presentazione è piaciuta molto. Certo, Peter è molto slick, molto impostato e markettaro. Certo, sono cose che sentiamo da sei anni. Certo, continuano – ma perchè? – a usare la parola influential che in inglese vuol dire sia influente, sia autorevole, come ha giustamente fatto notare Roberto Dadda e come dice anche la Maestrina. Ma io sono contento di essere andato (anche ma non solo per il piacevolissimo pranzo dopo).
Veniamo alle cose che sono state un disastro.
Noi. Noi, quelli dall’altra parte della cattedra. Finita la presentazione di Technorati, sono partiti gli spot. Ad Maiora, Ninja Marketing, Text100 – e una lunga serie di lunghe domande. Non sono un esperto di spot, quindi non voglio provare a dare lezioni di spot a nessuno. Ma sarebbe meglio non farli, gli spot. Quanto alle domande, bisogna fare UNA sola domanda, non tre. E deve durare 30 secondi, non 5 minuti – che 5 minuti è la durata di un intervento alle Nazioni Unite, non di una domanda. E bisognerebbe ricordarsi che se chiedi UNA cosa – in 30 secondi – li inchiodi. Ti devono rispondere. Se ne chiedi tre e ci metti cinque minuti a farlo, stai dando loro carta bianca.

22 Responses

  1. Maurizio Goetz 13 October, 2006 / 19:10

    Non ci sono stato, ma ho ascoltato per skypecasting e sembra anche a me che concetti come influente, popolare, visibile, autorevole si siano un po’ confusi tra di loro.
    Per il resto ai miei clienti dico sempre che gli strumenti dei blog sono gratis, la cultura dell’ascolto è gratis, basta applicarsi, non servono spot e non servono fornitori di blog, meglio fare da soli. Parola di consulente :)

  2. Andrea Andreutti 13 October, 2006 / 19:22

    E’ vero. Eravamo in tanti ma non siamo riusciti a sviluppare una sessione domande e risposte interessante. Peccato.
    Anche a me la presentazione di Peter e’ piaciuta e mi sembra normale che, trattandosi di una persona di marketing, ci sia stato qualche accenno di autopromozione.
    Forse ci si e’ arrovigliati un po’ troppo sul termine influential, ma e’ un pippone che mi ero fatto anch’io ieri sera.

  3. Alberto Mucignat 13 October, 2006 / 19:32

    “la cultura dell’ascolto è gratis”. bella cosa che hai detto, maurizio.

  4. Massimo Moruzzi 13 October, 2006 / 19:43

    purtroppo in Italia sembra essere piuttosto gratis l’incultura dell’usare il tempo delle domande per farsi della stupida autopromozione del cazzo…

  5. Stefano Hesse 13 October, 2006 / 19:59

    che si debba andare/tornare al modello delle domande inviate in anticipo e pubblicate su un blog visibili quindi a tutti (o wiki o come volete)? Continuo a leggere di gente che diceva “vado alla presentazione e chiedo questo e quello”, poi il feedback non mi sembra così interattivo.
    Max cocomm è una merda

  6. Stefano Hesse 13 October, 2006 / 20:00

    Max, mi correggo. Oggi funziona, quindi cocomm è meno m***a. :-)

  7. Massimo Moruzzi 13 October, 2006 / 20:08

    no, secondo me le domande pre-preparate sono una merda! Vai là, ascolti, colleghi il cervello e, se è il caso, fai una domanda. Ma la fai per curiosità intellettuale, non per pavoneggiarti – “sono X Y, direttore marketing dell’azienda Z” – e neppure, ancora peggio, per fare pubblicità alla tua azienda – “sono di text100, un competitor di Edelman”, come amano presentarsi. Un competitor di Edelman?
    Yeah, dream on! ;-) (infatti, loro organizzano i convegni, e voi venite a cercare visibilità a scrocco)
    Chissenefrega chi sei! Per me puoi anche essere uno che passava di lì ed è entrato perchè aveva freddo. Se fai una domanda intelligente, stai sicuro che poi vengo io a chiederti chi sei e cosa fai!

  8. Giorgio Zarrelli 13 October, 2006 / 21:34

    Ciò che mi lascia perplesso si riassumono in alcune considerazioni:
    1. Sei a un evento cui partecipa un uditorio molto settoriale e stai parlando di argomenti triti e ritriti. Non mi porta nulla in più di quanto già non sappia. Cui prodest?
    2. Il tema dell’autorevolezza versus linkage è ormai di lunga data. Mi sembra inutile e fuorviante perdersi in una diatriba contro Technorati che, tra l’altro, ti permette di scegliere fra questi due criteri quando visualizzi i siti che ti linkano.
    3. Si parla tanto di attenzione, proattività, reattività e lo spazio lasciato ai blogger era il solito botta e risposta finale, con giusto uno skypecast in più.
    4. Non puoi tenere un pubblico per 1 ora e passa a sorbirsi una lista di “quanto siamo belli”, “ma quanto siamo buoni” e sperare che a ridosso dell’ora di pranzo mantengano la lucidità per continuare. Bastava guardarsi attorno e, ben prima che finisse l’intervento, c’era gente che se ne stava beatamente a fare i fatti propri. E’ una questione di economia dell’attenzione e se fossi prevenuto direi che la tempistica è stata studiata. Ma non sono prevenuto.
    Capisco che se vendi pere, quando vai dal cliente te ne porti una cassetta, giusto per fare vedere la bontà del prodotto, però…non mi sento una pera e non mi piace stare stipato in una cassetta.
    Comunque, un’occasione sprecata. Per me rimane una conferenza stampa tradizionale per il lancio di una joint venture fra due partner pesanti nella business intelligence online.
    Niente di male, in fondo, una notizia come un’altra data in maniera anche piacevole, giusto eviterei un hype fuori luogo.
    Sa di vecchio. Tutto qui.

  9. Mirko Pallera 14 October, 2006 / 01:43

    Di ritorno dalla “cena dei blogger” organizzata da Luca Conti…: Massimo, ma allora non sei così antipatico come pensavo! ;)… ti sei fatto belle risate con i Ninja stasera. Abbiamo le prove! Per quanto riguarda la mattinata, spottone a parte e concetti già sentiti, ci fa piacere comunque se ne parli finalemnte anche in Italia, ma soprattutto che è stata un’occasione per conoscersi “de visu”. Non perdiamoci di vista.

  10. Alex Hokuto No Ken 14 October, 2006 / 02:29

    Caro Massimo, che bello stasera fare la tua diretta conoscenza. Credo che la cena organizzata da Luca sia stato il momento più bello della giornata (oste a parte…). Per dovere di cronaca mi occorre precisare che stamattina ho tentato di spostare il discorso su un piano diverso dalla semplice propaganda. So bene di non esserci riuscito. Un pò mi sono inibito (guardando alcune espressioni facciali cambiare al mio parlare) un pò perchè, nel formualre la domanda, mi sono chiesto: “che cazzo ci faccio qui!??!”.
    Tutto quello che abbiamo definito marketing non convenzionale, la blogosphera, il word of mouth… sono approcci che dovrebbero risemantizzare il valore intrinseco della parola marketing e l’atteggiamento delle aziende rispetto alla società (non parlaimo sempre e solo di mercato).
    Invece stamane ho avvertito ancora una volta che “le nuove vie del marketing”, l’ascolto delle conversazioni e tutte queste belle storie vengano vissute ancora come delle opportunità per esercitare un controllo sui consumatori…
    Come dice Maurizio l’ascolto è gratis. Non solo , in un dialogo la dimensione dell’ascolto è FONDAMENTALE!!!
    Quello che ho tentato di esprimere stamattina (nessuno spot autopromozionale, credimi) era un banale invito al sistema impresa a considerare internet e le sue potenzialità come una rivoluzione cognitiva e non tecnologica, apprendendo dalle sue dinamiche un senso nuovo di essere nel mercato.
    Anzi, lo ribadisco, di essere nella società.
    Dialoga davvero con i tuoi pubblici, esprimi dei valori e degli atteggiamenti davvero vicini ai tuoi consumatori e, eventualmente, apri un blog…
    Stamane invece avevo la percezione che da domani in poi la “blogosphera relation” sarà un nuovo elemento del media mix. Un ennesimo servizio e non un cambio di prospettiva!
    Che palle!
    Se il tutto non parte da un cambiamento radicale della cultura d’impresa il corporate blog può davvero rivelarsi come un’arma a doppio taglio!
    Boh, sarò troppo romantico, o forse sarà il vino rosso…
    Ti voglio bene!
    Buonanotte!

  11. gattostanco 14 October, 2006 / 03:15

    Sembrano più interessanti le reazioni sparse per i blog della “convention” stessa.
    Comunque… Vorrei risemantizzare il valore intrinseco della parola poco: si tronca mantenendone il controllo con l’apostrofo e non accentando.

  12. Massimo Moruzzi 14 October, 2006 / 08:43

    no, Alex, non penso sia solo il vino rosso. Penso tu abbia scritto cose molto giuste e molto belle. e sì, anche io temo che possa finire con la “blogosphera relation” come parte del media mix
    Mirko, è stato un piacere anche per me :-)
    Gattostanco, eddai, alle 2 di notte può scappare. Ma tu che voglia a farlo notare alle 3.15 :-)

  13. Edoardo 14 October, 2006 / 09:08

    Free, free, let me free. L’ascolto è gratis ma è anche libero. Che non sono concetti sovrapponibili e che si mescolano ad arte quando si crea un audience. La rete ha ancora gli anticorpi per difendersi da questa influenza?

  14. Massimo Moruzzi 14 October, 2006 / 09:14

    Ciao Edoardo,
    i miei lettori sono più intelligenti di me, ma io non ho capito molto di quello che vuoi dire, anche se sembra poter essere interessante :-)

  15. gattostanco 14 October, 2006 / 12:59

    In sincerità, anche ora a ridosso dell’ora di pranzo, non è che io abbia cose più interessanti o coerenti da dire :D …Più che altro voleva essere una specie di ampia e goffa metafora riguardante il controllo aziendal-commerciale sui consumatori e sulle sperimentazioni per esercitarlo coi nuovi strumenti.

  16. Edoardo 14 October, 2006 / 14:01

    Scusa tu, in realtà il concetto era piuttosto involuto. Era una suggestione nata dalla bella frase “gli strumenti del blog sono gratis, la cultura dell’ascolto è gratis”. Volevo semplicemente dire che, così come è successo per il software dove l’equivoco gratis/libero ha fatto parecchi danni, anche nella “creazione” (vera, presunta, supposta? ecco se potessi evitare la supposta sarei contento) di questo nuovo soggetto informativo che si sta delineando grazie alla rete (in genere non mi riferisco solo ai blog, ma evidentemente i blog sono la punta più evidente, in altri tempi si sarebbe detto l’avanguardia) è bene non confondere questi due aspetti. Specie dalle persone più avvedute e sensibili. Di questi tempi, meglio pagare per essere liberi piuttosto che diventare pubblico/audience gratis. Inoltre, conduco una mia personalissima battaglia contro la guerra del ranking che mi riporta alla mente da un lato l’assurda guerra dell’Auditel che ha lasciato morti e feriti sul campo per lasciare spazio a una televisione di infima qualità e dall’altro a giornali in cui non è più possibile credere nemmeno alla data che pubblicano.

  17. Massimo Moruzzi 14 October, 2006 / 14:16

    Ciao Edoardo,
    grazie per le precisazioni. Ma diventiamo o rischiami di diventare ‘audience’ di chi? delle blogstar da classifica? o di technorati?
    per le classifiche e discorso simil Auditel, lo fanno già per i e lo fanno o faranno per i blog dei nanopublisher.
    ma per noi altri, spero sia solo un gioco. io faccio 30.000 pagine al mese. dovrei vendere a 100 euro CPM altrimenti fa ridere…

  18. Maurizio Goetz 14 October, 2006 / 15:00

    Attenzione, quando dico gratis, non voglio dire senza valore. Il valore delle relazioni è immenso, ma quello è come l’esperienza, non si può comprare e non si può vendere e non c’è consulente al mondo che possa trasferirlo.
    Chiunque è in grado di creare valore, se solo lo volesse. La parola magica è volontà.

  19. fluido 16 October, 2006 / 16:16

    Caro Massimo,
    nn so chi sia il “cowboy” che mi ha citato in uno dei commenti…è stato un gran piacere conoscerti anche se purtroppo ormai a fine serata. a presto

  20. Titti Zingone-MarketingPark 17 October, 2006 / 16:21

    Per Alex.
    Quando dici “il corporate blog può davvero rivelarsi come un’arma a doppio taglio!”,
    è così. Non si può vendere a chiunque. Proprio oggi ho proposto sul mio blog “la metafora dell’abito strecht” che, volendo, si adatta a ogni forma ma non è detto che possono indossarlo tutte!
    Ciao

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