Pubblicità e blog

Una piccola, modesta riflessione. Io ho guadagnato qualche euro e Toshiba ha avuto, penso, dei click di buona qualità e un po’ di buzz positivo. Alcuni dei blogger che ho visto mercoledì sera a cena, Gaspar in particolare, mi hanno detto che non si fa. Io invece un’operazioncina come quella di qualche giorno fa la rifarei volentieri, mentre non sono interessato a esporre della pubblicità normale. Perchè? E’ una questione di numeri. Fino a quando l’elemento grafico è stato in homepage come primo post e solo in homepage, abbiamo avuto un clickthrough del 10%.


Perchè? Perchè i Mondiali di calcio interessano, perchè il banner e l’offerta erano nuove, perchè il marchio Toshiba e il fatto che fosse un mio post rassicurano. Ora che è il sesto, anzi, settimo con questo, post in homepage e che è esposto anche su altri blog, i click sono molto minori. Quando l’ho messo in tutti i permalink fra il post e l’inizio dell’area coi commenti, abbiamo avuto un botto (relativo) di impression e molti pochi click. Cosa vuol dire tutto ciò? Secondo me, che quando usi un blog come un media normale, allora hai dei ritorni normali. Ovvero, non entusiasmanti. Certo, wordpress è un CMS a buon prezzo, un blog senza troppa grafica inutile costa poco di banda e se chi scrive prende solo una percentuale dei guadagni e non ha invece un ricco contratto da giornalista i conti tornano lo stesso. Ma il nanopublishing non è quello che sto facendo, e quindi non lo faccio. Se invece ci fosse in giro una novità o un’offerta interessante di cui forse parlerei comunque e qualcuno mi paga per farlo, ammetto, qui e ora e poi nel post stesso, in modo che si capisca che è uno sponsor o una specie di publi-redazionale, che lo faccio volentieri :-)

9 Responses

  1. Massimo Moruzzi 29 April, 2006 / 15:33

    mah, non capisco perchè dici che è la stessa cosa, ma l’idea è geniale, questo sì :-)

  2. Paolo 30 April, 2006 / 12:32

    “Non si fa”. Son frasi che mi sfuggono. Perche’ no?
    Comunque lo spunto e’ interessante. Mettero’ un post con banner di RCS mobile: anche loro lavorano a performance con Zanox, mi adoperero’ per esporre il loro brand…

  3. Massimo Moruzzi 30 April, 2006 / 13:02

    non si fa perchè se diventi un media inizi a trattare i tuoi visitatori come la merce che vendi ai tuoi veri clienti, ovvero gli inserzionisti. per la tivù e buona parte dei media tradizionali, è così di sicuro.

  4. Paolo 30 April, 2006 / 14:32

    L’approccio mi richiama un po’ i “Cahiers de doléance” della pubblicita’ narrati da G.P. Fabris nel suo libro. Se il sillogismo fosse vero, saremmo a un livello da furia iconoclasta. Per esempio, hai rimosso il nome del concessionario dalla targa della tua macchina? Non vorrai mica mercificare i vigili quando ti multano :-)
    Suvvia, mi pare un ragionamento un po’ schematico, se fosse vero perderesti i tuoi visitatori e quindi non li potresti vendere….

  5. Massimo Moruzzi 30 April, 2006 / 14:58

    Ciao Paolo, non ho letto il libro di Fabris, non capisco il riferimento ai Cahiers de doléance e tantomeno la storia del vigile che mi multa…
    >se fosse vero perderesti i tuoi visitatori e quindi non li potresti vendere…
    invece, mi pare una giusta osservazione. E mentre in tivù dove vai che tanto i canali sono solo quelli e tutti più o meno uguali – risposta: fuggo del tutto e vado verso il web e, meglio, i blog – sul web e fra i blog è invece vero che la gente scappa. Non tutti e non del tutto, perchè comunque siamo un po’ legati per diversi motivi ai servizi che usiamo e ai blog che leggiamo, ma mi sembra chiaro che la homepage di google.it ha guadagnato e non poco rispetto ai portali anche, penso, perchè non ci sono banner e pop-up. Quanto ai blog, un eccessivo tasso di pubblicità finisce per dar fastidio e, peggio, per spingere l’editore (was: blogger) a un maggiore controllo del fatto che i contenuti siano corretti e appropriati, quindi più mainstream e meno edgy e interessanti quando va bene, e spesso anche meno critici nei confronti del potere e in particolare dei poteri che sostengono il sito con la pubblicità, fino al punto in cui i lettori più sgamati abbandonano il brand che è ormai poco più che, appunto, un brand, ma vuoto e ormai poco interessante, a favore di competitor più sfigati ma che hanno poco da perdere e meno peli sulla lingua… E poi si ricomincia :)

  6. Paolo 30 April, 2006 / 21:25

    Max, provo a spiegarmi meglio. Innanzitutto lo status di media; non credo basti esporre “pubblicita’ normale” per fregiarsene. Il sillogismo che avevo colto era “se faccio pubblicita’ sono un media, tutti i media trattano i propri fruitori come merce, quindi i miei visitatori diventerebbero merce”. Non mi convincono le premesse.
    Mediamente un blog (non il tuo…) ha meno impatto del volantinaggio sotto casa. Senza cattiveria ti chiedo, la tua operazione su Toshiba cosa sarebbe, “pubblicita’ anormale”? Personalmente le discussioni su cosa e’ giusto, cosa e’ sbagliato, cos’e’ un media, cos’e’ pubblicita’ e cosa non lo e’ non e’ che mi appassionino tanto, c’e’ un pubblico che decide e giudica e peraltro fornisce feedback molto veloci. Dichiarazioni come quella di Gaspar, pur espresse in modo intelligente, le prendo per quello che sono: opinioni opinabili. Pero’, se ho capito bene, la pubblicita’ “dichiaratamente tale” (tipo un bellissimo e inutile leaderboard sparato in cima al blog) e’ male, quella piu’ nascosta (“occulta”, direbbero i malfidati) e’ meglio. Ora, massimo rispetto per le opinioni delle blogstar: faccio largo uso di cio’ che scrivono, senza dare nulla in cambio, se non un lead (ebbene si’) conseguente a Toshiba. Se un blog, al di la’ della fama della blogstar a cui appartiene (con conseguenti positivi impatti professionali, se funziona) non presenta alcun tipo di legittimo ritorno, beh, credo che tutti noi lettori possiamo ringraziare voi commensali dell’opera da benefattori che quotidianamente portate avanti, con importante esborso del vostro tempo. Saro’ cinico e asociale, ma passata una certa eta’ il tempo che non si dedica ne’ agli amici, ne’ alla famiglia, ne’ alla beneficienza, ne’ al divertimento, ne’ al lavoro remunerato puo’ rientrare solo negli investimenti per il proprio futuro. Riflessione che in futuro mi fara’ commentare di meno :-)
    Riguardo all’esempio del vigile che ti fa la multa, lo ritengo abbastanza banale: il mondo e’ pieno di pubblicita’, dappertutto, spesso piu’ importante di quella che puo’ girare nella blogosfera, ma che non suscita certo dibattiti ideologici. Striscioni di un concessionario di automobili all’interno di un concerto di beneficienza (nessuno protesterebbe contro Gino Strada per questo), avvisi pubblicitari sui tabelloni luminosi delle autostrade, e per finire con l’elenco delle facezie, la mia macchina (evito l’esempio della tua), che ha il nome del concessionario sulla targa e quello dell’assicurazione sul contrassegno. Probabilmente queste due posizioni fanno meno impression del tuo blog, ma ne fanno sicuramente molte di piu’ del mio e di tanti altri che pensano di sentirsi importanti e dover agire come missionari nei confronti del mondo web. Il quale, come sappiamo, e’ frequentato da individui che non hanno (perdono) troppo tempo per seghe mentali, leggono su un monitor solo quello che li interessa al 1000% e se ne fottono altamente di porsi il problema di un half banner di troppo o di qualche boxino degli adsense (se non ha contenuti interessanti il loro occhio lo scarta). Se poi cliccano su un text link e ci trovano una landing page pubblicitaria, dubito che la loro memoria faccia distinzione fra pubblicita’ buona e cattiva. Al limite si incazzano perche’ erano convinti di trovare un articolo e invece hanno finito per cliccare su una… pubblicita’ :-D
    Condivido alcune delle cose che hai scritto: in particolare la pulizia di Google e’ sempre stata un elemento distintivo della sua focalizzazione e della rilevanza e qualita’ dei suoi risultati (chi critica, non segnala ancora nulla di meglio). Sulla correlazione che descrivi su “asservimento al potere” e “presenza di tanti inserzionisti”, beh, forse per mancanza di esperienza diretta, non ho mai osservato casi del genere. Probabilmente l’advertising above the line, coi consumatori attuali, in molti casi ha talmente peggiorato le proprie performance che gli inserzionisti non hanno piu’ modo (e tempo) di storcere il naso verso gli editori poco compiacenti, e sono costretti a fare il loro mestiere e basta, ossia: scegliere cio’ che serve/funziona, secondo le loro credenze. Se Coca Cola comprasse pubblicita’ all’interno di una rivista no-global, farebbe un’operazione demenziale, ma non credo che nessuno si sognerebbe di dire che sta facendo la guerra all’editore.
    Insomma: oltre 4000 caratteri per dire che, se metti un paio di banner/bottoni (e non un pop-up), sempre che se ne accorga qualcuno, la tua audience non cala. Spero di non dovermi smentire :-)

  7. Massimo Moruzzi 1 May, 2006 / 12:23

    Paolo, dici, anche giustamente, che chi investe ormai non storce più il naso sul dove, purchè funzioni (ma poi se funziona finisce per condizionare il media su cui investe almeno un po’, temo.)
    Similmente, e pur non avendone bisogno perchè i costi (e tutte le rotture tecniche) di questo blog sono generosamente coperti da Gianluca, anche io faccio dei test, e non metto e non metterò che qualche piccola cosa che penso possa funzionare. Mai pop-up che odio e danno fastidio, ma mai neanche leaderboard sparati in cima, perchè so che non funzionano su un blog e su volumi piccoli e pubblico avanzato. Solo, al limite, qualche marchetta interessante da me sponsorizzata nel corpo del blog, perchè lì, vuoi perchè in primo piano, vuoi perchè viene vista come anche editoriale, funziona :-)

  8. Giorgio 2 May, 2006 / 14:48

    Beh io ad es. la marchetta a Massimo la pagherei :-)
    Del resto il concetto stesso di affiliazione permette all'”editore”, sia esso il sito del Corriere, un blog visitatissimo o il più sfigato dei siti fatti con Frontpage :-) di linkare un sito commerciale e di trarre da questo link un qualche tipo di guadagno
    E non è proprio da tutti capire se il link è tracciato a fini di remunerazione oppure no… quindi ogni link può essere remunerato ed è suscettibile di essere una “marchetta” …. insomma, o eliminiamo i link :-) o credo che alla fin fine l’attendibilità e autorevolezza dell’editore si costruisca in una relazione continuativa con i lettori….sapendo che Massimo è persona seria…e che il rischio di perdere la faccia alias in gergo tecnicno “sputtanarsi” :-) è certamente superiore a quanto può ricavare da questi link :-) considererei le sue “marchette” come utili consigli :-) Ciao a tutti

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