parliamo di Napster ?

dot-coma
“…gli è tutto sbagliato, tutto da rifare…” – Gino Bartali

Parliamo di Napster? Come sei passé… ormai ci sono AudioGalaxy,
Winmx, Kazaa, Gnutella, Freenet. Appunto, e’ ora di parlare di Napster.
Senza nostalgia, perche’ per chi vuole scaricare gratis le cose vanno
benissimo. Piuttosto, parliamo di Napster perche’ siamo quasi
(repeat: quasi ;-) fin preoccupati per la sorte di chi, stoltamente, ha
voluto provare ad uccidere Napster col solo risultato di crearne cento.
Chiudiamo Napster, lanciamo i nostri mediocri servizi a pagamento
et voilà! chi ha detto che e’ difficile fare i soldi con Internet?
Auguri.


Auguri, perche’ tanto per cambiare non avete capito nulla. Auguri,
perche’ vi riempite la bocca di parole come “mercato”, ma la verita’
e’ che siete il collo di bottiglia, gli strangolatori del mercato.
Auguri, perche’ il mercato che chiamate “vostro” farebbe volentieri
a meno di voi e un giorno fara’ a meno di voi! Avete paura, eh?
Auguri, perche’ parlate a vanvera di mercato, ma la verita’ e’ che
confondete il mercato con cio’ che, per molti versi, e’ l’esatto
opposto del mercato, ovvero il “marketing”. Auguri, perche’ solo
degli autentici geni possono pensare di offrire a pagamento un
servizio peggiore di quelli – illegali, magari – che si trovano gratis!
Auguri, infine, perche’ e’ davvero inutile e ridicolo parlare di mercato
se non si e’ in grado di apprezzare un mercato di 70 milioni di utenti!
Ma… perche’ hanno chiuso Napster?
Risposta A : perche’ Napster era la Quinta Colonna del Comunismo,
un pericoloso movimento di pirati anarchici e anti-capitalisti…
Risposta intelligente : perche’ Napster era una grande idea e
rischiava di far saltare per aria il collo di bottiglia (le major).
Napster avrebbe potuto far saltare quel collo di bottiglia che “crea” i
blockbuster. No, per “blockbuster” non intendo la catena di noleggio
vhs di mera proprieta’ del Presidentissimo. Intendo “blockbuster” nel
senso proprio della parola, prima che diventasse un trademark…
http://www.gladwell.com/pdf/sleeper.pdf
Ok. Ma… il business plan? Beh, e’ evidente, no? Lascio il servizio
gratuito per un po’, attiro clienti e lascio che mi compilino il piu’
grande database di canzoni della storia dell’umanita’, un lavoro che
da solo mi sarebbe costato una montagna di soldi.
A un certo punto, annuncio di dover cambiare rotta. Lascio gratis
gli mp3 dei gruppi che vogliono farsi conoscere; quanto alle canzoni
degli artisti affermati, inizio ad offrire la possibilita’ di ascoltarle
gratis — e di acquistare i loro CD online, ça va sans dire.
Download? Certo, ma a pagamento, per i gruppi “famosi”. Per una
cifra equa, avro’ diritto anche ad altri servizi accessori, chat, zone
di comunita’ e servizi di collaborative filtering per aiutarmi a
scoprire gruppi nuovi che mi possono interessare. Non funzionera’ mai?
Probabile. Ma almeno avrebbero potuto usarlo per “spingere” il
nuovo CD di Britney Spears, invece di mettersi a creare “portali
verticali”, indirizzarli a certi “target”, poi “segmentarli” :)))
Ma perche’ mai? E’ un sacco divertente, non trovi?
E poi… “da’ lavoro” a tanta gente…
“Da’ lavoro” a un sacco di gente, a un sacco di gente che mangia
a sbafo facendo leva sulla posizione dominante delle major mentre
i musicisti, spesso, fanno la fame. Allora, chi sono i pirati? Ecco
cosa ne pensano due autorevoli voci-contro…
Steve Albini
http://www.negativland.com/albini.html
Courtney Love Does the Math
http://www.salon.com/tech/feature/2000/06/14/love/
Ma chissenefrega! Questa e’ l’era della “comunicazione”, no?
L’unica cosa che conta e’ il marketing. Spendere soldi, far girare
soldi, far girare il sistema su se’ stesso e per se’ stesso.
Nothing else matters.
Ooops, questi sono i Metallica. Non ho pagato: verboten! :-((
Se tutto cio’ che conta e’ spendere, allora i servizi di download a
pagamento sono un successo strepitoso. Leggo su Internet News
di aprile che eMusic.com (nome fantasioso, eh?) e’ il servizio di
mp3 a pagamento piu’ popolare. Wow. 35,000 iscritti…..
Al costo di? 100$ l’uno? 300$? 1,000? o di piu’, molto di piu’ ?
Di certo saranno andati su MTV; di certo avranno fatto pubblicita’
alla radio, affissioni, riviste di settore. Quanto hanno speso?
Quanto per distruggere Napster in tribunale? Quanto per creare
i suoi cloni mal riusciti MusicNet e PressPlay?
Su Napster c’erano 70 milioni di utenti. Possibile che neppure
1 su 1,000 avrebbe accettato di pagare? 70,000 clienti. Gratis.
I miliardi, quelli li si sarebbe potuti spendere in maniera piu’
intelligente: per il proprio pubblico, per gli artisti emergenti,
per aiutare le star cadute in disgrazia… sei su un medium che
ama la generosita’ oltre ogni cosa: give something back, man!
Non solo: non e’ solo questione di principi. E’ questione di soldi.
Se succede qualcosa di grosso nel tuo business — e Napster e’
*enorme*, non grosso — e’ meglio fare lo struzzo, o accettare cio’
che e’ evidente e cioe’ che le regole del gioco sono cambiate?
Distruzione creativa: distruggi il tuo vecchio business e prova a
costruirne uno nuovo. Altrimenti, ti ritrovi come le ferrovie negli
USA che, convinte che il loro business fosse solo quello di fare
le ferrovie, si sono trovate battute dalle auto e dagli aerei.
Un’ultima cosa. Se pensi che le major siano andate in tribunale
per difendere gli artisti, beh… ti consiglio Cappuccetto Rosso.
Se pensi che siano andate in tribunale per difendere il copyright
sulla “loro” musica, ho un ultimo link per te. Leggi e pensaci.
http://makeashorterlink.com/?J121125F
Questo e’ un mondo infestato di copyright. Priceline ha brevettato
il proprio modello di business, le famose “aste rovesciate” — TM.
Le major… non e’ che per caso stiano cercando di brevettare un
modello di business… ALTRUI ?

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