radio ga ga

dot-coma
“…gli è tutto sbagliato, tutto da rifare…” – Gino Bartali
—-
So don’t become some background noise
A backdrop for the girls and boys
Who just don’t know or just don’t care
And just complain when you’re not there
You had your time, you had the power
You’ve yet to have your finest hour
Radio
All we hear is radio ga ga
Radio goo goo
Radio ga ga
All we hear is radio ga ga
Radio blah blah
Radio what’s new ?
Radio, someone still loves you
– Queen


Vi capita mai di pensare che il mondo dei media sia solo rumore,
solo casino senza senso per spianare la strada al vero spettacolo
e cioè alla pubblicità?
Perché, ad esempio, abbiamo assistito ad una concentrazione proprietaria
e ad una omogeneizzazione delle radio che ormai trasmettono solo blah
blah di basso livello, come lamenta Freddy Mercury?
Per lo stesso motivo per il quale in TV continuano a fare Domenica In
o Chi Vuol Essere Miliardario: perché i programmi devono essere quanto
più stupidi possibile per attrarre un’audience la più ampia possibile
su cui sparare pubblicità. Se consideriamo che la pubblicità – “Dixan
lava più bianco” piuttosto che “Meno tasse per tutti” – ha maggiore
effetto sulle persone stupide che non su quelle intelligenti… il
cerchio sembra chiudersi.
Arriva la radio via Internet? Fantastico, un “canale” in più per
spingere Radio deejay. Ma le cose vanno diversamente… perché via pc
posso ascoltare migliaia di stazioni indipendenti, proprio quelle radio
ruspanti che erano state assorbite e/o schiacciate dal processo di
massificazione.
Ma… eccole che riemergono su Internet, dove i costi di gestione sono
molto più bassi e il processo di aggregazione per interessi molto più
semplice ed efficace. Fantastico, vero? Beh… non se sei una grande
radio commerciale e questa rinascita ti fa perdere “audience”…
Risultato? Stanno cercando di soffocare le radio indipendenti, quelle
che di fatto servono i propri ascoltatori e gli artisti ma che, viste
le piccole dimensioni, non sono di alcun uso per la macchina infernale
del mass marketing, con l’imposizione di altissime tariffe.
http://www.radioparadise.com/?content=web_radio
A questi signori vorrei dire una sola cosa: rassegnatevi ad essere
spazzati via! Magari – alas! – vincerete questa battaglia, ma perderete
di sicuro la guerra perché, per riecheggiare Hobsbown e il suo Secolo
Breve, a 50 anni dalla fine della seconda guerra mondiale, 10 anni dopo
la caduta del Muro e l’inizio della fine della TV… siamo finalmente al
punto in cui si sta per chiudere il Secolo Broadcast!
Magari riuscirete a mettere in ginocchio la Radio via Internet… ma
Blogger chi lo ferma? Blogger è la BBC nella Londra assediata dai
Nazisti, Blogger è un fantastico strumento di resistenza umana in una
Rete invasa da una commercializzazione di basso livello e che
riconosciamo sempre meno come nostra.
Blogger ride di voi, perché potete costruire tutti i “canali”
artificiali che vorrete sui vostri portali e poi sperare di
“televisionizzarli” a dovere e di vendere pubblicità in formato “rich
media”… ma a noi di tutto ciò non interessa nulla! Per noi, la
“ricchezza” del Web – e il motivo per il quale siamo online, nel caso
non ve ne foste accorti (e non ve ne siete certo accorti!) – è altrove.
Siamo online perché il nostro Web è umano. Siamo online per quegli
strani segni grafici che in variegate combinazioni creano parole e
frasi.
Per noi, la ricchezza del Web è questa, altro che “rich media”.
La ricchezza è nella parola liberata: 500 anni dopo Gutenberg,
siamo – finalmente! – noi a decidere cosa stampare!
Ma allora… cosa cambia per le aziende e per la loro “comunicazione”?
Tutto! Questo è un NEW WORLD, altro che un semplice “new media” da
colonizzare con pubblicità di tipo nuovo! New media? Scordatevelo!
Internet non è un “media” (mass media), bensì piuttosto un medium,
un luogo e uno spazio dove succedono cose diverse rispetto a quanto
accade nel mondo offline.
E’ un luogo dove la vita si permette di essere un po’ più leggera,
allegra ed ironica. Un luogo dove la vita è un carnevale continuo,
non uno spettacolo teatrale serioso. Teatro di strada, piuttosto,
festa popolare come la Feria di San Fermin nei Paesi Baschi o una
pazza, improvvisata esibizione di Capoeira a Bahia, una festa dove
tutti devono conoscere i canti, saper suonare gli strumenti e
combattere. Un luogo dove tutti sono spettatori e protagonisti.
Non sorprende allora se questo è un mondo in cui non vogliamo più
leggere e non vogliamo più ascoltare il solito blah blah aziendale,
un mondo col quale è bene che le aziende imparino a relazionarsi
in modo diverso parlando con una propria Voce autentica, invece di
continuare ad assoldare esperti di publi-propaganda retaggio di
un’epoca che sta per chiudersi una volta per tutte.
In attesa di costruire questo nuovo mondo, proviamo a salvare la Radio.
Link:
http://www.saveinternetradio.org/
http://www.linuxjournal.com/article.php?sid=5901&mode=thread&order=0

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