McLuhan e SMAU

dot-coma
” … gli è tutto sbagliato, tutto da rifare …” – Gino Bartali
No, non voglio certo provare a parlarvi di McLuhan.
Cosa ne saprò mai io di McLuhan? Nulla.
Solo una considerazione. The medium is the message.


Mi sa che in troppi l’hanno preso troppo alla lettera. Come se potesse
voler dire: “se fa pubblicità in televisione, sarà un’azienda seria”.
Oppure, nel caso di una decina di portali nostrani 2 o 3 dei quali
nel 2000 erano IPO-hopefuls: “se va a SMAU …”
Se va a SMAU è un bidone. Lo scorso anno c’erano tutti i portali – e Dio
solo sa quanti sono! – tranne Yahoo! ed Excite; quest’anno, solo IOL.
Come farò dopodomani senza le ballerine di Kataweb che a malapena si
distinguevano da quelle di Radio Deejay? (Radio Deejay? che cazzo ci
faceva Radio Deejay a SMAU? Diamine! che cazzo ci faceva Kataweb?*!).
Come farò senza lo stand-casa-del-Grande-Fratello di Jumpy, la zona per
il trucco di WorldOnline e l’aperitivo serale offerto da CiaoWeb con
tanto di scorazzamento per la città a bordo di variopinte Fiat Multipla?
Dio!, come sarà triste SMAU 2001! Forse sembrerà persino una roba seria,
e non il circo Barnum degli ultimi anni.
O forse no.
Dopo 2 anni di branding per far conoscere la lettera K agli italiani
(il Presidente del Milan è stato più furbo: per Jumpy ha scelto la J di
Juventus …), Kataweb lancia Ksolutions, la loro divisione bi-tu-bi
(B2B).
Cosa fanno, portali aziendali? O regalano fagioli (Beenz) ai dipendenti
che arrivano in ufficio in orario? Qualunque cosa facciano, immagino che
il loro punto forte sia tenere i costi sotto controllo … :-)))
E McLuhan?
A me sembra piuttosto che sia “the message is the medium”. Nel senso di:
il messaggio che dai è come ti relazioni col medium.
Ovvero: non basta spendere una fraccata di soldi per mandare fuori il
proprio “messaggio”. Sorry. Ma anche in caso non ve ne foste accorti,
Carosello è finito. E non sarà Freedomland a farlo ritornare.
A quei tempi, Carosello era l’unico modo attraverso il quale le masse
uscite dal periodo post-bellico e vogliose di spendere potevano entrare
in contatto con aziende largamente sconosciute ma che portavano la
speranza di nuovi prodotti e di un nuovo e diffuso benessere. Erano i
“consumatori” (come si usa dire) a volere Carosello. Amavano addirittura
le canzonette create da pubblicitari che già allora avevano ben poco da
dire. (“if you have nothing to say, then sing it!”).
Oggi, a naso, la situazione è un po’ diversa. Troppi prodotti perché li
si possa provare tutti. E troppi “messaggi”, al punto che i “messaggi”
non se li fila più nessuno. Che piaccia oppure no, oggi i “consumatori”
hanno molte altre fonti di informazione, dai forum ai newsgroup,
all’amico che racconta via email la propria disavventura a 50 persone

Insomma: basta buttar via soldi per mandare in giro “messaggi”.
Intendiamoci: lo si può fare; lo si fa. Ma ben che vada il “messaggio”
che passi è che sei uno sbruffone, uno che non sa cosa sta facendo, o
uno che ha troppi soldi da buttare via. O tutte e tre le cose.
Ecco dunque che per tutti gli studi e le ricerche e le cure che le
aziende mettono nel confezionare il proprio “messaggio”, la prima cosa
che parla di loro è come si relazionano al medium. Se hai un
“messaggio”, parti male. Evidentemente vivi ancora in un mondo
“broadcast”.
Stai cercando di condizionare un pubblico che non ci sta più (non siamo
più in TV), e non importa se sei la più grande azienda del Paese, se hai
speso miliardi in ricerche, hai foto stupende (e musichette!) o se la
tua meravigliosa intro in Flash è tecnicamente perfetta.
Eccoci: clicca e … “sit back and enjoy the show!”.
http://www.fiatstilo.com
Bravi. Chi glielo spiega che non hanno capito un cazzo?
Non certo i fenomeni che si sono cresciuti in casa, tipo tale Bertolino
che dopo “aver partecipato allo startup di Ciaoweb” (!) ha creato un
servizio di consulenza per società in crisi e in cerca di business
model. Bravo. Se ci spieghi il modello Ciaoweb, poi ti assegnamo il
premio per il sito più brutto dell’universo:
http://www.virtualnurse.it
Non certo Grey Interactive, un’agenzia di pubblicità che si vanta di
aver trovato il piunto G delle Rete. Non lo metto in discussione; il
problema è che procurano un orgasmo solo ai direttori marketing per i
quali lavorano!
Già. Ma chissenefrega. Gli utenti finali sono solo un “target”, il sito
esprime bene il nostro “brand” e il direttore marketing è contento così.
Un giorno, magari, capirà quale “messaggio” sta mandando in giro.
O magari no.
Se vedum in Fiera, bagai!

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *