Comprati la claque su Twitter!

Quelli di Twitter si sono stancati dei “social media consultants” che promettono migliaia di follower ai link agli stantii comunicati stampa in stile anni ’50 di aziende che producono bulloni. E hanno deciso che inizieranno a vendervi la claque in prima persona.

10 luglio 2010 -- 0 commenti

Cose vere Vs. duepuntozero

Sono andato alla ASL a cambiare medico di base. Gentili, veloci, efficienti. Ma di carta. Mi danno un librone enorme coi medici della mia zona, nome, cognome, orari e luogo di ricevimento. Scelgo il primo della lista. Non devo essere stato il primo a fare così, visto che era già oltre il numero massimo di pazienti. Col secondo, mi hanno preso per sbaglio. Un bel mash-up con Google Maps non sarebbe stato male. Come pure la possibilità di fare una query e scegliere il medico a seconda dell’orario di ricevimento. E magari fare tutto ciò da soli, da casa. E, anche se questo è meno web2.0 (e più utile ancora), prenotare le visite dal web. Ci sono un sacco di cose utili che si potrebbero fare, il giorno in cui smetteremo di voler portare la democrazia in Iran via Twitter…

6 luglio 2010 -- 14 commenti

Twitter = vuvuzela

Twitter is the Vuvuzela of the internet. Everyone has a horn, blows it loudly, resulting in pure buzzing noise.

- Jeremiah Owyang

28 giugno 2010 -- 1 commento

Alla sera Leoni (a Cannes)

E alla mattina coglioni, diceva mio nonno. Pare che Twelpforce, una cacofonia pubblica e per nulla intelliggibile di risposte ai più vari e variegati tweet di clienti di BestBuy, abbia vinto il Leone per i progetti innovativi. Se innovativo sta per virtuisismo, come è di regola in questi premi di pubblicitari che non fanno altro che parlarsi addosso per dimostrare di avere la fantasia più lunga, io non ho davvero nulla da eccepire. Se, invece, non è così, qualcuno dovrebbe spiegarmi come farà a essere scalabile questa idea, e che differenza c’è con fare domande a BestBuy via email o telefono, e perchè gli ubergeek che fanno domande via twitter debbano avere un servizio migliore (senza pagare). Discussione animata su un thread su Facebook. Nessuna discussione o quasi sul blog di Marco. Ha proprio ragione The Economist : i blog sono di fatto morti.

Ho un’idea per vincere il premio l’anno prossimo: mandi un tweet @voiello: ho spaghetti o fusilli, tonno, pomodori pachini, una melanzana e poca voglia di cucinare: che sugo faccio? E il cuoco della nazionale, ora disoccupato, ti risponderà in massimo 5 minuti con una ricetta personalizzata. Gratis. Because “web2.0″ is the new “New Economy”.

28 giugno 2010 -- 1 commento

To email, to google and not to tweet

The NY Times likes neither the verb “to tweet” nor the noun “tweet”.

Some social-media fans may disagree, but outside of ornithological contexts, “tweet” has not yet achieved the status of standard English. And standard English is what we should use in news articles.

Except for special effect, we try to avoid colloquialisms, neologisms and jargon. And “tweet” — as a noun or a verb, referring to messages on Twitter — is all three.

How strange – I thought they had changed the world as much as Google had ;-)

26 giugno 2010 -- 0 commenti

Niu Economi, parte seconda

Se ancora ti chiedi cosa vuol dire “web2.0″, la risposta è davvero semplice. Prendi Starbucks, il McDonald’s del caffé. Valore di Borsa: 20 miliardi di dollari. Valore dei propri 7.7 milioni di fan su Facebook: 1800 miliardi di dollari. E’ divertente leggere come sono arrivati a quella cifra…

Dieci e più anni fa, avere un iscritto alla propria newsletter del cazzo valeva (a parole) centinaia di dollari. Oggi lo stesso (a parole) è vero per un fan su Facebook o un follower su Twitter. Ridicolo. Per dei numeri più sani, vedi il post di Luca, l’unico blogger italiano che leggo regolarmente, ormai…

16 giugno 2010 -- 9 commenti

La Twitter Revolution che non fu

A un anno dai moti di piazza di Tehran, finalmente qualcuno ha il coraggio di dirlo: la Twitter Revolution iraniana fu un falso storico.

But it is time to get Twitter’s role in the events in Iran right. Simply put: There was no Twitter Revolution inside Iran. As Mehdi Yahyanejad, the manager of “Balatarin,” one of the Internet’s most popular Farsi-language websites, told the Washington Post last June, Twitter’s impact inside Iran is nil. “Here [in the United States], there is lots of buzz,” he said. “But once you look, you see most of it are Americans tweeting among themselves.”

E’ nuova, questa cosa delle cosiddette avanguardie in campo tecnologico che parlano addosso solo fra di loro, vero?

Una balla, un colossale abbaglio di quelli che si prendono volentieri, quando si vuole vedere il futuro a ogni costo.

Western journalists who couldn’t reach — or didn’t bother reaching? — people on the ground in Iran simply scrolled through the English-language tweets posted with tag #iranelection. Through it all, no one seemed to wonder why people trying to coordinate protests in Iran would be writing in any language other than Farsi.

PR geniali e giornalisti un po’ pirla. Il risultato: pubblicità gratis per Twitter e basta. Leggi tutto l’articolo su Foreign Policy.

15 giugno 2010 -- 3 commenti

Iveco is following me on twitter

Si vede che sanno che twitto cose molto interessanti, eh? ;-)

21 aprile 2010 -- 0 commenti

da leggere con attenzione

Lamberson believes many firms wrongly assume that simply distributing ad messages far and wide across the Internet boosts sales.

Boston Herald

Se ci pensi i “social network” sono… come Internet. I markettari pensavano che tracciando, segmentando, targettizzando etc, sarebbero riusciti a vendere il doppio, e invece la gente legge le opinioni di altri clienti, e evita di comprare. E online fa dell’altro, che esiste una vita oltre lo shopping, per quanto possa sembrare strano.

20 aprile 2010 -- 0 commenti

E ora… pubblicità!

Ovviamente. E come altro avrebbe mai potuto pensare di fare soldi Twitter? Ma come, le conversazioni, il “web2.0″, e tutte ste pistolate? Appunto. Pubblicità. Con tanto di articolo su Advertising Age. E così, se il tuo fusillo-twitter aziendale non ha raccolto grandi consensi, tutto quello che devi fare è investire in pubblicità e vedrai che qualcuno in più che si iscrive lo trovi. Non molti, secondo me, che vorrei sapere quanti degli attuali iscritti sono né dipendenti né appartenenti al circo Barnum del web2.0, barcamp, iphone, premio Nobel per la Pace a Internet etc, ma qualcuno lo trovi. E così, dopo Google anche Twitter entra nella (fitta, peraltro) schiera di coloro che hanno tradito il web, di coloro che si sono comportati in modo webby (per sé) e che agli altri, a tutti quelli che di Internet invece non capiscono una beata fava, propongono di… comprare pubblicità. Il che è normale, per carità: come altro avrebbe potuto fare un miliardo di dollari al mese Google se non con un sistema automatico e un po’ opaco di vendita di pubblicità sul proprio sito e su milioni di altri siti di persone che continuano a pensare di vivere in un mondo in cui vi sono da un lato “i media” e dall’altro “gli advertiser”? Ma consentimi di essere un po’ deluso. Mi viene da pensare a cosa avrebbe potuto essere, già oggi, il web senza Adwords/Adsense. Quasi tutti questi spesso insulsi siti di “contenuti” sarebbero spariti; fare una “campagna” pubblicitaria sarebbe mille volte più difficile, su dei “target” sparpagliati in giro per la Rete e decine e decine di piccole concessionarie. In altre parole, senza Adwords/Adsense vi sarebbero state meno scorciatoie di tipo “pubblicitario” e sarebbe stato necessario un approccio del tipo: cosa posso fare per rendere il mio sito utile peri miei clienti? E magari addirittura: cosa posso fare per essere meno rigida come azienda e comportarmi un po’ come chi di web ne capisce? Ma non succederà, pare. Non a breve.

13 aprile 2010 -- 4 commenti