La Fine del Web

Non bastasse quel mondo chiuso e privato di quel signore che ama le ciabatte di plastica che ha largamente prosciugato i siti indipendenti di ogni tipo, ora ci si mette anche Amazon. Il Kindle Fire non è solo l’unico altro tablet – ammesso e non concesso che esista una tale categoria – che abbia un senso, ma un autentico nuovo mondo in cui i contenuti sono tenuti in cache da Amazon, e poi mostrati su hardware Amazon, con un browser Amazon e con pubblicità di Amazon, al punto che non so bene che senso abbia più parlare di “ragnatela”. D’altronde, ormai siamo sicuri che i russi non lanceranno un attacco nucleare, e non importa più molto che l’ordine per il contrattacco possa arrivare comunque a destinazione. Qui l’unica cosa che conta, ormai, è far arrivare i “contenuti” al utente consumatore finale. Film in streaming e, ovviamente, pubblicità. Sit back and enjoy the show :-/

29 settembre 2011 -- 0 commenti

esisterà ancora una industria editoriale?

Alla fine del secondo paragrafo di questo lungo e interessante articolo, Shirky dice

It makes increasingly less sense even to talk about a publishing industry, because the core problem publishing solves – the incredible difficulty, complexity, and expense of making something available to the public – has stopped being a problem.

Beh, dipende. Se vogliono provare ad avere davvero a che fare col web e con le sue regole, con i blog, con i link alle fonti, con il riconoscere il lavoro altrui, con l’aprirsi alla propria comunità di lettori, con tutta questa roba che li terrorizza – e con la pubblicità venduta in modo intelligente, che certo sui grandi numeri non puoi competere coi portali o con MySpace, in effetti la parte tecnologica del web, per quanto non banalissima, non è, oggi, neppure incredibilmente complicata. E’ sicuramente maggiore lo sforzo mentale, di apertura, di adattamento, di voler provare a sperimentare senza paura.

Altrimenti, puoi sempre vendere attraverso il Kindle, solo che qui il problema della stampa, per così dire, c’è davvero, e infatti Amazon sarà così gentile da riconoscerti 30 centesimi per ogni dollaro, come pare sia stato proposto al Dallas Morning News. In altre parole, o affronti senza paura il web e il suo spirito anarchico, direi quasi open source, e accetti che i tuoi lettori non siano più solo lettori, e certo non siano più solo tuoi, e ti butti davvero in questa nuova avventura, oppure sei libero di diventare un content provider per Amazon che ti stringerà per le palle per bene, altro che Google. Buona scelta.

29 giugno 2009 -- 0 commenti

fuga dal web

Che sia verso un reader tipo iLiad, come La Stampa o verso un servizio per pc powered by Air, come il NY Times, mi sembra chiaro che i giornali stiano per lasciare il web. E’ un peccato, anche se va detto che le offerte che hanno online adesso sembrano poco più che una versione vagamente corretta dei portali della Niu Economi che fu…

12 maggio 2009 -- 0 commenti