Apple – the iPhone and its ecosystem of apps, really – and Facebook are bad because they hide data away from Google’s spiders. And you go as far as putting them on the same plane as China, Hollywood and other repressive regimes. But Android, instead, is “just fine”, I bet.
Se vuoi attivare Adblock su Chrome, ti chiede (versione 2.4.22) accesso a tutti i tuoi dati su tutti i siti (“Your data on all websites”) e quello che fai sul web (“Your tabs and browsing activities”). Bravi.
Update: Adblock Plus for Google Chrome™ (Beta) – Version: 1.1.4 non fa di questi scherzi.
Non esistono “i social media”. Esistono due web: uno aperto, dove la guida per trovare quello che cerchi è Google, e uno recintato, su Facebook. Twitter è poco più di un sistema di condivisione di link con brevi notazioni, una variante distribuita invece che centralizzata, se vuoi, dei vari delicious, reddit e digg, uno dei tanti strumenti che popolano il primo dei due web, in larga parte aperto e usabile da Google. E già che ci siamo: il real-time search è poco più di una pippa mentale di nicchia.
A volta mi chiedo: ma in quale iperuranio vivono coloro che ancora parlano di “social media”?
Ormai uso Opera come browser e DuckDuckGo come motore di ricerca. Il prossimo step è un Mac.
Google+ secondo me non è tanto un competitor di Facebook (al limite, una mossa difensiva) quanto un add-on di GMail. Come tale, è più probabile che miri – e riesca – a far fuori Twitter e Linkedin.
Anche tralasciando il prossimo flop, l’inutile Google Plus, e l’orribile barra nera in cima alla pagina, faccio fatica a credere ai miei occhi. Sono davvero sconcertato: come è possibile che la migliore azienda web al mondo possa mettere su delle pagine così senza senso e senza un filo conduttore come sono la loro attuale homepage e le pagine immagini, video, maps, news e shopping?
Logo a volte più in alto, altre più in basso, footer centrato, scentrato, a sinistra, alla cazzo, box di ricerca largo, stretto, larghissimo, come capita, bottoni trasparenti e à la page in homepage, altri grigi classici, uno azzurro, così, come viene, box di ricerca con lo sfondo azzurrino (maps) o senza sfondo (news) anche in due pagine molto simili. Così, tutto alla cazzo. Sembra MSN, più che Google.
Looks a lot like something a company that’s lost its touch would do, à la Microsoft.
Via Vittorio scopro, su Facebook, questo post. Il web di Google sta cedendo il posto al web di Facebook. Hai capito perchè Schmidt è stato fatto fuori? La vedo in salita anche per Larry, però.

C’è un filtro su tutto ciò che fai online, da Facebook a qualunque ricerca su Google o su Bing (ma non su DuckDuckGo); o Yahoo! News, il NY Times etc. Il mondo che vediamo è tagliato su misura per noi; non come in Cina o in Iran, ma come in Brave New World. Non cambia molto. Anzi.
Ne ha parlato Eli Pariser, autore di The Filter Bubble, lo scorso mese a TED. Fra le altre cose, è un’opportunità per i giornali, che sicuramente non saranno mai in grado di personalizzare le cose bene come Google e Facebook, di farci vedere anche i punti di vista di chi la pensa diversamente da noi.
In arrivo il Chromebook – chissà se chiederanno i diritti a Apple per la pubblicità per il lancio…
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