Sono sorpreso che nessun giornale italiano abbia ancora scopiazzato quest’articolo di FC presentandolo come proprio. Nel caso qualcuno ne volesse parlare in Italia, il San Francisco Chronicle, uno dei giornali storici degli Stati Uniti, ci fa vedere come si fa con signorilità.
Grandi, grandissimi. Incuranti della lezione presa da El Pais lo scorso decennio, hanno deciso di passare il giornale a pagamento. Risultato: -90%. The Guardian ringrazia.
Non ho capito: ma se le 6-7 firme scrivono un pezzo o due a testa al giorno, tutte quelle news da dove arrivano? Il 95% almeno del sito è ANSA, più Google News, più Liquida?
Gran bella protesta – la prima pagina bianca! – sui principali quotidiani estoni contro una Legge che obbligherebbe i quitidiani a rivelare le fonti di informazioni.
Ottimi consigli. Arrivano da Malcolm Gladwell, quello che dice che il giornale di carta è un’ottima invenzione – se solo fosse stato appena inventato (e ha ragione!).
Aspiring journalists should stop going to journalism programs and go to some other kind of grad school. If I was studying today, I would go get a master’s in statistics, and maybe do a bunch of accounting courses and then write from that perspective. I think that’s the way to survive. The role of the generalist is diminishing.
Grande pezzo di giornalismo anche sull’Huffington Post – chi è il Presidente più bello?. Mi sembra chiaro che il futuro dei giornali non può che essere anche un po’ come il caro, vecchio Clarence.
Mi sa che oggi mi tocca andare al wordcamp, che questo post di Gaspar è interessante.
Gianluca – o Alessio, forse – intanto, ha scatenato un flame su Friendfeed, ma secondo me i blogger con la testa non pensano più che spazzeranno via il giornalismo, ma, piuttosto, che il giornalismo rischia di essere spazzato via, e non certo per la concorrenza dei blog, ma a causa di problemi economici. E, pur non risparmiando critiche anche salutari ai giornali, spero che i blogger di cui sopra (con la testa) siano preoccupati della cosa, più che contenti.
Certo, il confronto andrebbe fatto con l’Huffington Post, non certo con boingboing, e certo, i numeri dei dipendenti – totali, non solo web, immagino – dei giornali italiani vanno presi un po’ con le pinze. Ma è interessante notare che l’Huffington Post ha numeri simili a quelli di Google, e molto lontani invece da quelli dei giornali – anche nel caso in cui volessimo aggiungere le copie cartacee vendute (o anche solo lette) ogni giorno ai visitatori giornalieri dei loro siti.
VEVO: YouTube And UMG Team For A Premium Music Video Hub That We Don’t Really Need.
In Italia, di solito i titoli sono di tutt’altro genere. Tipo: “Microsoft lancia Live Search. Ballmer: entro 6 mesi supereremo Google”. Il giornalista: scrive. Oppure: “Ballmer: lo Zune è molto meglio dell’Ipod, che non ha neanche l’orologio, nè la radio”. Il giornalista: scrive. O anche: “Microsoft lancia lo YouTube killer”. Quest’ultimo non è quasi inventato, è quasi il titolo esatto, di quel giornale cartaceo, Weekly, mi sembra si chiamasse, per la cui scomparsa non riesco proprio a disperarmi. Data: uno dei giorni del primo SMAU alla nuova Fiera di Rho (ottobre 2006, mi pare).
Ho appena parlato con un amico di Pescara che sta dandosi da fare per aiutare le persone colpite dal terremoto in Abruzzo. Mi è venuto da chiedermi: c’è qualcosa che noi sul web possiamo fare per provare nel nostro piccolo a fare una informazione che sia l’esatto opposto di quella dei fatti (cosa è successo) o, peggio ancora, dello speculare sulla disperazione delle persone, che è il tipo di informazione in cui sembra eccellere la televisione?
Non so se siamo in grado di farlo, ma se la risposta è sì, ecco, questa attività dovrebbe puntare a far emergere i piccoli blog e diari e contributi personali dei tanti che con passione e coraggio si stanno dando da fare per aiutare le persone più colpite dal sisma, per far vedere che c’è, in effetti, un’Italia diversa da quella, davvero vergognosa, Tg1 che si bulla del fatto che gli ascolti dei loro fottuti telegiornali abbiano battuto anche Sanremo…
Quella fra blogger-autori (che devono quindi avere delle idee, idealmente) e blogger-giornali (che aspirano a essere il prossimo ‘media’) mi sembra una contrapposizione molto più intelligente di quella ormai trita e ritrita fra blogger, portatori di un ‘nuovo’ che ormai non c’è più, e giornalisti, spesso accusati in quanto tali, anche se poi scopriamo che non tutto il ‘vecchio’ è da buttare…
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