Trovo che sia curioso che i giornali, che negli ultimi 5 anni sul web hanno fatto solo della gran SEO, si lamentino adesso di come Google rubi il loro lavoro e le loro notizie…
Forse sono troppo duro. Forse in effetti ci sono stati degli altri miglioramenti: vedi qui ;-)
Un paio di settimane fa, al wordcamp, Anna Masera de La Stampa ha insistito su uno dei punti forti del giornale di carta: la serendipity. Ovvero: compro il giornale, un prodotto finito, perchè magari mi interessano solo le notizie del giorno, o la politica, o lo sport, o la programmazione del cinema, e poi finisco per trovare qualcosa di interessante altrove sul giornale. C’è del vero: chissà in quanti hanno iniziato a leggere il giornale partendo dallo sport! E lunedì, ad esempio, sul Corriere della Sera ho trovato un articolo interessante sull’isola danese di Samso, che in dieci anni è diventata indipendente dal punto di vista energetico. Un articolo interessante e inaspettato. E da qui, vedo di espandere la serendipity :)
Soren Hermansen | Samso Energy Academy
Ma quanta serendipity vi è sul web? Secondo me, molta di più. Anzi, forse fin troppa. E sui siti dei giornali? I giornali fanno come hanno fatto tutti i portali – tranne Clarence. Mai un link fuori, per carità. Non solo: non contenti, cercano addirittura di portare dentro, sotto il loro cappello, qualunque cosa di interesante vi possa essere. Sei un blogger interessante? Vieni a scrivere per noi, che le cose interessanti le dobbiamo avere solo noi. E scrivi come facciamo noi, da persona seria (e vedrai che sarai meno interessante di prima). E usa il nostro CMS, che non ti consente di poter scrivere chi sei, cosa fai o i tuoi interessi, nè di far vedere gli articoli che hai scritto.
Eri un blogger interessante, forse, ma il sistema ti ha rimesso in riga, invece che aprire il giornale e, si spera, anche i giornalisti, al mondo più ampio che c’è là fuori, online (pur con tutti i suoi lati negativi). Non solo: questa scelta crea meno valore per i lettori, e quindi per il giornale stesso. Se il punto di forza dei giornali è la serendipity, questo deve a maggior forza valere sul web, e i giornali devono aumentare, servire e qualche volta incanalare questa serendipity, non certo frustrarla. Se i lettori partono da Google News e non dai giornali, è perchè i giornali sono un walled garden: se parti dai giornali, purtroppo mi sa che non vai più da nessuna parte…
Anzi: come funziona, innanzitutto? Hanno loro reporter in giro per il mondo, o in larga parte comprano anche loro le notizie? Da chi? Da Reuters? Da France Presse? E quanto costa per un giornale ricevere e poter usare le notizie nude e crude di Ansa? E che percentuale degli articoli dei giornali cartacei è poco più che una riscrittura dei lanci di Ansa? Non sarebbe molto meglio concentrarsi sugli opinionisti e sul giornalismo investigativo, piuttosto che sulle notizie, che tanto ora che sono stampate le notizie tanto nuove non sono più? Siamo davvero sicuri che non ci sia nessun futuro per un giornale di carta di questo tipo? – dai che esco e vado a comprarlo…
Mi sa che oggi mi tocca andare al wordcamp, che questo post di Gaspar è interessante.
Gianluca – o Alessio, forse – intanto, ha scatenato un flame su Friendfeed, ma secondo me i blogger con la testa non pensano più che spazzeranno via il giornalismo, ma, piuttosto, che il giornalismo rischia di essere spazzato via, e non certo per la concorrenza dei blog, ma a causa di problemi economici. E, pur non risparmiando critiche anche salutari ai giornali, spero che i blogger di cui sopra (con la testa) siano preoccupati della cosa, più che contenti.
Certo, il confronto andrebbe fatto con l’Huffington Post, non certo con boingboing, e certo, i numeri dei dipendenti – totali, non solo web, immagino – dei giornali italiani vanno presi un po’ con le pinze. Ma è interessante notare che l’Huffington Post ha numeri simili a quelli di Google, e molto lontani invece da quelli dei giornali – anche nel caso in cui volessimo aggiungere le copie cartacee vendute (o anche solo lette) ogni giorno ai visitatori giornalieri dei loro siti.
Venerdì sono stato a Torino alla Fiera del Libro per la presentazione di ePaper de La Stampa. Ho avuto sensazioni quasi solo positive: la qualità degli e-reader sembra ormai ottima; Antonio Tombolini ha messo su una bella realtà con Simplicissimus; quelli de La Stampa ci credono, e al di là dei risultati, che potrebbero ben arrivare, penso facciano bene a sperimentare. Ultima cosa, e prima volta in assoluto che mi succede in questo campo, ho visto solo ed esclusivamente persone che annuivano, fra chi ha seguito la conferenza stampa.
Vi è però una frase, detta se non sbaglio dal Direttore de La Stampa su cui secondo me vale la pena riflettere: “questa volta abbiamo piegato la tecnica al giornale, non il contrario”. Questa affermazione sembra quasi voler dire che sul web invece si è cercato di piegare il giornale alla tecnica, il che secondo me non è vero, o comunque non è l’elemento che ha generato dei problemi. Secondo me è all’ecosistema e all’ambiente sociale del web che non si è ancora riusciti ad adattare i giornali, e secondo me bisognerà farlo, prima o poi.
Che sia verso un reader tipo iLiad, come La Stampa o verso un servizio per pc powered by Air, come il NY Times, mi sembra chiaro che i giornali stiano per lasciare il web. E’ un peccato, anche se va detto che le offerte che hanno online adesso sembrano poco più che una versione vagamente corretta dei portali della Niu Economi che fu…
… si continua a dibattere di se e come devono diventare a pagamento (o meno) i contenuti dei giornali, dando retta, per di più, a ciò che dice un ottuagenario australiano. I giornali devono far pagare il servizio, non le news. Le news sono una commodity, tranne le grandi firme, quelli che hanno davvero qualcosa da dire e lo sanno dire bene. E se hai una grande firma, cosa fai, non pubblichi i suoi pezzi online liberamente disponibili per tutti? Ottimo risultato: presto, nessuno più saprà che scrive per te una grande firma.
Il servizio – è strano che non lo si sia ancora capito, dopo 10 anni di blog e 5 anni di facebook – è la possibilità per i tuoi lettori di prendere parte alla conversazione, con il giornalista che ha scritto il pezzo e ancor più fra di loro, con tool che consentano loro di scoprire altri lettori e commentatori acuti e con punti di vista interessanti, di confezionarsi un proprio giornale come lo vogliono, di salvare tutte le notizie che vogliono salvare, di poter vedere cosa leggono e apprezzano i propri amici o persone che ritengono interessanti.
In Italia, secondo me c’è spazio per un solo quotidiano online fatto così – gli altri cadranno nell’oblio. Sarà Corriere, Repubblica o La Stampa a stravincere?
Murdoch dice che presto i suoi giornali saranno a pagamento sul web. Certo: il New York Post a pagamento, mentre il New York Times è gratis. Auguri, Rupert. Davvero. A pagamento – e in accordo anti net-neutrality, che pago una volta sola, o i contenuti, o la banda per il download – mi puoi mettere i contenuti via iPhone o simile o via Kindle. Sul web, sarà meglio che te ne inventi un’altra.
A modesto parere di chi scrive, i commenti – e la possibile comunità che ne può risultare – sono oggi la parte sia più interessante, sia più difficile da fare bene, sia con più prospettive anche economiche dei vari CMS (in senso lato) presenti sul mercato.
Con tutti i sedicenti fan del Cluetrain Manifesto che ci ritroviamo in Italia, sono davvero sorpreso di come nessuno parli di questa cosa, dei vari sistemi di reputazione (karma) e di come davvero potrebbero portare a una situazione di indipendenza DAI media.
Le cose si stanno muovendo, però. WordPress ha comprato IntenseDebate, il servizio che al momento uso su questo blog, e MT dovrebbe assolutamente comprare Disqus. Ma potrebbe non essere abbastanza, perchè sta entrando sul mercato Facebook.
Non so se ce la faranno, o se ce la faranno quelli di WordPress, ma è chiaro a questo punto che Facebook punta o potrebbe (dovrebbe) puntare a gestire prima o poi tutta la parte sociale di tutti i siti del mondo, giornali compresi. Mi chiedo: ma quelli lo sanno?
Quella fra blogger-autori (che devono quindi avere delle idee, idealmente) e blogger-giornali (che aspirano a essere il prossimo ‘media’) mi sembra una contrapposizione molto più intelligente di quella ormai trita e ritrita fra blogger, portatori di un ‘nuovo’ che ormai non c’è più, e giornalisti, spesso accusati in quanto tali, anche se poi scopriamo che non tutto il ‘vecchio’ è da buttare…
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