10 novembre 2009 ore 9:19 | Tag: giornali | Commenti: 0 Commenti
E’ un’idea. Non semplice, ma neppure balzana. Se le notizie verranno indicizzate solo su Bing, se vuoi le news, devi andare su Bing (o direttamente sul sito dei giornali, su Digg o dove vai di solito). Però, come dice il commentatore numero 6, se Google ha 10 volte la quota di mercato di Bing, se Bing promette ai giornali di far rendere i loro contenuti il 50% in più, ciò vuol dire che ogni persona che visita il giornale da Bing deve rendere 15 volte di più di quanto rende ora.
Come? Pagando cash per ogni link inviato verso il giornale? Stiamo parlando di un enorme investimento economico in contenuti nella speranza di diventare presto grandi 1/5 di Google, per potersi permettere di pagare le news solo 7,5 volte quanto rendono ora. E c’è il rischio invece di doverle pagare 30 volte di più di quanto rendono ora per partire se Google decide di trovare il modo di far rendere le news il doppio di quanto stanno rendendo adesso ai giornali.
Senza contare che è necessario che aderiscano tanti, tantissimi giornali (direi quasi tutti), e che poi bisogna vedere se i navigatori decideranno di usare Bing anche per le altre ricerche, ovvero quelle che rendono e non costano soldi all’azienda. Alla fine, mi pare un’asta – e un rischio – più interessante per i giornali che non per Bing, anche se penso che almeno una seria analisi in Microsoft, considerando quanto sono determinati sul fronte search, la faranno.
22 ottobre 2009 ore 20:24 | Tag: giornali, giornalismo | Commenti: 0 Commenti
Ottimi consigli. Arrivano da Malcolm Gladwell, quello che dice che il giornale di carta è un’ottima invenzione – se solo fosse stato appena inventato (e ha ragione!).
Aspiring journalists should stop going to journalism programs and go to some other kind of grad school. If I was studying today, I would go get a master’s in statistics, and maybe do a bunch of accounting courses and then write from that perspective. I think that’s the way to survive. The role of the generalist is diminishing.
26 settembre 2009 ore 9:52 | Tag: 140, giornali | Commenti: 0 Commenti
La carta e gli arretrati a 2 Euro e le gabelle medievali al contrario. Italia sempre all’avanguardia.
25 settembre 2009 ore 9:59 | Tag: giornali | Commenti: 0 Commenti
Gli arretrati de Il Fatto Quotidiano costano 2 Euro. Mi chiedo: hanno almeno provato a pensare a un modello nuovo? Ad esempio: gratis sulla carta (solo 4 pagine di free press di qualità, grafica, carta e pubblicità comprese, lancio a Milano o Roma) e a pagamento sul web, con tutti gli articoli, tutta una serie di strumenti di comunità che gli altri giornali non offrono e un qualche tipo di accesso diretto, almeno all’inizio, ai giornalisti. Paghi sul web, e puoi leggerlo anche in formato e-reader gratis (e farlo sapere ai tuoi amici). Chi, se non qualcuno che ieri non c’era e domani potrebbe, purtroppo, non esserci, dovrebbe provare a cambiare le regole? Chi, se non loro, potrebbe creare una vera comunità di lettori e coinvolgere i blogger? Spero non si dimentichino di essere una start-up. Per loro secondo me l’unico vero rischio è di non rischiare abbastanza.
28 agosto 2009 ore 11:54 | Tag: giornali | Commenti: 0 Commenti
A sbafo, e alla cazzo. Il Conte Mascetti mi segnala una chicca: gli editori italiani, per bocca della FIEG, denunciano Google perchè non vogliono comparire in Google News ma vogliono esserci nei risultati del motore di ricerca. La cosa, peraltro, è possibile. Non c’è bisogno di nessun avvocato, basta chiederlo. Ma la cosa più grave, secondo me, è che, di fatto, la FIEG sta più o meno dicendo che i giornali non vogliono che arrivi ai loro siti traffico qualificato di persone che cercano notizie, ma solo traffico di persone che arrivano lì più o meno alla cazzo, oltre che a sbafo. E che, immagino, idealmente clicchino subito su un banner. O che vadano in homepage a vedere cosa il Direttore ha deciso che vale la pena di presentare come notizie. Mi chiedo: tutto ciò succede solo perchè continuano a volersi illudere di poter tornare a essere loro il punto di partenza delle letture dei lettori, o succede per motivi economici, visto che la homepage è, ovviamente, anche la pagina con maggior valore dal punto di vista pubblicitario? Quale delle due cose sarebbe peggio? Un modello che vuole fare più soldi in homepage non è un modello sbagliato, almeno nell’era di Internet? Google non insegna proprio nulla? Non riescono a capire che uno va in homepage, o ci torna, solo se ci trova qualcosa di interessante, e non riescono ad accettare che, a quanto pare, la scelta degli articoli fatta dal Direttore, per quanto bravo, non sembra più essere interessante a sufficienza?
17 luglio 2009 ore 17:02 | Tag: giornali | Commenti: 0 Commenti
Pare che Google si sia stancata, secondo me giustamente, dei giornali che si lamentano di come rubi loro i contenuti. In effetti, se qualcuno ti manda un miliardo (cumulativamente) di click al mese e non li sai far fruttare, o ti ingegni per riuscirci, oppure smetti di farti mandare il traffico.
15 luglio 2009 ore 20:29 | Tag: giornali | Commenti: 0 Commenti
You knew that the Web was an open platform based on pervasive web linking when you put your articles up there. And now you have the audacity to complain that news aggregators are actually linking to you?! [link]
Di più: io inizierei a linkare in modo selvaggio: alle fonti, ai dati, ai blog, ad altri giornali che hanno un’opinione o un’interpretazione diversa dei fatti rispetto alla vostra, a giornali esteri che ne sanno necessariamente più di voi sulle cose del loro Paese etc. Se inizierete a linkare tutto ciò che trovate interessante e utile per i vostri lettori, potrebbe anche succedere di riuscire a diventare il punto di partenza delle loro letture quotidiane, al posto dei tanto odiati aggregatori…
29 giugno 2009 ore 13:19 | Tag: giornali, Kindle | Commenti: 0 Commenti
Alla fine del secondo paragrafo di questo lungo e interessante articolo, Shirky dice
It makes increasingly less sense even to talk about a publishing industry, because the core problem publishing solves – the incredible difficulty, complexity, and expense of making something available to the public – has stopped being a problem.
Beh, dipende. Se vogliono provare ad avere davvero a che fare col web e con le sue regole, con i blog, con i link alle fonti, con il riconoscere il lavoro altrui, con l’aprirsi alla propria comunità di lettori, con tutta questa roba che li terrorizza – e con la pubblicità venduta in modo intelligente, che certo sui grandi numeri non puoi competere coi portali o con MySpace, in effetti la parte tecnologica del web, per quanto non banalissima, non è, oggi, neppure incredibilmente complicata. E’ sicuramente maggiore lo sforzo mentale, di apertura, di adattamento, di voler provare a sperimentare senza paura.
Altrimenti, puoi sempre vendere attraverso il Kindle, solo che qui il problema della stampa, per così dire, c’è davvero, e infatti Amazon sarà così gentile da riconoscerti 30 centesimi per ogni dollaro, come pare sia stato proposto al Dallas Morning News. In altre parole, o affronti senza paura il web e il suo spirito anarchico, direi quasi open source, e accetti che i tuoi lettori non siano più solo lettori, e certo non siano più solo tuoi, e ti butti davvero in questa nuova avventura, oppure sei libero di diventare un content provider per Amazon che ti stringerà per le palle per bene, altro che Google. Buona scelta.
24 giugno 2009 ore 11:20 | Tag: giornali | Commenti: 0 Commenti
Una volta, voleva dire: riassumere in un prodotto finito (nel senso di completo), il giornale appunto, tutte le notizie che gli utenti non avrebbero potuto nè avere nè filtrare da soli, e che valeva la pena di dare. Oggi, che notizie ce ne sono fin troppe, e a un clic di distanza – e sul web, che è fatto di link – cosa può voler dire filtrare le notizie se non dare link a cosa esterne al giornale e che vale la pena di leggere? E quanti giornali lo fanno? Ah, ecco, mi sembrava.
22 giugno 2009 ore 8:37 | Tag: giornali, newspapers | Commenti: 0 Commenti
Trovo che sia curioso che i giornali, che negli ultimi 5 anni sul web hanno fatto solo della gran SEO, si lamentino adesso di come Google rubi il loro lavoro e le loro notizie…
Forse sono troppo duro. Forse in effetti ci sono stati degli altri miglioramenti: vedi qui ;-)
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