1) non è possibile forzare wordpress in modo che, per chi lo voglia, non debba più essere necessario fare login ogni volta che si arriva sul sito?
2) non è possibile, poi, far sì che, cliccando sul mio nickname dalla home, io possa vedere gli ultimi commenti che ho inserito e gli eventuali commenti inseriti dopo il mio commento?
30 agosto 2010 -- 3 commenti
Ti ricordi di coloro che, anni fa, ci mettevano in guardia riguardo al possibile rischio di un sistema di informazione digitale in cui ognuno di noi si sarebbe scelto solo l’informazione che voleva, e il punto di vista che preferiva, e avrebbe iniziato a vivere in un mondo in cui pensava che tutti la pensassero come lui, o forse addirittura che dovessero per forza pensarla come lui?
Ecco, quel mondo era di carta. Benvenuto a La Repubblica. O Il Giornale. O La Padania.
25 agosto 2010 -- 7 commenti
Grandi, grandissimi. Incuranti della lezione presa da El Pais lo scorso decennio, hanno deciso di passare il giornale a pagamento. Risultato: -90%. The Guardian ringrazia.
20 luglio 2010 -- 5 commenti
Un venerdì di luglio. Il venerdì del weekend della finale del campionato del mondo di calcio. Solo coincidenze e cattiverie? Può essere. Qualcuno mi dovrebbe spiegare, però, perchè, invece di scioperare, non hanno fatto un numero speciale in cui spiegare bene e a tutti e in modo semplice perchè sono contro la Legge-bavaglio, e perchè non l’hanno stampato nel doppio delle copie, e distribuito gratuitamente, e non un venerdì a caso, ma il giorno in cui la gente comune – quelli che non leggono mai i giornali, e guardano solo Fede in tivù – va in Posta a ritirare la pensione o a pagare le bollette…
Non ci hanno pensato? Non lo vogliono fare? Non possono permetterselo? Sono morti.
9 luglio 2010 -- 4 commenti
Se mi fanno sentire il rumore delle pagine quando sfoglio il giornale digitale, mi abbono. D’altronde, sono solo 15 euro al mese per avere ciò che posso avere sul web gratis, con in meno il filtro che mi viene da Google News o dai blog che linkano ai singoli articoli.
Anni fa, qualcuno diceva che il valore su Internet e, più in generale, in questo mondo iper specialistico e con infiniti campi di sapere, non è dato dal sapere tutto, ma dal sapere cercare, puntare a, trovare e poi capire le informazioni che ci possono servire.
Sarà un caso, ma chi ha provato a creare dei siti in cui fosse presente tutto, da AOL in poi, ha fallito, mentre è andata abbastanza bene una certa società che puntava solo verso siti esterni che potevano corrispondere a ciò che stavamo cercando…
Ed eccoli, i giornali elettronici, il quotidiano digitale, come dice Repubblica. Invece di aprire il giornale per davvero con dei commenti intelligenti – basta usare un sistema serio di commenti e far pagare chi vuole commentare! – a cui rispondano anche gli stessi giornalisti, con link ai blog che riprendono i propri articoli, con link alle proprie fonti, con link ad altri e anche opposti punti di vista su altri giornali, fanno un bel giornale di carta, ma sullo schermo del computer, così che non te lo puoi portare al cesso, su cui non puoi scarabocchiare nulla, e che non serve quando ti si allaga la cucina. Bravi!
4 maggio 2010 -- 2 commenti
- chi pubblica articoli, editoriali, inchieste e reportage di qualità (o anche no) ma non ha ancora trovato un modo migliore di farli rendere rispetto a metterci sopra della pubblicità. Nel caso degli editori tradizionali e/o di qualità, la cosa è pienamente comprensibile, visto che la pubblicità non è il loro campo. Nel caso dei nuovi che nascono per guadagnare con la pubblicità sul web, la cosa è molto meno comprensibile, anche se comunque più comprensibile dell’idea stessa di voler lanciare un altro prodotto editoriale top-down supportato dalla pubblicità…
- chi non è in grado di vendere pubblicità o servizi come si deve sul web, e quindi preferisce dire di essere un editore – addirittura Microsoft si definisce un editore! – e/o accusare Google di ogni nefandezza – vero, Murdoch? – e addirittura di essere ciò che chiaramente non è, ovvero un editore. Basta raccontarsi balle: la verità è che oggi essere un editore non è un buon business, mentre vendere pubblicità o servizi sì. Cari editori, è ora che vi decidiate: preferite vantarvi di essere nel giusto (almeno secondo i vostri canoni) ma perdenti, o provare a vincere?
Soprattutto, non sarebbe il caso di smettere di prendersela con Google – che tanto c’è e non se ne va – e di provare a guardare a cosa c’è che non va in casa vostra, a iniziare da queste interviste al presidente della vostra associazione degli editori che poi pubblicate sui vostri giornali, o al ridicolo e patetico sito dell’associazione stessa, Fedoweb, un sito certo molto web2.0 e con tanto di ridicola e falsa tagcloud – la mia è falsa di proposito e per prendere in giro queste cazzate, ma almeno ha i link! – ma nel quale vi siete dimenticati addirittura di mettere i title…
22 marzo 2010 -- 0 commenti
E’ un’idea. Non semplice, ma neppure balzana. Se le notizie verranno indicizzate solo su Bing, se vuoi le news, devi andare su Bing (o direttamente sul sito dei giornali, su Digg o dove vai di solito). Però, come dice il commentatore numero 6, se Google ha 10 volte la quota di mercato di Bing, se Bing promette ai giornali di far rendere i loro contenuti il 50% in più, ciò vuol dire che ogni persona che visita il giornale da Bing deve rendere 15 volte di più di quanto rende ora.
Come? Pagando cash per ogni link inviato verso il giornale? Stiamo parlando di un enorme investimento economico in contenuti nella speranza di diventare presto grandi 1/5 di Google, per potersi permettere di pagare le news solo 7,5 volte quanto rendono ora. E c’è il rischio invece di doverle pagare 30 volte di più di quanto rendono ora per partire se Google decide di trovare il modo di far rendere le news il doppio di quanto stanno rendendo adesso ai giornali.
Senza contare che è necessario che aderiscano tanti, tantissimi giornali (direi quasi tutti), e che poi bisogna vedere se i navigatori decideranno di usare Bing anche per le altre ricerche, ovvero quelle che rendono e non costano soldi all’azienda. Alla fine, mi pare un’asta – e un rischio – più interessante per i giornali che non per Bing, anche se penso che almeno una seria analisi in Microsoft, considerando quanto sono determinati sul fronte search, la faranno.
10 novembre 2009 -- 0 commenti
Ottimi consigli. Arrivano da Malcolm Gladwell, quello che dice che il giornale di carta è un’ottima invenzione – se solo fosse stato appena inventato (e ha ragione!).
Aspiring journalists should stop going to journalism programs and go to some other kind of grad school. If I was studying today, I would go get a master’s in statistics, and maybe do a bunch of accounting courses and then write from that perspective. I think that’s the way to survive. The role of the generalist is diminishing.
22 ottobre 2009 -- 0 commenti
La carta e gli arretrati a 2 Euro e le gabelle medievali al contrario. Italia sempre all’avanguardia.
26 settembre 2009 -- 0 commenti
Gli arretrati de Il Fatto Quotidiano costano 2 Euro. Mi chiedo: hanno almeno provato a pensare a un modello nuovo? Ad esempio: gratis sulla carta (solo 4 pagine di free press di qualità, grafica, carta e pubblicità comprese, lancio a Milano o Roma) e a pagamento sul web, con tutti gli articoli, tutta una serie di strumenti di comunità che gli altri giornali non offrono e un qualche tipo di accesso diretto, almeno all’inizio, ai giornalisti. Paghi sul web, e puoi leggerlo anche in formato e-reader gratis (e farlo sapere ai tuoi amici). Chi, se non qualcuno che ieri non c’era e domani potrebbe, purtroppo, non esserci, dovrebbe provare a cambiare le regole? Chi, se non loro, potrebbe creare una vera comunità di lettori e coinvolgere i blogger? Spero non si dimentichino di essere una start-up. Per loro secondo me l’unico vero rischio è di non rischiare abbastanza.
25 settembre 2009 -- 0 commenti
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