Qualcuno spieghi al vaticano che Facebook è nato non secondo principi cristiani ma, piuttosto, perchè Zuck voleva condividere con gli amici quali erano le amiche trombabili e quali no.
Se fosse nato secondo principi cristiani, sarebbe nato per condividere quali chierichetti erano trombabili e quali no (è noto che hanno una predilezione per orfanelli, muti, timidi e stupidi).
Non bastasse quel mondo chiuso e privato di quel signore che ama le ciabatte di plastica che ha largamente prosciugato i siti indipendenti di ogni tipo, ora ci si mette anche Amazon. Il Kindle Fire non è solo l’unico altro tablet – ammesso e non concesso che esista una tale categoria – che abbia un senso, ma un autentico nuovo mondo in cui i contenuti sono tenuti in cache da Amazon, e poi mostrati su hardware Amazon, con un browser Amazon e con pubblicità di Amazon, al punto che non so bene che senso abbia più parlare di “ragnatela”. D’altronde, ormai siamo sicuri che i russi non lanceranno un attacco nucleare, e non importa più molto che l’ordine per il contrattacco possa arrivare comunque a destinazione. Qui l’unica cosa che conta, ormai, è far arrivare i “contenuti” al utente consumatore finale. Film in streaming e, ovviamente, pubblicità. Sit back and enjoy the show :-/
Non esistono “i social media”. Esistono due web: uno aperto, dove la guida per trovare quello che cerchi è Google, e uno recintato, su Facebook. Twitter è poco più di un sistema di condivisione di link con brevi notazioni, una variante distribuita invece che centralizzata, se vuoi, dei vari delicious, reddit e digg, uno dei tanti strumenti che popolano il primo dei due web, in larga parte aperto e usabile da Google. E già che ci siamo: il real-time search è poco più di una pippa mentale di nicchia.
A volta mi chiedo: ma in quale iperuranio vivono coloro che ancora parlano di “social media”?
Google+ secondo me non è tanto un competitor di Facebook (al limite, una mossa difensiva) quanto un add-on di GMail. Come tale, è più probabile che miri – e riesca – a far fuori Twitter e Linkedin.
Via Vittorio scopro, su Facebook, questo post. Il web di Google sta cedendo il posto al web di Facebook. Hai capito perchè Schmidt è stato fatto fuori? La vedo in salita anche per Larry, però.

C’è un filtro su tutto ciò che fai online, da Facebook a qualunque ricerca su Google o su Bing (ma non su DuckDuckGo); o Yahoo! News, il NY Times etc. Il mondo che vediamo è tagliato su misura per noi; non come in Cina o in Iran, ma come in Brave New World. Non cambia molto. Anzi.
Ne ha parlato Eli Pariser, autore di The Filter Bubble, lo scorso mese a TED. Fra le altre cose, è un’opportunità per i giornali, che sicuramente non saranno mai in grado di personalizzare le cose bene come Google e Facebook, di farci vedere anche i punti di vista di chi la pensa diversamente da noi.
What if there were no future for media companies? What if the Internet meant that, on the one hand, companies can go direct to their customers and don’t need them half as much as they used to, and, on the other, that the only “media” to speak of will be either algorithm-driven websites, like Google, or community-driven websites, like Facebook? Or a mix of the two. In any case, companies based on hard data and user-contributed information about what people search for and what they like, what they share, what makes them connect and to whom and why. What if it were totally over for top-down publishing venues, no matter how prestigious, and no matter how much low-cost user-generated content crap they add? Like it is! What if they knew it? My guess is that, rather than give up on their idea of being entitled to being the opinion makers and then trying to create the next Polyvore, they’d probably be launching their own branded products, just like Vogue is doing with Vogue Eyewear.
Quindi, Facebook ha deciso che i messaggi verranno divisi in tre cartelle: queli degli amici; quelli della tua banca e altre cose importanti che non so perchè mai dovrei tenere su Facebook; e lo spam delle aziende.
A questo punto, quasi quasi vale la pena di prendere una dose di SocialSavin: crei il tuo social network privato, spendi decine di Euro per “consumatore” che si iscrive, lo inondi con spam che non leggerà mai…
Oppure, vedi di essere interessante.
No, anche perchè c’è poco da uccidere. Quanto fattura Foursquare? ah, ecco, come pensavo.
E poi, Facebook è un ecosistema, non un’altra Microsoft con seri problemi di ego. Read more.
Edit/update: O forse, anche se Facebook non avesse nessun problema di ego, è comunque vero esattamente il contrario. Che cazzo ne so io, in effetti. E che cazzo me ne frega, poi?
In tutto sto casino contro l’accordo Google-Verizon, ci si scorda che tutto ciò è un segno di debolezza da parte di Google. Non tanto tempo fa non si pensava che Google avrebbe lanciato addirittura una propria compagnia telefonica? Poi, il flop del Nexus One deve averli piegati a più miti consigli, e a comportarsi come una Apple qualunque, che con gli operatori fa accordi (anche se Apple non in violazione della net neutrality, va detto). Tra l’altro, cosa succederà il giorno in cui Facebook dovesse lanciare il prorio Facebook phone e vendere con gli operatori abbonamenti a 10 Euro al mese per l’accesso a Facebook e basta? E’ solo una mia impressione, o Google è, dei tre grandi (FAG, Facebook, Apple, Google), quello messo nettamente peggio per quanto riguarda Internet in mobilità?
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