sito ottimizzato
”seguici su twitter” è la versione duepuntozero di “sito ottimizzato per internet explorer”.
”seguici su twitter” è la versione duepuntozero di “sito ottimizzato per internet explorer”.
E’ fantastico. Tu compri un prodotto, e dopo due settimane, così, dal nulla, ti arriva una email. Tu pensi: chissà, magari il mio notebook è pronto, in anticipo. E invece no, non ti dicono nulla del tuo notebook, ma solo che “adesso sei iscritto a Sony Style”. Cosa vuol dire e a cosa serve, non te lo spiegano. Per fare login, ti devi arrangiare da solo e lavorare di fantasia (serve il serial number riportato nell’email). Una volta loggato, non posso chiedere informazioni – ehi, mi avete mandato una email, ma non il computer! – via web, ma solo al telefono (e oggi è domenica). A fondo email, se ho voglia di perdere altro tempo, c’è il link per iscrivermi anche al Club Vaio. L’email, ovviamente, arriva da noreply@. Però immagino che saranno sicuramente su Twitter anche loro. Bravi.
E con la sua campagna per il Nobel a Internet ha cambiato l’immagine del web in Italia.
E tante altre favole, in un bel cofanetto.
Gladwell: the power of many e simili supercazzole duepuntozero vanno bene solo per fare cazzate tipo indovinare quante monetine ci sono in un contenitore di un metro cubo. Oppure, per ottenere 1 milione di persone che – a parole – sostengono una causa su Facebook. Non per creare l’iPod. O per cambiare il mondo. Per creare l’iPod o per cambiare il mondo, hai bisogno di genio. E di vera leadership. Pare la teoria delle élite di Mosca, e invece è Malcolm Gladwell!
O, in altre parole: Internet è uno strumento e solo uno strumento (e non merita quindi nessun Premio Nobel). In mano a uno come Obama, nel cui staff c’erano belle teste ex Facebook e ex Google, ti aiuta a raccogliere 500 milioni di dollari online e a vincere le elezioni più straordinarie di tutta la storia americana. Viceversa, che “la gggente” possa auto-organizzarsi da sola e senza leader, è solo una minchiata di quelle che piacciono tanto a tanta sinistra supercazzarola italiana…
Unitevi. No, unitevi no, che mi sembra che siate già fin troppo uniti e amici e amiconi e di sicuro troppo accondiscenti l’uno dei confronti dell’altro. Piuttosto: svejatevi, cazzo!
Mercoledì scorso, Digg ha lanciato la v4, la già allora molto discussa nuova versione del sito. Risultato: un solo (mini) post in tutto in lingua italiana. Da lì, è andata solo peggio: le polemiche, furiose, sono montate: sia perchè il sito aveva ancora dei bug importanti, oltre che delle funzionalità che nessuno aveva richiesto, sia, soprattutto, perchè permetteva ai grandi editori, la CNN, la BBC, Time, Newsweek, Mashable, CNET etc, di dare in pasto l’intero feed dei propri post al sistema, col risultato di procurare una notevole limitazione sia della varietà delle fonti, il che è male per tutti, sia dell’importanza di chi passa ore e ore a cercare notizie strane per condividerle sul sito e arrivare ad avere una certa fama sul sito stesso. Ieri si è consumato il cosiddetto Abandon Digg Day [ADD] e per protesta molti utenti hanno votato fino in cima alla pagina di Digg diversi articoli provenienti dal sito rivale reddit, e tantissimi hanno chiesto la cancellazione del proprio account, e sono poi confluiti su reddit stesso, dove siamo molto preoccupati per l’arrivo delle incolte masse e per quello che rischia di essere un Eternal September. Una pippa come tante, dirai. Sì, certo. Ma più grande di tante altre, e in teoria di una certa importanza per tutti questi autoproclamatisi Social Media Expert e Community Manager italici, nessuno dei quali ha speso una sola parola sull’avvenimento…
Siamo già, più o meno, arrivati a essere d’accordo che se vuoi fare il consulente di qualcuno per i cosiddetti “Social Media” è bene che, come minimo, tu sia esperto anche di qualcos’altro, oltre che dei social media stessi. Che so, di pubblicità, di relazioni pubbliche, e di come affrontare una crisi di PR, o di direct marketing, se vuoi, o pensi di, poter vendere direttamente via Twitter quanto vende Dell – il che però abbiamo già scoperto voler dire: poco.
Ci sono almeno altri due post che andrebbero letti al riguardo: questo, molto divertente, di uno che ce l’ha fatta ad abbandonare prima tutti i social-cosi e poi anche Twitter, dopo aver smesso con l’alcool.
E quest’altro, di un giovane imprenditore, che ci dice che
Tweeting, Tumblring, Facebooking, blogging, etc., are all routine tasks that can be performed by any person out there with basic English skills and a friendly personality
e che
It’s a fantasy that having 100 or 1,000 more friends or followers will bring you more business even though social networks are nothing more than echo chambers in which nobody is listening.
Ma il punto fondamentale, secondo me, è un altro ancora: perchè mai un’azienda dovrebbe affidare a terzi la propria presenza e la propria voce sul web, ovvero in un mondo dove le cose sono più semplici, dove non deve produrre complicati spot per la tivù, e dove potrebbe, finalmente, fare a meno di intermediari, e aprirsi ai propri clienti per davvero, e non solo far finta di farlo, e magari anche rendere i propri dipendenti raggiungibili dai propri clienti?
Risposta: per lo stesso (pessimo) motivo per cui non hanno mai imparato a usare il web, per lo stesso motivo per cui continuano a fare siti web imbalsamati, per lo stesso motivo per cui continuano a voler controllare i messaggi esattamente come se fossimo negli anni ’50, con Eisenhower Presidente degli Stati Uniti, e non Obama: per paura. Vuoi davvero aprire la tua azienda al web, e/o ai Social Media, che è poi la stessa cosa? Fantastico!
Innanzitutto, devi dare accesso a Internet a tutti i tuoi dipendenti. In secondo luogo, devi incoraggiare tutti i tuoi dipendenti a usare un po’ il web, e anche Facebook e Twitter etc. dall’ufficio. E poi, vedere cosa succede. Quelli che leggono solo il sito della Gazzetta, forse tanto vale togliere loro la possibilità di usare il web. Quelli che, con intelligenza, cercano da soli di capire se possono fare qualcosa di utile per l’azienda con questi strumenti, invece, vanno incoraggiati.
Perchè un’azienda che utilizza il web e/o i Social Media come se fosse un altro strumento di PR anni ’50, con brochure, comunicati stampa, controllo dei messaggi, e uno solo che parla, il responsabile PR, che è quello ufficialmente designato dall’azienda e ha il compito di parlare un linguaggio biforcuto che i tuoi clienti ormai odiano, è, secondo me, un’azienda che potrebbe anche fare a meno di far finta di essere così ggiovane, cool, duepuntozero e che capisce come va il mondo.
E, viceversa, un’azienda che decidesse se non di abbattere del tutto, almeno di provare a diminuire la distanza fra chi è dentro l’azienda, nella famosa torre di avorio e vetro, e cioè i dipendenti tutti, quelli che ne sanno più dei PR, e chi è fuori, e che compra i suoi prodotti, è un’azienda che, per la prima volta da un secolo, può provare davvero a iniziare o a riprendere il filo di un discorso con i propri clienti che l’era del mass marketing aveva cancellato e, di fatto, reso impraticabile.
Io un post più autolesionista di questo Diventare “Esperti Social Media” di Elena onestamente non so se l’ho mai letto. Tra l’altro, sembra scritto da Veltroni.
Anche la Corea del Nord ha un account su Twitter, su Facebook e su YouTube.
E, come noto, Internet merita di vincere il Premio Nobel per la Pace. Oh, yeah!
Show them not only where you are, but where you’ve been, and possibly all the places and non-places in between. This is really “web2.0″ onanism at its finest.
Le presentazioni “niu economi duepuntozero” le si faranno usando l’iPad?
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