Nelle strade principali, ci sono tante auto. Due corsie per le auto, una per le bici. Nelle stradine, pochissime auto, e bici ovunque. Ciclisti di ogni età e genere, e anche qualcuno che sicuramente non fa Andersen di cognome. Ho visto coi miei occhi qualche mamma in bici con i bimbi nel carretto di legno davanti. Un solo scooter sulle ciclabili, probabilmente un nostro connazionale col culo basso. Nessuna auto parcheggiata non solo sulle ciclabili o sui marciapiedi, ma proprio quasi nessuna auto neppure lungo le strade. Doppia fila? Non scherziamo. Ai semafori, il verde arriva prima per le bici che per le auto. So che sembra incredibile, ma pare che non sia “anti-costituzionale”, in Danimarca. Di fianco al mio albergo c’è una palestra. La gente arriva in bici – niente parcheggio auto multipiano tipo alla Virgin da noi – e molla la bici per strada, davanti alla palestra. Qualcuno la lega, qualcuno neanche. Rastrelliere per le bici poche, che pare che il più grande rischio che uno corra a lasciare la bici per strada sia di ritrovarla per terra dopo una folata di vento. A meno che qualcuno assista alla cosa e ti rimetta la bici in piedi, magari al riparo dal vento (ebbene sì, ho visto anche questo). Mi sa che a Copenhagen è da qualche decennio che eleggono sindaci “vetero-ambientalisti” invece che ladri socialisti, borgomastri leghisti, amministratori di condominio e mafiosi e fascisti assortiti.

Che pena, Milano. Che orrore. Ma davvero: che tristezza.
Sei mai stato sul sito di Olivetti? Header e footer con link a Telecom Italia, La7, Virgilio. Flash a go-go. Non si capisce bene cosa vendono. Se cerchi “notebook” nel motore di ricerca, non trova nulla. Per trovare i notebook devi andare nella tab PC & Communication, e poi cliccare su un quasi invisibile link “Approfondisci” a fondo pagina. Approfondisco. Trovo una dozzina di prodotti dozzinali, da 10, 12, 13 e 15 pollici, tutti con Windows 7, tranne alcuni di cui non si dice nulla riguardo al sistema operativo. Di alcuni non si dice nulla del processore, di altri del peso. Alla cazzo, che anche questo è italian style. L’opportunità sprecata: non sarebbe stato meglio provare il rilancio di questo marchio italiano producendo due soli modelli di notebook con Ubuntu, e provare a parlare alla comunità Linux internazionale, invece di comprare pagine di pubblicità su Corriere e Repubblica?
Sì, certo, sarebbe stato un lavoro duro sul prodotto. Molto meglio bruciare soldi in pubblicità e far raccontare dalle agenzie PR e dagli scriba conniventi che sono la risposta italiana a Apple…
Non è incredibile che i giornali, dopo aver minacciato di azioni legali Google – per il quale peraltro dall’altro lato hanno fatto i salti mortali a livello di SEO – non abbiano nulla da dire riguardo a Facebook, dove si svolgono ormai le conversazioni sui loro articoli, conversazioni che hanno svuotato quasi del tutto la funzione del giornale online, e ridotto a mera commodity le notizie?
Ogni volta che vedo il “portale” di Fastweb, da cui cercano di vendermi camere d’albergo, assicurazioni e addirittura case, mi dico: pensa che pirla invece quelli di 3, che cercano di venderti solo abbonamenti telefonici, navigazione internet e smartphone! Il portale di Fastweb dovrebbe essere un business case da Bocconi su cosa non fare. E’ come se, entrando in un loro punto vendita, si mettessero a offrirti un giornaletto con notizie inutili e vacanze in sconto a Sharm. Geniale.
Online il nuovo sito e i nuovi smartphone. Perchè 15 anni fa Sony era convinta di non poter entrare nel mercato dei cellulari e sfidare un venditore di stivali di gomma finlandese senza appoggiarsi a un nome famoso come Ericsson. Pare che Samsung, LG e Apple non si siano fatte simili paranoie.
Tu hai mai visto i sacchetti della spesa di carta crescere sugli alberi? Io no. Di più, ho seri dubbi su quanto possano essere “ecologiche” le foglie, oggi: raccolte e ammucchiate a volte con strumenti a benzina, messe in sacchi di plastica (ecologica anche quella, immagino), portate via con camion, e infine bruciate. Pardon, termovalorizzate. C’è poco da dire: aveva proprio ragione Orwell.
E’ proprio vero che avrei dovuto quotare DTCM in Borsa al CRACKDAQ…
Qualcuno un giorno mi spiegherà la bellezza delle app. Perchè io, giocando un po’ a tempo perso (come telefono mi tengo stretto il mio Nokia C5) con uno smartphone Android davvero non riesco a capire. Una volta, dovevi scaricare software sul tuo pc, e poi fare gli aggiornamenti. Con il software web-based, che pure ha degli inconvenienti che non è necessario essere Stallmann o un neo-luddista per riconoscere, tutto questo non succede più. Aggiornano loro, in continuazione, tutte le volte che vogliono, sui loro server e quindi senza problemi di compatibilità (ci sono comunque molte meno versioni di browser in giro che versioni di hardware e sistemi operativi, e se c’è un problema sul tuo browser, è probabile che se ne accorgano loro) e tu hai il servizio senza pippe mentali. Sul cellulare no, devi tornare a scaricare software (di solito inutile, anche se si chiamano “app”) e poi aggiornarlo. In continuazione. Non so, magari sono io che sono duro di comprendonio e non capisco…
Domattina devo andare al Bassini a Cinisello Balsamo. Da casa mia non è molto comodo: il sito di ATM dice addirittura 80 minuti di viaggio. Peggio ancora, però:
1) non mi dice che biglietto interurbano devo prendere.
2) anche se me lo dicesse, non so dove comprarlo.
Soluzione: perchè non eliminare i biglietti interurbani di corsa singola (non gli abbonamenti) e creare un “biglietto extra”, distribuito in ogni punto vendita, da timbrare assieme al normale biglietto urbano? (sì, certo, costerebbe un pochino di più a chi viaggia, e meno ad ATM per stamparli: perfetto, no?)
comments