Ronde a Milano

Da qualche giorno vedo in giro a Milano ogni giorno più polizia municipale di quella che di solito vedo in giro in un mese. Cosa è successo? Hanno installato un nuovo software sui loro pc con XP e non funziona più il solitario? Oppure Pisapiglia, spaventato per le proposte di ronde dei cittadini, li ha obbligati ad alzare il culo? Oggi stavo per chiederlo proprio in questi termini a un vigile. Poi ho evitato, che è facile prendersi una denuncia per una cosa del genere, in questo Paese fascista.

Se ci pensi, è successa la stessa identica cosa sulla scena politica nazionale: i cittadini si sono presentati alle elezioni, e hanno preso un voto su quattro. Spaventati, i guardiani del regime hanno deciso di dare agli italiani quello che volevano: il cosiddetto “rottamatore”, poi trasformatosi subito in restauratore — e 80 Euro. Bene, perché spero che presto si accorgeranno di cosa è Renzi: un arrogante, presuntuoso, ignorante e incapace venditore di fumo, nonché un amico di Berlusconi.

20 luglio 2014 -- 0 commenti

Siti con la musichetta. Nel 2014.

Ma è possibile che ci siano siti:
-in Flash
-con una intro che serve solo a chiederti se sei maggiorenne
-con la musichetta

Addirittura tutte e tre le cose. Nel 2014. Pratorosso.com. La birra è ottima.

20 luglio 2014 -- 2 commenti

Offensiva di terra

Sarei curioso di sapere cosa pensano i miei (pochi, ormai) lettori di gauche e gauche-caviar dell’offensiva di terra di Israele a Gaza. Sperate davvero che Hamas riesca a dar loro una lezione memorabile? Soprattutto, pensate sia possibile? Io personalmente, pur non ritenendomi filo-israeliano – sì, certo, li stimo per esser riusciti a coltivare i pompelmi nel deserto, per la guerra del ’67, per Iron Dome, per Icq e per Waze – spero in una vittoria totale di Israele, e nell’uccisione del maggior numero possibile di affiliati di Hamas. E sì, ci saranno morti civili, purtroppo. Si chiama guerra, e non è una bella cosa. E sì, tanti saranno giovani. Anche perché metà della popolazione di Gaza è under-16. Forse bisognerebbe anche bombardarli con programmi tivù da decerebrati americani, birra e preservativi. Spero in una vittoria rotonda di Israele per un motivo molto semplice: perché non si può negoziare una pace da una posizione che i tuoi avversari ritengono essere di debolezza.

I palestinesi devono capire che quando Israele nove anni fa si è ritirato dalla Striscia di Gaza, lo ha fatto non perché debole, ma perché molto forte. Poi, forse, si può negoziare.

Update: ho trovato un articolo di parte israeliana che io trovo molto interessante.

Rather, Israel’s supreme advantage in this war lies in the enemy’s own misunderstanding. The entire edifice of Hamas as an organization, together with its affiliates, allies and ideological fellow travelers, is built to fight a particular kind of war with a very specific sort of enemy. The tragic and ongoing catastrophe that is Gaza will not be healed until the Palestinian national movement starts seeing Israelis for what they are, a flawed but rooted people living in its home, rather than what the Palestinians wish they were, sunburned Frenchmen in a land not their own.

19 luglio 2014 -- 0 commenti

E’ troppo tardi

E’ inutile che chiediate a Rajoy di non negoziare coi catalani. Arrivate con 4 anni di ritardo. I catalani ormai hanno deciso di andarsene, e sono pronti e preparati ad andarsene, per quanto si possa essere pronti e preparati a un simile passo. Se voi non siete pronti, sono problemi vostri.

Fantastico, poi, che dicano che il nazionalismo catalano “se hermana con el populismo antieuropeo”.

Pare che non abbiano idea di quello che succederà alla prossime elezioni, eppure dovrebbe essere evidente: Podemos sarà il primo partito, o al limite il secondo, dietro al PP, e svuoterà il PSOE esattamente come Syriza ha fatto fuori il Pasok e ERC in Catalogna ha spazzato via i Socialisti.

15 luglio 2014 -- 0 commenti

Chi delle due?

Quindi: abbiamo una signora, nipote del più grande editore di “sinistra” italiano, che fa non si sa bene per quali meriti la giornalista sportiva in Rai e che guadagna così bene da poter fare un’offerta per comprarsi un giornale assieme a una sua amica, deputata del maggior partito di “destra” del Paese e che ha già interessi (e relativi conflitti di) in altri quotidiani e concessionarie di pubblicità.

Ma questo giornale, fondato dal padre di un partito i cui nipotini si sono svenduti a Berlusconi, e che da anni sostiene a spada tratta il grande inciucio fra la “sinistra” e la “destra”, anche dopo la condanna in via definitiva del padre-padrone della “destra”, rifiuta sdegnato questa proposta in quanto sarebbe “incompatibile con la storia del giornale”. Ma chi delle due, la Santanché o la De Benedetti?

E soprattutto: perché l’accordo del PD con Berlusconi, che è un accordo politico e che ha conseguenze politiche (per non parlare delle conseguenze di legalità), mentre la proprietà di un giornale potrebbe anche non averne, invece non solleva nessuna obiezione e nessun problema?

14 luglio 2014 -- 0 commenti

Matteo salvaci tu

E così pare che Daniela Santanchè e Paola Ferrari De Benedetti abbiano deciso di presentare un’offerta per L’Unità. E che questa offerta sia stata prontamente rimandata al mittente.

“Per noi la proposta d’aquisto è irricevibile”. Passare da Gramsci a De Benedetti, in effetti…

Il che va benissimo, intendiamoci. Purché però a questo punto facciano come Il Manifesto. Il Manifesto ormai è un blog – tra l’altro fatto molto bene a livello di wordpress e di grafica – gestito da quante persone? Quattro o cinque? Il Manifesto sì che ha, a differenza de L’Unità, alcuni articoli che possono farmi dire che se rimangono in vita è meglio per la pluralità dell’informazione. Se mi offrissero qualche funzionalità extra intelligente – o magari anche senza – potrei anche decidere di pagare 1 Euro al mese (sì, lo so, sono tirchio) per provare a tenerli in vita. L’Unità, invece, sono pronto a scommetterci, preferisce essere “salvata” da Renzi. E così sparirà, come forse è giusto che sia.

14 luglio 2014 -- 0 commenti

Renzi meglio di Totò

Il Renzi di Meucci is a very good Italian al congresso Digital Venice non ha nulla da invidiare al Berlusconi di Nas only the flag ov a cauntri, al Fassino di Torino, Italy fist capital, al Rutelli di Plìs visit de uebsait o al Pittella di Dear Oll. Questi di “sinistra” sono più scemi degli altri o pensano di essere gente di mondo (il che, coi risultati che vediamo, ci fa ritornare alla prima ipotesi)? In ogni caso, forse dovremmo farci qualche domanda su come scegliamo la nostra cosiddetta “classe dirigente”.

Nel caso di Renzi, poi, ci sono almeno 3 cose che sono peggio del suo pessimo inglese:

1. i contenuti, di una banalità e di una approssimazione francamente imbarazzanti.

2. il non essersi preparato, convinto, evidentemente, di avere una tale presenza scenica (non ti dico) e una tale padronanza della lingua (si vede!) da poter improvvisare le sue supercazzole alla buona.

3. la straordinaria chiusura: adesso è ora de annà a magnà (minuto 1’01″), e in questo i politici italiani sono fortissimi. Non so perché, ma mi ha ricordato il suo padrino politico al vertice della FAO.

13 luglio 2014 -- 0 commenti

Il grande accentratore

Piuttosto che decentrare il potere come avevano predetto i suoi primi fautori,
Internet lo sta concentrando. – Eli Pariser

Al posto di centinaia di mercatini, hai eBay; al posto di un’agenzia di viaggi a ogni angolo, hai Booking ed Expedia; i taxi rischi di ordinarli tutti con Uber (io spero di no, ma…). Le pagine gialle sono blu, rosse, gialle e verdi, e iniziano con la G. Almeno metà delle email inviate nel mondo sono inviate da tre soli servizi americani. L’album delle foto è lo stesso indipendentemente da dove vivi, e così pure il tuo diario. Raccogliere informazioni sul tuo conto non è mai stato così facile e poco costoso. Sì, certo, puoi aprire il tuo blog con tre click, ma poi chi lo legge? In compenso, il processo di concentrazione dei media va avanti. Ma se vuoi, puoi credere che va tutto bene, che è tutto “progresso”.

12 luglio 2014 -- 0 commenti

Regime change

Prima o poi succederà anche in Italia. Prima o poi il regime cadrà.
Purtroppo per ora sembra che il regime stia vincendo.

Tutto è iniziato con la vittoria di Pizzarotti a Parma nell’aprile 2012.
Il falso duopolio di “destra” e “sinistra” ha iniziato ad avere paura.

I media di regime hanno provato senza riuscirci a distruggere un
sindaco per bene, onesto, modesto, che fa il suo lavoro, che cerca
di ascoltare i cittadini e di ripianare l’enorme debito fatto da altri.

Pensaci: hai mai letto attacchi feroci come quelli contro Parma
contro i tanti comuni sciolti per mafia, ormai anche al nord?
Contro i comuni coi conti in rosso sparato, come Torino o Catania?
Contro i comuni che fanno il Mose non per salvare la città,
ma per rubare, come Venezia? Contro i comuni in cui un fiume
fra i più inquinati d’Europa esonda 3 volte all’anno da 50 anni,
ma loro vogliono fare le “vie d’acqua” nelle campagne, per quella
immane cagata universale che si chiama Expo, a Milano?
Contro i comuni in cui tutti i partiti, di “destra” come di “sinistra”,
stampavano biglietti dei mezzi pubblici falsi per “finanziarsi”,
come è successo coi biglietti di ATAC a Roma? No, nulla mai.

Il problema è Parma, e Pizzarotti. Il problema sono i cittadini.

La reazione è proseguita nell’estate del 2012, con Bersani che
invece di preoccuparsi di “smacchiare il giaguaro” ha iniziato a
dare del “fascista” a Grillo e al M5S. Diverse persone del PD,
fra cui Enrico Letta, dichiararono che era sicuramente meglio
votare Forza Italia che votare per il Movimento 5 Stelle.

Destra: beh, che esista una destra in Italia – anche se non una
destra normale – è fuor di dubbio. Ma di che “sinistra” cianciano?
Sono 30 anni che non esiste più una sinistra – tranne qualche
fricchettone nostalgico in SEL – in questo povero Paese.
Le ultime cose di sinistra in Italia le ha dette Enrico Berlinguer.
Guarda caso, erano parole dure ma preveggenti contro un modello di
sviluppo che vuole crescere all’infinito (“La via dell’austerità”)
e contro la partitocrazia che occupava tutta la società e l’economia
del Paese, coi risultati che poi abbiamo visto con Tangentopoli
(“La questione morale”). Poi, il craxismo. E dopo, il nulla.

Quanti anni sono che la “sinistra” ci dice che no, non si può,
non ci sono i soldi (“io la flexicurity alla danese la farei,
ma non ci sono i soldi”, come disse Bersani, per dirne uno).
Che dobbiamo fare come ci dicono, che non ci sono alternative,
che bisogna “privatizzare” (cioè, svendere), che bisogna erodere
i diritti (e più raramente i privilegi, che pur esistono) dei
lavoratori, che se no “i mercati” si incazzano. Che la scuola
pubblica sì, ma continuiamo a dare soldi a quella della chiesa.
Che le primarie (scontate) sì, ma i movimenti di piazza no;
e i referendum neppure, che paura. Sinistra? In Italia c’è solo
quando si tratta di difendere chi ruba dalle valigie a Malpensa.

Fine 2012, cade il governo Monti, il Carlos Menem tricolore.
Oh, cazzo, ci tocca andare ad elezioni! – pensa Napolitano.

E quelle elezioni per poco non le vince il Movimento 5 Stelle.

Riorganizziamoci, signori, che qui “la ditta” rischia forte!
Seven more years per il peggior Presidente della Repubblica
della storia – ma solo per il bene del Paese, beninteso.
E il grigio Letta, uno che l’unica volta che aveva partecipato
a delle primarie aveva preso ben l’11% dei voti, scelto come
nuovo Presidente del Consiglio. Ma preferiva Berlusconi
al M5S, e tanto bastava per pensare che fosse uno statista.

Ad agosto del 2013, poi, succede una cosa gravissima:
Berlusconi, sparring partner del PD e precedenti brand da
20 anni in quel mercato delle vacche che chiamiamo “politica”
e in quei reality show pieni di pirla con cravatte molto più
fini dei loro modi di fare che ci spacciano per informazione
in televisione, viene condannato in via definitiva.

Ma come? Un galantuomo siffatto! Un padre della patria,
uomo responsabile per la mitica “stabilità del governo”
- che non fa nulla, e infatti è meno peggio del precedente.

Quelli del M5S riescono addirittura a cacciarlo dal Senato.
Orrore. Questo “populismo” è davvero pericoloso.

E il peggio doveva ancora venire. Quando si rende conto che
anche Letta non andava tanto bene e che si rischiava un M5S
primo partito alle elezioni europee, Napolitano lo fa fuori e
incorona il nulla sotto vuoto spinto, al secolo Matteo Renzi,
fresco vincitore delle primarie, come nuovo capo del governo.

Il giovin berlusconiano arriva e promette una riforma al mese!

Non prima, però, a dire il vero, di aver invitato il Condannato
al Nazareno per discutere con lui di legge elettorale e
addirittura di modifiche della Costituzione, cioè di cose
che il suo partito non aveva mai detto di voler fare.
E tanto meno con Berlusconi, quello che andava “smacchiato”.

Ancor meno una volta condannato in via definitiva. E invece…

Riforme? Non si è visto ancora nulla, ma qui bisogna credere,
obbedire e combattere, altrimenti si è dei “gufi” e dei “rosiconi!
In compenso, dà 80 Euro al mese di soldi che non ci sono per
qualche mese e neppure a chi sta peggio, fa il pieno non solo
dei “suoi” ma anche dei montiani e il “nuovo” arriva al 41% !
(e con quei voti aiuta subito a confermare Juncker in Europa!)

E riforme saranno, vedrete! E che riforme! Le stesse che voleva
Berlusconi e che il PD avversava perché sapeva che avrebbero
favorito Berlusconi. Ma ora no, ora “tocca a loro”. Tocca a loro
far man bassa della cassa, verrebbe da dire, a guardare i casi di
Penati, Greganti, Lusi, Orsoni, Errani, Genovese e tanti altri.

Basta elezioni per le province, che a noi votare non garba.
Basta elezioni anche per il Senato, per il quale ripristiniamo
l’immunità parlamentare, e nel quale metteremo, al riparo
dai giudici rompicoglioni, i nostri compagni di cui sopra.

Una legge elettorale talmente brutta e rappezzata che
finalmente dovremo dire che Calderoli era un vero statista!
Per le proposte di legge popolari si passa da 50 mila a
250 mila firme. Per i referendum, da 500 mila a un milione!

Questo è il nuovo che avanza. Lui, i suoi tweet, il suo
ridicolo inglese maccheronico e le sue stupide veline.

Siamo qui a sperare che sia Berlusconi a far saltare il tavolo.

9 luglio 2014 -- 0 commenti

Rich and poor countries

A developed country is not a place where the poor have cars.
It’s where the rich use public transportation.”

— Enrique Peñalosa, Ex-Mayor of Bogotá

A quick check: which large European cities have seen more downloads of their official public transport app on the iPhone than on Android? Only Berlin, Amsterdam and Vienna. Whatever the reason – it is possible, of course, that the iPhone app was launched much later than the Android app – many other cities don’t fare too well: in Milan we have almost twice as many downloads on Android; in Barcelona, twice as many; in Paris and Rome almost 7 times as many; in Dublin, 25 times as many.

7 luglio 2014 -- 0 commenti