Mi prendo la briga

Visto che, in seguito anche all’attacco di Roberto, Marco chiede di verificare i suoi numeri, io ci metto volentieri my 2 cents. Io dei numeri in sé mi fido; ne sono sicuro: lo spreadsheet di Marco funziona non meno bene del mio, e Marco non ha alterato i numeri di proposito. Ci mancherebbe.

Il problema è il metodo. Mancano ipotesi e tesi. Una coppia di ipotesi e tesi potrebbe essere ad esempio: se il punteggio ottenuto dalla base-follower di un’azienda è x o superiore a x, secondo noi si tratta al 95% di probabilità di un bot. Poi, però, bisogna verificare questa nostra ipotesi! Bisogna verificare per 5 aziende di tipo diverso (italiane, estere, numeri piccoli e grandi) i follower uno per uno, a mano, per poter dire: sì, nel 97% dei casi sopra un certo punteggio erano in effetti bot. Oppure, no, si è rivelato falso, e quindi abbiamo formulato una nuova ipotesi che dice che sopra non il punteggio x, ma sopra y, più alto di x, si tratta di un bot, e verificarlo. Poi dire: ci sentiamo di estendere la nostra ipotesi alle altre 50 aziende con il più alto numero di follower, e senza analizzare i follower a mano uno per uno, diremo che quelli sopra il punteggio y sono dei bot, e presentare i risultati azienda per azienda. Senza controllare a mano la bontà del risultato del test su un decimo del campione (le prime 5 aziende), c’è poco da estendere risultati provati (che mancano) alle altre aziende.

Update: Finalmente (posso dirlo?) arrivano anche le critiche, dopo i repost in mezzo mondo.

30 Responses

  1. Marco Camisani Calzo 10 June, 2012 / 16:58

    Massimo, ho smesso di considerare gli attacchi di dadda a tutto e a tutti molto tempo fa. Purtroppo non ho tempo per stargli dietro, beato lui che ne ha così tanto.

    Per quanto riguarda il metodo, ripeto, sono assolutamente d’accordo con te che si possa fare di meglio.

    Nella ricerca la tesi c'è eccome, è indicato il procedimento e l'algoritmo. Come auspichi tu, si dice che sopra non il punteggio x, ma sopra y, più alto di x, si tratta di un bot (io in realtà dico "comportamento da BOT" che è molto diverso… :) Io non ho proceduto con la verifica di ogni singolo account telefonandogli a casa per ovvie ragioni :)

    Sarebbe bello se tu o qualcuno si prendesse la briga di andare oltre il mio “inizio", non sono con la teoria di 4 righe in un post, ma con un lavoro che restituisca dei numeri concreti, come ho fatto io.

    Unica nota, in molti tendono a cambiare il concetto di base, trasformando il mio “si comportano da BOT” in “sono BOT”. In sostanza io non affermo che quelli siano BOT, ma che si comportino da BOT sulla base dei parametri e dei valori che ho descritto. E’ sufficiente cambaire i parametri o lo scarto necessario per finire nei “comportamento BOT” o “comportamento UMANO” e cambia tutto. E’ tutto aperto per essere modificato e rielaborato. Non ho mai avuto la presunzione di affermare che fossero BOT, basta leggere la ricerca e non dare per scontato quello che dice il primo frustrato che passa…

    Cordialmente

    Marco

  2. Andrea 10 June, 2012 / 17:53

    Cioe' hai tempo per mettere in piedi una ricerca patacca e non per rispondere a chi ti fa notare le incongruenze?

    Interessante ….

  3. Cal. 10 June, 2012 / 18:32

    sulla base dei parametri e dei valori che ho descritto.

    @mcc, se hai pretese di scientificità, non puoi semplicemente limitarti a dire di aver scelto parametri e valori: devi anche mostrare che funzionano, come funzionano, con che incertezze.

    altrimenti non è scienza, è chiacchiera.

  4. Massimo 10 June, 2012 / 20:12

    Marco, ma il problema è che l'algoritmo non è verificato (nè falsificato).

    Io potrei dire: secondo me tutti gli account che iniziano per vocale sono dei bot. E poi dire: quindi, in media il 20 o 25% dei follower delle aziende sono dei bot. Ma quella mia ipotesi, quel "secondo me", insomma, non ha alcun valore, se non si fa una verifica della sua bontà (o meno).

    E poi, secondo punto: diciamo che il tuo algoritmo va bene (per ora non lo sappiamo). Come minimo serve anche un paragone con i follower di 50 persone (account non aziendali) scelte a caso fra utenti twitter con più o meno lo stesso numero di follower. Altrimenti, magari è vero che il 45% dei follower delle aziende sono falsi, ma magari hanno il 45% di follower falsi anche le normali persone, o magari proprio il 45% di tutti gli account Twitter al mondo sono falsi, e allora in quel non rimarrebbe molto di cui incolpare le aziende. Intendiamoci: non penso sia così. Però serve anche questo confronto, per poter dire: il numero di follower falsi o almeno sospetti è molto maggiore – il doppio? il triplo? 10 volte tanto? – di quello riscontrato per gli account personali.

    Fatte queste due cose, la tua ricerca potrebbe avere sì un valore, penso.

  5. Mauro Lupi 10 June, 2012 / 20:53

    Riporto qui il commento che ho inserito stamattina nel blog di MCC (ma che risulta ancora "in attesa di moderazione") dove invita a rielaborare la sua ricerca.

    Marco, c’è poco da rielaborare: la tua ricerca misura abbastanza bene i follower “Twitter addicted” rispetto agli altri. Non certo ad evidenziare i BOT

    Un terzo dei parametri utilizzati sono relativi a utenti sofisticati (Foursqare, Istagram, ecc.), e la maggior parte degli altri riguarda opzioni che gli utenti normali e i neofiti neanche sanno che esistono (liste, geolocalizzazione, ecc.). Penso che una metodologia corretta dovrebbe essere impostata al contrario, ossia individuare i palesi comportamenti di un BOT

    Il solo buon senso avrebbe dovuto fatto venire qualche dubbio che le percentuali emerse fossero esagerate (penso a Dell che fa milioni di dollari di fatturato dal suo account Twitter e, che io sappia, i BOT non comprano online).

    Mi spiace solo che i media siano cascati nel tranello di usare dati forzati per cercare nel torbido. Alla fine, per far emergere il comportamento poco etico di qualcuno, si è arrivato a sparlare dei professionisti del settore (marketers delle aziende e agenzie) che sembrerebbero tuttto il giorno impegnati a comprare follower.

  6. Marco Camisani Calzo 10 June, 2012 / 22:16

    Andrea, io ho risposto ovunque, in tutto il mondo, a chi voleva capire. Non ripsondo a chi vuole solo la polemica o ai soliti invidiosetti. Come vedi a Massimo sto rispondendo puntualmente.

    Massimo, ripeto, quello è il mio metodo, l'ho documentato e ho fornito tutti i dettagli a partire da come sono estratti i dati grazie a The Fool, sino a come sono stati aggregati. Quello era l'unico scopo dello studio. Punto. Il resto sono chiacchiere.

    Non ho ancora visto nessuno che prenda quella grande quantità di dati che ho fornito e che li rielabori in altro modo… Se dimostrerà il contrario di quanto ho osservato io, meglio. significa che il mio lavoro è servito per fare qualcosa di meglio.

    Tutto il resto sono chiacchiere di chi parla senza fare.

    Dopotutto l'Italia è una nazione di 60milioni di allenatori… In campo sono solo in 11.

  7. Massimo 11 June, 2012 / 10:21

    Marco, ma non hai prove del fatto che lo studio corrisponda a verità!

    Tu dici che il tuo algoritmo è quello giusto; Mauro ha delle obiezioni e lo farebbe in modo diverso; e io, per provocare, dico che sono dei bot quelli il cui nick inizia per vocale. Chi ha ragione?

    Non è questione di "rielaborare" i tuoi dati, bensì di confrontarli con la realtà. Non con tutti i follower di tutte le aziende (altrimenti non serve a nulla un algoritmo) ma magari con un decimo o un ventesimo delle aziende sì, per poter dire: ho la prova, il mio algoritmo scopre i falsi. Ora lo estendo a tutte le aziende oggetto dello studio. Senza questo passo, di cosa stiamo parlando?

  8. Marco Camisani Calzo 11 June, 2012 / 13:18

    Io NON dico che sia quello giusto. Anzi, nel paper dichiaro proprio che è uno dei possibili… Inoltre io nel paper NON dico chi sono i BOT, dico chi secondo il metodo proposto PENSO che siano quelli che si COMPORTANO da BOT.

    Se tu dici che i BOT iniziano per vocale, fai un paper e lo rendi pubblico. Se qualcuno ti crede lo pubblica e se i giornali pensano che sia un buon principio ti pubblicherà il Financial Times :)

  9. Massimo 11 June, 2012 / 13:39

    PENSO non è sufficiente! Penso è un'ipotesi, probabilmente migliore della mia (quella delle vocali). Ma poi va verificata, no? Verificata sul campo. Non basta che la pubblichi il FT.

  10. Marco Camisani Calzo 11 June, 2012 / 14:26

    Ma come non basta? La verifica del metodo sta nel fatto che chiunque può replicarlo. Se la pubblica il FT significa che non è così campata in aria… Il resto è un processo che vuoi fare tu (+ detrattori vari storici), ma per il mondo, anche quello di chi si occupa di questi temi e pubblica paper sui social media, evidentemente si tratta di un lavoro interessante. Non capisco perché devo stare sotto processo dei soliti 4 quanto è evidente che il mio lavoro sia piaciuto a decine di riviste, giornalisti, quotidiani, blog, etc… internazionali, e su cui hanno acceso discussioni interessanti… non criticando il formato della data o il fatto che non ci fossero referenze, o partendo da presupposti volutamente sbagliati (tipo che affermo che quelli siano BOT!), ma con logice intellettualmnte pulite, senza livori personali etc…

    mi stanno chiamando molti Phd che mi hanno chiesto di collaborare o di pubblicare insieme in atenei di tutto il mondo… Se fosse una schifezza (o una fregatura come uno ha osato sostenere), non mi chiamerebbero per farmi i complimenti…

    In ogni caso rimango a disposizione, se richiesto, per continuare a rispondere anche a voi…

  11. Massimo 11 June, 2012 / 15:37

    Marco, secondo me questa ricerca dice: "secondo Marco questi sono o si comportano da bot". Manca un confronto con la realtà: sono o no bot? C'è un altro algoritmo o un altro set di regole che "indovinano" meglio quali e quanti sono bot e quanti invece no? Se non vai a vedere follower per follower, non per tutte le aziende ma almeno per un campione di esse, non c'è modo di dirlo.

    Non so che dire. Hai indubbiamente avuto molto successo quanto ai rilanci dei quotidiani, in molti e diversi Paesi. Io sono sorpreso dal fatto che nessuno si sia domandato: ma ha ragione chi ha fatto questa ricerca a sostenere che il 45% sono o si comportano da bot? O, detto in altre parole: se il tuo algoritmo fosse stato un altro e avesse detto che i bot erano il 35%, o il 60%, o magari il 90%, ti avrebbero creduto comunque o sarebbero andati a verificare o falsificare la cosa? Perchè secondo me tu hai scelto un algoritmo che dice il 45%, ma non si capisce perchè hai scelto quello e non uno che dice il 90%.

  12. Marco Camisani Calzo 11 June, 2012 / 16:19

    Q: sono o no bot?

    A: la ricerca non lo dice perché non si può sapere con certezza. Dice quali, secondo il metodo e l'algoritmo, si comportano da BOT

    Q: c'è un altro algoritmo simile?

    A: Non lo conosco, non l'ho trovato, non è oggetto della mia ricerca. Forse scientificamente sbagliato non farlo… ma così è…

    Q: Se non vai a vedere follower per follower, non per tutte le aziende ma almeno per un campione di esse, non c’è modo di dirlo.

    A: Non c'è modo di dire se lo è con certezza… Ma io infatti non lo affermo con certezza… anzi, non lo affermo proprio! Dico che secondo quelle regole si comporta da BOT.

    Q: ma ha ragione chi ha fatto questa ricerca a sostenere che il 45% sono o si comportano da bot?

    A: assolutamente impossibile da definire con certezza. Io affermo che dando quei valori si ottiene quel risultato. Un altro, spero presto, affermerà che i valori devono essere diversi e ottiene un altro risultato. Chi ha ragione? Nessuno. Semplicemente se la ricerca viene adottata da Standard & Poor's o pubblicata sul Financial Times, o utilizzata dalle aziende per capire quanti BOT potenziali hanno, quella ricerca lì avrà più successo dell'altra in quanto il metodo sarà adottato… Questo sino a quando qualcuno non si presenta con un metodo infallibile, cosa che io NON ho fatto, ne ho avuto la pretesa di fare… Basta leggerla e c'è scritto più volte.

  13. Massimo 11 June, 2012 / 23:50

    > Chi ha ragione? Nessuno.

    Allora siamo d'accordo. Non è una ricerca scientifica. E' la tua opinione.

    Rispettabilissima, per carità. Ma la scienza è un'altra cosa, Marco.

  14. Marco Camisani Calzo 13 June, 2012 / 11:35

    Dimenticavo, chi critica il fatto che quelli che si comportano da BOT possano in realtà essere inattivi, non tiene conto che se fosse così sarebbe davvero strano che tutti quegli utenti "inattivi", non seguano nessuno fuorché le aziende che abbiamo preso in analisi… Inattivi ma strani :)

  15. Massimo 13 June, 2012 / 14:57

    Ma non è su quello la mia critica. La mia critica è: l'ipotesi (45% bot) è verificata (andando a spulciare uno per uno gli account) oppure no?

    O almeno: è stata verificata per n account prima di estenderla dandola per buona a tutte le aziende, oppure no? E non sto dicendo che hai fatto male a tirar su sto casino – anzi! E' quel 45% che non capisco. Se non è confermato da riscontri e conferme effettive, secondo me è solo un'opinione: per Marco, il 45%. Per un altro, che magari utilizza altri parametri altrettanto non verificati, il 35%. Ma così sono opinioni, non certo studi scientifici, imho.

  16. Marco Camisani Calzo 13 June, 2012 / 15:13

    Secondo i valori che ho dati ai parametri (e sono disponibili a tutti), questi sono i risultati. Ho applicato quei valori ad ogni singolo account, uno per uno (nella ricerca c'è scritto), e aggregando i risultati, ne sono uscite le tabelle che ho pubblicato.

    il 45% è confermato se si ritene accettabile la scelta dei parametri e i valori che ho dato. Altrimenti, se cambi anche solo un parametro o un valore, cambia tutto.

    Se per verificata intendi che il risultato sia inopinabile allora non lo è, perché per mia stessa dichiarazione, questo è uno dei tanti possibili modi per misurare il fenomeno. Se invece per verificata intendi se ho scritto dati a caso, la risposta è che i dati sono frutto dell'elaborazione dei dati estrapolati da The Fool che ha messo a disposizjone il software e non vedo perché debbano essere messi in dubbio…

  17. Marco Camisani Calzo 13 June, 2012 / 15:13

    Secondo i valori che ho dato ai parametri (e sono disponibili a tutti), questi sono i risultati. Ho applicato quei valori ad ogni singolo account, uno per uno (nella ricerca c’è scritto), e aggregando i risultati, ne sono uscite le tabelle che ho pubblicato.

    il 45% è confermato se si ritene accettabile la scelta dei parametri e i valori che ho dato. Altrimenti, se cambi anche solo un parametro o un valore, cambia tutto.

    Se per verificata intendi che il risultato sia inopinabile allora non lo è, perché per mia stessa dichiarazione, questo è uno dei tanti possibili modi per misurare il fenomeno. Se invece per verificata intendi se ho scritto dati a caso, la risposta è che i dati sono frutto dell’elaborazione dei dati estrapolati da The Fool che ha messo a disposizjone il software e non vedo perché debbano essere messi in dubbio…

  18. Massimo 13 June, 2012 / 15:23

    sì, ma non li hai confrontati con la realtà!

    E quindi non puoi dire che la descrivono bene!

    Se no è come dire: se è vero che la gravità sulla Luna è 1/100 di quella sulla Terra,

    potrei fare x. Ma se non è vero che è 1/100, non potrò fare x.

  19. Marco Camisani Calzo 13 June, 2012 / 16:06

    Ma non è possibile confrontarli con la realtà! come posso andare a casa di tutti e 200.000 utenti analizzati e scoprire se sono in carne ed ossa? E' proprio perché non è possibile saperlo con certezza ch io ho trovato un modello che a mio parere è in grado di identificare dei comportamenti da BOT!

  20. Massimo 13 June, 2012 / 19:25

    "A tuo parere". In modo del tutto non scientifico, permettimi di ridirlo.

    Non sto dicendo di controllare a mano tutti gli account di tutte le aziende al mondo. Esattamente come quando si fa un sondaggio di opinione o una ricerca di mercato, non si chiede un parere a 60 milioni di italiani, così si potrebbe prendere tre aziende con 10 mila follower l'una, controllare a mano tutti i loro follower – sì, comunque un lavoraccio, ma così è la scienza – e verificare se il tuo modello funziona oppure no. E poi, se funziona, spiegare come e perchè si ritiene che sia estendibile alle altre aziende (e con quali eventuali limiti, o probabilità che sia corretto). Se invece ha fatto cilecca su quelle tre aziende, correggerlo, e poi riprovarlo, corretto, prima di applicarlo alle altre aziende dandolo per buono.

  21. Francesco 13 June, 2012 / 21:11

    Ma dai, la "ricerca" non ha ne capo ne coda dal punto di vista scientifico. Si tratta esclusivamente di una scelta arbitraria di parametri con i quali ricavare dei numeri. Ma non esiste nessuna verifica del fatto che i numeri siano corretti.

    Poi il prof dice che il FT o HP hanno pubblicato la "ricerca". Il fine ultimo era forse questo?

  22. roberto dadda 14 June, 2012 / 02:12

    Questa mattina in banca ho chiesto a un collega econometrista di leggere il lavoro del professore. Dopo un po' è tornato dicendo "guarda che manca un pezzo, viene proposto un metodo di misura, ma non viene minimamente validato, le conclusioni sono dunque del tutto opinabili", il che conferma quello che io avevo scritto a suo tempo.

    Quando si propone un metodo di misura, vale per qualsiasi misura anche chimica o fisica, è indispensabile stabilire se la misura ha un senso e se i risultati sono, in un certo range di probabilità, accettabili.

    E' anche indispensabile misurare in qualche modo il rumore di fondo per capire se la misura che stiamo facendo può esserne depurata o se ne resta annegata.

    Marco non ci prova nemmeno!

    Il fatto di affermare che siccome è stato ripreso da importanti quotidiani il lavoro è per questo accettabile è un atteggiamento di un infantilismo accademico non privo di un certo interesse. Io lo chiamo "effetto tette in home page".

    Mettetevi nei panni del giornalista che riceve un lavoro dichiarato scientifico (la scritta effettivamente un po' comica c'era, adesso saggiamente marco la ha tolta) scritto da un professore e con il nome di una università. L'idea è immediatamente che sia una cosa seria e che la università abbia dato in qualche modo il suo endorsment (ed è per questo peraltro che stupisce il silenzio di IULM).

    Il giornalista va alle conclusioni che trova eclatanti: la metà quasi dei follower IKEA è falsa e TUTTE le società hanno un numero rilevante di follower falsi: a questo punto ci fa un bel titolo e scrive un articolo che racconta questo scoop senza, ahimè, minimamente verificare la bontà del lavoro.

  23. Andrea Di Maio 14 June, 2012 / 02:31

    Non credo che ci sia neppure bisogno di verifiche empiriche, dato che un buon numero dei criteri descritti è opinabile. E' interessante che la linea di difesa si accentri sul fatto che l'algoritmo sia siato usato ed abbia prodotto dei risultati, e non sulla validitá dei criteri e la significativitá del campione.

    Devo però da atto a MCC che concludere che una buona percentuale dei followers di uno dei principali clienti della sua societá possano essere fake (stando al sito di Speakage, IKEA è uno dei clienti più importanti) richiede una buona dose di coraggio e di onestá intellettuale. Sarebbe auspicabile che la stessa onestá l'applicasse nel comprendere ed accettare la fondatezza delle critiche.

    Per quanto riguarda l'interesse di stampa e PhD, ovviamente il tema dei fake followers è di grande attualitá e la possibilitá di un sistema che li snidi è assai appetibile. Speriamo che lo sforzo di MCC possa contribuire ad aumentare l'impegno da parte di altri che, come lui stesso auspica, potranno portare questa ricerca verso lidi più sicuro e convincenti.

  24. roberto dadda 14 June, 2012 / 08:55

    In realtà qui siamo davanti a un classico problema di misura e a un errore che nella storia della scienza si è ripetuto più volte anche in modo eclatante, io ho in mente, ma forse a questo punto penso di sbagliare, che Marco sia un ingegnere, all'esame di "Teoria e pratica delle misure" questa cosa viene spiegata in modo esteso.

    Un esempio. Se voglio misurare quanto NaCl c'è in un certo campione di acqua esiste una misura diretta: porto a secco il campione in quantità sufficiente facendolo bollire, purifico quello che resta in modo che sia solo NaCl e poi peso.

    Le misure dirette spesso o sono banalmente impossibili, non esiste nessuna possibilità di fare quella misura, o sono, come in questo caso, difficili e costose. A questo punto posso pensare a una misura indiretta: penso di poter dire quanto sale da cucina c'è nell'acqua misurandone la conducibilità elettrica. Se la misura che vado a fare nasca o meno da considerazioni empiriche poco importa: la devo validare.

    La prima cosa da fare è verificare che ci sia una relazione tra la grandezza che vado a misurare e quella che voglio valutare, nel caso dell'acqua prendo acque preparate con diverse quantità di sale e faccio la misura.

    La seconda è stabilire le condizioni di misura (in questo caso la temperatura per esempio) e misurare il rumore di fondo, le variazioni di misura cioè dovute al metodo di misura stesso o a parametri che non controllo.

    Dopo queste valutazioni, e SOLO dopo queste valutazioni dico di avere trovato un metodo e traggo delle conclusioni sui numeri che altrimenti non hanno alcun valore.

    Attenzione: il fatto che non abbiano valore non vuole dire che non siano giusti, Marco potrebbe anche averli azzeccati, ma sarebbe successo per caso e non per una corretta conduzione della misura!

    Il fatto di dire, come fa Marco, che una misura è giusta perché lanciata su diversi campioni da risultati diversi è deliziosamente naive, ma credo che la stupidaggine della conclusione sia troppo ovvia per essere commentata.

    Restando nella elettrochimica va anche considerato come, e vale qui come in ogni altra misura, non è assolutamente detto che di una certa grandezza esista la possibilità di effettuare una misura indiretta (in realtà questo vale anche per le misure dirette, ci sono cose che sappiamo esistono, ma non abbiamo mai misurato), misurare qualche cosa potrebbe essere semplicemente impossibile.

    A fronte del fatto che si misurasse benissimo la conducibilità e che questo, per il caso che ho descritto, permetta di fare misure anche molto precise ha portato qualcuno a pensare che si potesse usare lo stesso metodo per verificare se una batteria al piombo fosse carica o meno mettendo una celletta di misura di conducibilità nell'elettrolita. La cosa sarebbe interessantissima (in realtà non esiste nulla che permetta a tutt'oggi di fare questo e la valutazione della carica si ottiene con la storia elettrica ai morsetti), molti anni fa lavoravo nel settore e passai giorni e notti a cercare di ottenere quel risultato che è di fatto impossibile. Se avessi ragionato come Marco, visto che di numeri diversi ne ho ottenuti vagoni, e avessi dato per scontato che questo fosse il segnale della validità della misura avrei pubblicato un lavoro che avrebbe fatto ridere mezzo mondo anche se, probabilmente, visto l'interesse per l'auto elettrica, sarebbe finito su Quattroruote.

    my2c

    roberto

    PS marco non mi risponde, si è ritirato come la vergine cuccia e mi accusa di essere uno stalker, se qualcuno potesse a nome suo confutare questo ragionamento ne sarei più che contento!

  25. Massimo 14 June, 2012 / 09:20

    Roberto, grazie!

    >> “guarda che manca un pezzo, viene proposto un metodo di misura, ma non viene minimamente validato, le conclusioni sono dunque del tutto opinabili”,

    oh! E' quello che cerco di dire da domenica! :)

    E anche:

    >> Il fatto di dire, come fa Marco, che una misura è giusta perché lanciata su diversi campioni da risultati diversi è deliziosamente naive, ma credo che la stupidaggine della conclusione sia troppo ovvia per essere commentata.

    Assolutamente sì! Infatti, la sua "conclusione" (a dire il vero, non c'è nessuna "conclusione": non c'è teoria, verifica e decisione di dire che è estendibile a tutto il campione, ma solo una teoria, non verificata nè falsificata) è la seguente: l'azienda x ha il 44% di follower falsi, la y ne ha il 38% etc, ma anche una conclusione che dicesse che l'azienda x ha il 22% di follower falsi e y il 19%, e cioè la metà di follower falsi delle "ricerca" di Marco, darebbe numeri diversi per le due aziende.

    E allora? Numeri diversi fra loro, e non verificati nè gli uni nè gli altri. Quindi non c'è nessun

    "risultato", ma solo 2 opinioni del tutto legittime ma anche del tutto non provate (nè falsificate,

    che per quanto ne sappiamo l'algoritmo di Marco potrebbe essere ottimo, ma certo non verificato).

    E il fatto che i giornalisti che non sanno fare il loro lavoro l'abbiano bevuta non cambia le cose.

  26. Massimo 14 June, 2012 / 18:24

    No, a mio avviso.

    Dice Walter:

    >3. la ricerca di Camisani dice: “SE adotto questi criteri, ALLORA questi sono i risultati”.

    Benissimo. E se invece adotto un altro criterio, ottengo altri risultati. E se adotto un terzo criterio, risultati ancora diversi. Mille criteri diversi, mille risultati diversi. E quale è quello giusto o almeno meno sbagliato, più affidabile? Non si sa. Quindi, siamo al punto di prima.

    Ovvero che:

    >1. la compravendita di bot-follower esiste

    >2. chiunque operi nel settore lo sa

    Entrambe cose vere. Però non abbiamo fatto neanche un singolo passo in avanti.

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