Le aziende e il web

[prova, prova-a-a]

Presenza sul web

idealmente, si dovrebbe cercare di essere presenti sul web ma capendo lo spazio in cui si sta operando e le sue regole, dare prima di chiedere, rispondere alla email di curiosi e clienti, offrire servizi e/o contenuti e punti di vista interessanti sul proprio sito e poi magari vendere.
Nei fatti, più spesso ci si comporta come gli arroganti ultimi arrivati che non capiscono nè lo strumento nè l’ambiente, e che vorrebbero solo vendere e senza seguire le regole di questo nuovo ambiente e senza offrire nulla a nessuno. Stranamente, spesso non si raccoglie molta simpatia.

Parlano di voi

anche se non siete presenti sul web – sempre meglio dirlo, per quanto possa sembrare ovvio. Idealmente, si capisce che è una grande opportunità di ascoltare e capire cosa dicono di sè i propri clienti, fare una analisi di mercato vera (e gratis), conversare con i propri clienti e aprire l’azienda al mercato e lasciare che anche i dipendenti possano parlare con i clienti senza eccessivi filtri.
Nei fatti, più spesso si fa di tutto per confondere le acque, pagare falsi post positivi e far finta che tutto vada bene. Come in tutti i processi di propaganda e mistificazione, dalla pubblicità in avanti, anche qui è tutto top down, parla solo il “responsabile della comunicazione” e spesso addirittura ci si sceglie una agenzia esterna, pur di non abbandonare i filtri e gli artifici a cui si è abituati.

Social media (vogliamo far finta di essere amati)

idealmente, l’azienda cercherà di essere utile, aperta al dialogo e interessante, e verrà premiata per questo sforzo, seguita in quanto opinion leader del proprio segmento di mercato (ma per davvero, non solo come da comunicato stampa!) e linkata. Più spesso, l’azienda non farà nulla di interessante, non si aprirà al web, userà Twitter in modalità top-down e addirittura in outsourcing per linkare a comunicati stampa anni ’50 che non interessano a nessuno e pagherà per falsi fan su Facebook pur di illudersi ancora una volta che tutto va bene e che si può continuare a fare come 30 anni fa.

17 ottobre 2011 -- 0 commenti


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