Uno dei grandi problemi dell’Italia è che la politica non serve a risolvere i problemi, ma, al contrario, sono i problemi, irrisolti, a servire alla politica, a servire a creare sacche di persone scontente, chi delle tasse, della burocrazia, di Roma, del sud, del nord, degli immigrati, poco importa, e, ovviamente, dall’altra parte chi è scontento di coloro che da 20 anni prendono i voti degli scontenti di cui prima, raccattare voti, e quindi ottenere potere.
Potere che il più delle volte è potere per il potere, potere il cui scopo altro non è che far vedere di avere il potere, insomma. Una roba molto da uomini, se ci pensi. Per non parlare, poi, degli ominicchi il cui scopo è andare in televisione a farsi vedere e vedersi, e idealmente vedersi belli, al Grande Fratello di Floris o di Santoro, e poi pensare che le mignotte che qualcuno procura loro siano interessate al fatto che sono fascinosi, o intelligenti.
Dire che la politica in Italia, almeno quella così cruciale di alto livello e quella così mediatica che vediamo in tivù, è un teatrino squallido e ridicolo popolato da mezze calzette che farebbero fatica a trovare un lavoro qualsiasi e che dovrebbero solo farci tenerezza, se non tenessero nelle loro manine insicure e incapaci il destino di 60 milioni di persone, è davvero il minimo sindacale che si possa dire. Avrei un’idea: e se mettessimo al Governo solo delle donne?
Il motivo per il quale crollano le Borse in Occidente non è così difficile da capire. Come disse una volta Bill Gates a una persona che gli chiedeva come diventare miliardario (in dollari)
Don’t do what I did. That money’s already taken.
Insomma: o ci inventiamo le auto volanti, o dobbiamo cambiare modello. Se investono 800 milioni di dollari in quella cagata di Twitter, è un segno che il sistema sta per crollare.
Grande notizia per chi è un necrofilo del web come me: invece di scrivere solo ai 20 o 30 che lo usano, Nokia scrive anche a me per dirmi che il web calendar su Ovi.com verrà discontinued il 31 agosto. E’ davvero un dramma, è terribile, è la fine di un’epoca. Come faremo senza? :)))
I QR code. Tu hai mai visto qualcuno scannerizzare un QR code da un manifesto pubblicitario? Io no. Per il 2012, suggerisco di usare direttamente gli indirizzi IP, che tutti quei .it e .com sono scomodi…
E’ finalmente arrivato il momento di provare ad agganciare il nord fino all’Emilia Romagna o fino a Toscana e Marche al treno della Germania, e di lasciare che il resto del Paese cerchi un proprio e diverso modello di sviluppo?
E’ la domanda che mi sono fatto dopo aver visto un po’ ieri sera in televisione il bravo, serio (anche senza magari essere un genio, che neppure è necessario) e pacatissimo presidente della provincia di Varese della Lega, tale Galli.
E’ una domanda che mi faccio da ormai più di 20 anni – 20 anni in cui avrei comunque piuttosto dovuto trovare di meglio da fare, e di posti migliori in cui andarmene, da quando ho letto La Disunità d’Italia di Giorgio Bocca, nel 1990.
E’ la domanda che mi sono fatto dopo aver letto anche Making Democracy Work di Robert Putnam e Il Sacco del Nord di Luca Ricolfi, americano il primo e torinese il secondo, ma questi ultimi entrambi studiosi chiaramente di sinistra.
E’ una domanda che mi faccio pur senza farmi grandi illusioni, illusioni davvero difficili dopo aver letto anche La Libertà dei Servi di Maurizio Viroli e La Fabbrica dell’Obbedienza di Ermanno Rea, oltre a Ave Mary di Michela Murgia.
E’ una domanda che mi faccio pur sapendo bene che la mafia del nord ormai ha come epicentro Milano, sia quella di importazione, a partire dall’uomo che aveva Mangano come stalliere, sia quella autoctona, di matrice cattolica.
E’ una domanda che mi faccio pur vedendo senza ombra di dubbio che la Lega è un partito di pirla, che se no la secessione sarebbe cosa fatta da 10 anni; e, peggio, di venduti, da 10 e più anni al servizio del Banana.
E’ una domanda che mi faccio pur avendo ben poco in comune con quella larga fetta di popolo del nord che vive per la Mercedes, la villetta coi sette nani in giardino e le vacanze in “ressort all-inklusiv” con cucina italiana.
Ma pur con tutti questi distinguo, rimane una domanda che faccio molta fatica a non farmi.
E così, la nuova giunta ci darà il più grande aumento a memoria d’uomo del costo del biglietto dell’ATM: un bel +50%! Ho sentito il nuovo Assessore ai Trasporti e alla Mobilità Maran dire in radio che, in mancanza di un aumento di almeno il 20% del costo del biglietto, la regione Lombardia taglierà dei fondi destinati al trasporto pubblico cittadino. Gli credo, intendiamoci – faccio fatica a capire il motivo per cui le tasse dei milanesi debbano andare a Roma, e poi finire alla Regione, e poi da lì forse tornare alla città, ma è noto che in questo Paese le cose funzionano alla cazzo.
Ma il rimanente 30% di aumento? Non sto dicendo che non sia utile o magari anche necessario. Mi sto solo chiedendo: perchè farlo pagare a chi usa i mezzi pubblici invece che a chi usa l’automobile? Quando, tra l’altro, una delle cause di inefficienza dei trasporti pubblici sono proprio le auto, che allungano i tempi di percorrenza dei mezzi, fanno consumare più carburante e diminuiscono il numero di corse che ogni mezzo può fare. Allora, cosa aspettiamo a tassare le auto dei milanesi 10 euro al giorno per il parcheggio e quelle di chi viene da fuori il doppio per l’entrata in città?
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