Inizia domani, in Trentino, la prima Summer School della < ahref Foundation in Data journalism and Infographics. Ci sono poche cose, secondo me, di cui questo Paese ha bisogno quanto di persone in grado di guardare la realtà, i dati e non i propri preconcetti ideologici. Per dire: è davvero vero che il Paese non cresce più, o ci sono regioni, o province, comprese regioni o province del Sud, vivaddio, che so, Bari, o Catania, o Ragusa, che crescono? La Puglia del secessionista quando gli fa comodo Vendola sta crescendo in modo sano e produttivo oppure no? E’ vero che una Lombardia Stato autonomo fallirebbe domani, come pensa il mio amico Alberto e tanti come lui che credono ancora al mito del “mercato nazionale”, o è vero invece, come penso io (ma senza dati) che le aziende che puntano al “mercato nazionale” (alimentato in buona parte da trasferimenti di soldi non produttivi dal nord al sud) sono solo i carrozzoni tipo Fiat, Telecom Italia etc, mentre il centro-nord – e anche alcune aziende del sud, tipo Divani&Divani – che produce e che non pesa nelle tasche dei cittadini (quanto ci è costata Fiat? Ne è valsa la pena?) mira all’Europa, agli USA, all’Estremo Oriente etc?
Oppure: sappiamo tutti che ci sono 2 milioni di italiani fra i 25 e i 40 anni che se ne sono andati all’estero (solo la Polonia sta soffrendo una emorragia maggiore di giovani, e a naso hanno maggiori probabilità loro di riuscire ad avvalersi in un futuro di questi talenti ora all’estero rispetto a noi). Immagino ci siano più laureati (e meno imbucati di ogni tipo) fra questi italiani che non nella fascia 25-40 che rimane in Italia: ma quanti di più? E ancora: sappiamo da quali regioni se ne vanno? Se considerassimo le 20 regioni italiane 20 Paesi indipendenti, di quanto peggiorerebbe la situazione per le regioni del Sud? Per ogni laureato che se ne va da ad esempio dalla Calabria verso altre regioni italiane o altri Paesi, quanti ne arrivano? Uno ogni 100 che se ne va? Cosa ci dice questo numero? Siamo o non siamo pronti a dire che è questo il vero peso che il Sud sta pagando col sangue nei confronti del Nord? E’ o non è chiaro che le tentate soluzioni di risolvere il problema del Mezzogiorno non hanno fatto quasi altro che peggiorare la situazione, perchè le tentate soluzioni che non funzionano aggravano il problema, secondo la brillante intuizione della Scuola di Palo Alto?
Sarei curioso di andare a Bucarest, o a Sofia, o a Tirana. Perchè sono convinto che nessun Paese in Europa, o forse al mondo, tiene la piazza antistante l’Università più prestigiosa del Paese nelle condizioni vergognose in cui versa Piazza Leonardo Da Vinci a Milano, di fronte al Politecnico: con l’erba tutta gialla, che nessuno annaffia nulla; con la strada piena di buche; con 3 o 4 tipi diversi di dissuasori contro i parcheggi, di ferro, di cemento, di fogge diverse, molti rotti e lasciati lì lo stesso, quando dovrebbe essere chiaro che di auto in transito o parcheggiate davanti all’Università non dovrebbero essercene del tutto; con un autentico accampamento diurno e notturno (ci sono materassi arrotolati e appesi agli alberi) di extra-comunitari. Che schifo. Che vergogna, Milano.
Ovviamente, è “web” e non “Internet” (eh, già, non ricordo a chi ho rubato l’immagine).
Ovviamente, i tre cerchi non sono grandi uguali. E, ovviamente, devi avere una strategia
per tutti e tre, e capire che Youtube, Twitter o i blog fanno parte del primo cerchio,
alla facciazza dei cosiddetti social network e del cosiddetto webduepuntozero.

Per confondere le cose. Per far credere che la rivoluzione, qualsiasi rivoluzione, sia dietro l’angolo. USA: il 42% delle persone sanno cosa sono i codici QR (da noi?). Di questo 42%, il 67% li ha visti nei periodici, il 62% nei negozi etc. Quanti hanno interagito almeno una volta con i codici QR? Non è dato sapere. Quanti lo fanno regolarmente? Idem. Però i colori e la grafica sono accattivanti.
Se i fatti non concordano con la teoria, tanto peggio per i fatti – Hegel
Se pensi a quanto è tenuto in considerazione quel coglione di Hegel, capisci tante cose.
Ma mai nessuna strampalata come questa di Vincenzo. Da dove inizio? vediamo: chi ha detto che la maturità è a circa 1 miliardo di utenti? Tre anni fa dove l’avremmo messa? Chi ha detto che tutti i servizi possano o debbano diventare tutti di massa quanto Facebook? Come è possibile non capire che LinkedIn, un network professionale, non potrà mai farlo, o che è esattamente per questo motivo – per poter diventare di massa – che hanno aperto Facebook anche a chi studente universitario non lo era più o non lo era mai stato? Davvero Orkut e MySpace sono ancora “da early adopters”, e non servizi morti e stramorti? Friendfeed é addirittura da “innovators”? (sì, da “innovators italiani” ;-)

Che a voler denunciare un blog per reato di opinione poi va a finire che ti attiri le ire di altri.
Che la memoria del web è più forte della “memoria dell’acqua”, e che per mesi se non anni il nome di Boiron verrà associato, in Rete – no, anzi, non “in Rete”, diciamo pure su Google! – a una polemica che vi causerà molti più danni di quelli che avrebbe potuto farvi un post su un blog che neppure conoscevo. Un suggerimento: licenziate subito chi ha minacciato di querelare quel blog.
Non esistono “i social media”. Esistono due web: uno aperto, dove la guida per trovare quello che cerchi è Google, e uno recintato, su Facebook. Twitter è poco più di un sistema di condivisione di link con brevi notazioni, una variante distribuita invece che centralizzata, se vuoi, dei vari delicious, reddit e digg, uno dei tanti strumenti che popolano il primo dei due web, in larga parte aperto e usabile da Google. E già che ci siamo: il real-time search è poco più di una pippa mentale di nicchia.
A volta mi chiedo: ma in quale iperuranio vivono coloro che ancora parlano di “social media”?
Un servizio super: salva gratis e tieni aggiornati i tuoi documenti: iscriviti anche tu! Ma è possibile che una società di 65 persone valga 10 miliardi di dollari, o i due terzi di quello che vale Yahoo?
Anche tralasciando il fatto che io abolirei piuttosto le regioni, non si può. E non perchè non si possano riallocare i compiti delle province o delle regioni, ma perchè i “posti di lavoro” inutili, negli enti locali, nella burocrazia, o i notai tutti, o i commercialisti di cui abbiamo il record pro-capite al mondo perchè fare le dichiarazioni delle tasse è inutilmente troppo complicato, o gli avvocati perchè non ci si può mai difendere da soli (sul diritto del lavoro in Francia sì, per dire) non sono stati creati per caso. Sono stati scientemente creati da un lato come “via italiana al welfare state”, per così dire, e dall’altro, ovviamente, per crearsi serbatoi di voti clientelari e yes-men nella pubblica amministrazione. In Italia le cose che vanno male vanno male per scelta ancora più che per semplice incuria o inerzia. Ed è dura se non impossibile cambiare le cose, perchè questi, ovviamente, adesso hanno “diritto” al “posto di lavoro” anche se non fanno un cazzo o se fanno solo danni, e poi un mutuo da pagare, le rate del SUV e le vacanze dei figli. E vorrai mica far crollare l’economia, vero?
> Vai in biblioteca, che i libri buoni non li vendono più: Nando Dalla Chiesa, Il Giano Bifronte.
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