Sono tre giorni di fila che compro il Corriere. Non succedeva da quando se ne è andato Montanelli.
Sull’Expo, non una riga. Sono tre giorni di fila che scrivono cazzate sulla Milano ciclabile – come se il problema fosse che a Milano non si può andare in bici, e non che non ci si riesce a muoversi, che le auto girano a 20 km all’ora quando va bene, e poi vengono parcheggiate ormai anche sulle aiuole.
Ma dell’Expo, nulla. D’altronde, funziona così, in Italia. Se non arriva una velina da un politico, non si scrive. Scrivere per mettere in guardia i cittadini dai giochi sull’uso dei terreni dell’Expo che verranno fatti all’ultimo minuto e alle loro spalle e chiedere trasparenza, purtroppo, non è importante…
Ci ha messo 4 anni e mezzo, ma alla fine l’assessore allo Sviluppo del Territorio della giunta guidata, per così dire, da Letizia Moratti, ovvero Carlo Maria Giorgio Masseroli, ce l’ha fatta: ha, finalmente, una sua non-proposta per non fare nulla per quanto riguarda il traffico a Milano. Ha anche trovato uno slogan, che i giornalisti hanno subito pedissequamente ripetuto: faremo come a Berlino.
Ovvero: nessuno tocchi le automobili, che sono loro a tenere in piedi questa città — loro e gli speculatori edilizi. E vediamo di spartire i marciapiedi fra pedoni e ciclisti. Geniale.
Come a Berlino? Ma dove vive Masseroli, su Marte? A Berlino ci sono 1000 (mille) km di piste per le bici. Berlino è una città molto estesa, piena di spazi vuoti e di verde, con strade larghe, con un ottimo sistema di trasporti pubblici, con sì e no metà delle auto per abitante di Milano e sicuramente meno di un quarto delle auto di Milano per metro quadro di superficie della città. Milano come Berlino?
E’ mai stato a Berlino, Masseroli? Ha mai visto un’auto parcheggiata su un marciapiede a Berlino? Lo sa che un’auto su quattro a Milano è parcheggiata illegalmente? Dove pensa di far passare le bici, sui piccoli e dissestati marciapiedi di Milano, pieni di panettoni di cemento e di altri “dissuasori” pericolosi e degni solo di una città del Far West dove si parcheggia ovunque si riesca a farlo fisicamente?
E i giornalisti, quelli scrivono e basta, e nessuno che faccia notare a costui che dice stronzate…
Venerdì alle 15, un paio di ore prima del termine ultimo per consegnare il piano definitivo alla Bie di Parigi, la Moratti calerà le braghe e dirà ok ai privati, proprietari dei terreni di Rho/Pero. Il problema, purtroppo, è che non calerà le sue braghe, ma le nostre: Milano sarà la prima città della storia a organizzare, se ce la farà, un grande avvenimento su terreni privati; terreni che, terminato l’Expo, rimarranno ai privati, che ringrazieranno per le infrastrutture costruite coi soldi pubblici; terreni che ora sono agricoli, e che verranno cementificati; terreni sui quali, a Expo terminato, sorgeranno edifici e case, non certo di edilizia popolare, pagate coi soldi pubblici. Così vanno le cose a Milano.
Ortomercato: Stefano Boeri ci spiega in 2 minuti perchè è la scelta giusta.
Ortomercato:
- area del Comune di Milano, quindi a costo zero
- riqualificazione di una grande area in disuso
- al posto del cemento si lascia alla città un grande orto
Rho/Pero:
- area di proprietà di privati e difficile da comprare
- cementificazione di un’area che adesso è agricola
- al posto dei campi, i privati faranno case coi soldi pubblici
Milanesi, ma è davvero così difficile capire che Rho/Pero è una truffa?
Ha ragione Silvio: siete dei bambini di 12 anni, e neppure tanto svegli…
E con la sua campagna per il Nobel a Internet ha cambiato l’immagine del web in Italia.
E tante altre favole, in un bel cofanetto.
Non sarebbe ora di smettere di parlare della concessione di un’area per una moschea e di iniziare invece a dire che vogliamo costruire a Milano la più bella moschea d’Europa? La facciamo progettare a un qualche Norman Foster arabo, in modo che sia, per quanto possibile, come la cupola del Reichstag, ovvero un monumento alla trasparenza. Il Comune ci mette una parte dei soldi necessari, che non ho ancora capito come Milano abbia potuto ottenere l’Expo senza una moschea, quando Izmir ha chiese cattoliche, chiese ortodosse e sinagoghe. Chiediamo donazioni alla popolazione di Milano, musulmana e non. L’hanno fatto a Beirut, ce la possiamo fare anche noi.
(poi, a quel punto sì che potremo incazzarci se invece pregano per strada e bloccano il traffico)
Se ne è accorto solo adesso, Marchionne? Un cambiamento, in effetti, c’è stato, dalla Prima Repubblica alla cosiddetta Seconda Repubblica: se prima c’erano dei politici grigi grigi e al cui confronto il buon Leonìd Il’ìč poteva sembrare uno colorito e con del carisma, oggi al potere (e non solo) c’è un vero e proprio Circo Togni, o una casa del Grande Fratello, se preferisci, che fa finta di essere contro la casta ed è se possibile ancora più casta di quelli di prima…
Ho visto uno spot del nuovo customer care via Twitter di TelecomItalia da Mantellini. Chiaramente, il tutto è modellato sull’uso di Twitter fatto da Best Buy e che ha vinto un Leone d’Oro a Cannes.
E’ essa stessa uno spot pubblicitario, questa idea? Può essere. Ma è su un altro aspetto che vorrei provare a riflettere. Prendi uno strumento come Twitter e lo pieghi a fare qualcosa di nuovo e diverso. Crei una nuova ‘divisione’. E’ una parola che dice tutto, no? Divisione. Prodotto. Ricerca. Marketing. PR. PR online. Customer care. Ora, customer care via twitter. Il tutto a compartimenti stagni.
Qualcuno ha criticato il fatto che siano state usate foto da catalogo, e non le vere foto di chi lavora a questo servizio. Io no. Perchè mai avrebbero dovuto metterci la faccia, quelli della divisione twitter? Se ci pensi, non sono loro, un’altra barriera fra azienda e consumatori, anche se, certo, una barriera meno di gomma e più duepuntozero, quelli con cui i clienti di Telecom Italia vorrebbero parlare.
Non si sarebbe potuto fare tutto diversamente? Non siamo ancora in tempo? Si fa in modo, ad esempio, che parte delle richieste fatte al customer care via twitter vengano da questo smistate alle persone che si occupano direttamente di quel problema in azienda e che, loro sì, ci devono mettere la faccia e rispondere dal loro account twitter personali. Non si può? Allora, buono spot a tutti.
Bellissima idea di ATM. Sono stato a visitare i depositi di via Teodosio, viale Molise e via Messina. Mi è sembrato di tornare bambino, quando si andava a fare visita alla Nestlé piuttosto che alla redazione de Il Giorno. Una vera festa, pieno di bimbi che giocavano a fare i tramvieri. Una bella festa anche per chi lavora in azienda e ha potuto raccontare qualcosa del proprio lavoro alla città.
Più fucsia che rosa. Ma non tutto fucsia. Solo il sopra. Il coperchio. Sì, insomma, il monitor, come dite voi informatici. Come mai? Perchè verde acido, anzi color lime, secondo me si intonava meno con la nuova palette di colori di Ubuntu, che ha mollato l’arancione marroncino cacchina a favore di toni violacei. E poi, non si può mica fare un post dicendo: “ho comprato un notebook color lime”.
Fra un mese, quando mi arriva, mi spiegherai come installare Ubuntu con una chiavetta Usb :)
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