Altre due domande per Nichi Vendola

Caro Nichi, avrei altre due domande da farti, in aggiunta alle due di ieri:

3) Visto che la Fabbrica ha tirato in ballo l’argomento su Facebook, vorrei chiederti: pensi davvero che sia normale che in Puglia e in Calabria la percentuale di studenti meritevoli di lode alla Maturità sia 4 volte superiore a quella della Lombardia? Dici che è a causa di un DNA superiore, come ha scritto qualcuno – immagino gli stessi che poi parlano di razzismo del nord – nei molto poco edificanti commenti? Quattro volte più bravi e intelligenti anche dei figli di meridionali che vivono al nord? Urgono spiegazioni.

4) So che hai assunto alcuni alcuni collaboratori temporanei, in Puglia. Sono sicuro che non sono state assunzioni “alla Cuffaro”, tanto per intenderci. Sento che parli di “centralità del lavoro”, e non hai mica tutti i torti. Ma non esistono solo i lavoratori dipendenti. Non sarebbe il caso di parlare un po’ meno di fabbriche – che a Milano ormai sono loft, centri commerciali e palestre – e operai, che fa molto anni ’50, e un po’ di più di professionisti, partite iva, precari ed extracomunitari senza nessuna tutela?

Perchè sono due settimane che sei il mio candidato a Palazzo Chigi, e mi piace molto la passione che ci metti, e il modo in cui hai difeso il tuo operato in Puglia contro Tremonti. Ma non basta. Se vuoi vincere, devi ottenere un ottimo risultato anche al nord, e per farlo devi saper parlare non solo a quella sinistra che si è persa, ma anche a chi ha altre esigenze, altre visioni del mondo, altre recriminazioni e altre aspettative. Devi avere un messaggio intellettualmente onesto e soprattutto inclusivo, e devi combattere non solo gli errori della sinistra degli affari, ma anche gli errori della “sinistra del posto fisso”, degli statali intoccabili etc. Perchè se scegli di parlare solo a chi si colloca a sinistra, o ai meridionali, agli statali o agli operai, secondo me va a finire che passerai alla storia non come l’Obama bianco, ma come il Veltroni gay. E sarebbe un peccato.

6 agosto 2010 -- 0 commenti


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