Mediattivismo. Per davvero.

L’unica forma di protesta che penso potrebbe aver senso per la vicenda di Stefania Boleso, la manager milanese fatta fuori da RedBull dopo la maternità, sarebbe di mettere su una paginetta in inglese indirizzata ai vertici dell’azienda in Austria, in cui chiedere senza mezzi termini la testa di chi l’ha licenziata. Poi, linkare a questa pagina da centinaia di blog italiani, ripetere tutta l’operazione su Facebook parlandone a tutti i nostri amici e contatti, e infine mandare centinaia di lettere di protesta in Austria.

Se qualcuno fa la pagina, io mi occupo volentieri della redazione del testo in inglese.

24 febbraio 2010 -- 28 commenti

28 Commenti

  1. 1 Vega said at 09:20 on febbraio 24th, 2010:

    Mentre ci siete, fate anche una pagina in italiano. Servirà sicuramente. Perché quello che è successo a Stefania, succede quotidianamente in tutte le grandi aziende.
    Anch’io, 9 anni fa (e mi ero “permessa” solo la maternità obbligatoria, non 10 mesi a casa) sono stata gentilmente invitata a lasciare l’azienda: non ricoprivo una posizione particolarmente importante, ma c’era un’acquisizione in corso e io facevo perdere valore all’azienda perché avevo chiesto l’allattamento…
    Capisco il tuo sdegno, ma purtroppo, per ogni Stefania che ha l’amica giornalista che le fa rilasciare un’intervista, ce ne sono 1000 che rimangono senza voce.

  2. 2 Dario Salvelli said at 09:34 on febbraio 24th, 2010:

    Una landing page 2.0 ;)

  3. 3 Massimo said at 09:39 on febbraio 24th, 2010:

    @Vega: idealmente, in effetti, bisognerebbe creare un sito in cui ogni vittima di una cosa del genere possa raccontare la propria storia e nome e cognome di chi si macchia di comportamenti del genere…

  4. 4 stefano hesse said at 09:45 on febbraio 24th, 2010:

    @max: in un paese come il nostro? Le vanno a prendere sotto casa se si azzardano a fare nomi e cognomi. Oppure faranno finta di aver trovato qualche mail in uscita che ne giustifica il licenziamento.

  5. 5 Massimo said at 09:47 on febbraio 24th, 2010:

    Stefano, so che hai ragione, purtroppo. Ma gli immigrati di Sarno, ad esempio, hanno dimostrato di avere più palle di noi…

  6. 6 Vega said at 09:53 on febbraio 24th, 2010:

    Massimo, un sito come quello che “idealmente” sogni tu, avrebbe più utenti unici di facebook. ;)
    Per una donna, in Italia, lavorare è un privilegio, non certo un diritto: Stefano ha ragione. Se non abbassi la testa e non accetti le condizioni che ti impongono, un modo per cacciarti lo tirano fuori comunque.

  7. 7 Massimo said at 09:56 on febbraio 24th, 2010:

    @Vega: e quindi?
    (considera che con più utenti di Facebook, è un business ;-)

  8. 8 Andrea Andreutti said at 10:15 on febbraio 24th, 2010:

    Ciao Massimo, non conosco direttamente Stefania nè le motivazioni di ambo le parti (azienda e dipendente). Non mi sento quindi di prendere le difese di nessuno dei due nè ergere preventivamente Stefania a paladina delle mamme scaricate dalle aziende.

  9. 9 Massimo said at 10:16 on febbraio 24th, 2010:

    Ciao Andrea: mah, il punto di vista di Stefania ormai più o meno lo sappiamo; se RedBull non si fa sentire e in modo convincente, un’idea ce la siamo fatta, no?

  10. 10 Mistya said at 10:17 on febbraio 24th, 2010:

    Se serve hosting e aiuto a mettere su il sito offro un po’ della banda del mio server e un po’ delle mie capacità di webmaster =)

  11. 11 Vega said at 10:22 on febbraio 24th, 2010:

    @Massimo: io posso occuparmi della campagna on line per il lancio del sito. ;)

    Scherzi a parte: era per dire che è un malcostume del nostro paese quello di mobbizzare, licenziare, discriminare le donne/mamme. Ma anche solo le donne/donne. Era un po’ una provocazione, ecco… ;)

  12. 12 Massimo said at 10:28 on febbraio 24th, 2010:

    Ho capito. Ma era anche un malcostume dire che i neri dovevano stare in piedi e in fondo sugli autobus…

  13. 13 Andrea Andreutti said at 10:31 on febbraio 24th, 2010:

    @Massimo: concordo con te, ma consideriamo il fatto che se tra i due fosse in atto un contenzioso, l’atteggiamento di Red Bull sarebbe volutamente prudente.

    Poi comunque tu mi conosci e sai che per me il rispetto della persona da parte di chicchessia è sacro ;-)

  14. 14 Stefano Hesse said at 10:35 on febbraio 24th, 2010:

    giusto per essere chiari: io non conosco Stefania e non conosco la versione di Red Bull. Il mio commento è riferito alla situazione generale nel caso si creasse un sito del genere. Da noi non funziona. E se leggete i giornali oggi, capite che non siamo il Paese giusto per utilizzare Internet come una piattaforma di libera discussione.

  15. 15 Massimo said at 10:37 on febbraio 24th, 2010:

    linkamolo, che è cosa buona e giusta!
    http://googleblog.blogspot.com/2010/02/serious-threat-to-web-in-italy.html

  16. 16 Massi Squillace said at 10:48 on febbraio 24th, 2010:

    Massimo dimmi dominio, io ci metto hosting e dominio. Tu mandami il testo. Agire.

  17. 17 Massimo said at 10:57 on febbraio 24th, 2010:

    timettelecatene.com? ;-)

    pensiamoci: coraggio: che dominio scegliamo?

  18. 18 caetano said at 11:45 on febbraio 24th, 2010:

    tispezzoleali.it?

  19. 19 Vega said at 11:45 on febbraio 24th, 2010:

    @Massimo: sono convinta che il malcostume si debba combattere. Ma non credo che possa iniziare una rivoluzione culturale da una pagina di denuncia (per altro, io non penso che siano molte le donne che rischierebbero di esporsi).

    L’hai visto l’ultimo manifesto elettorare di Rifondazione Comunista? E l’hai visto Videocracy? Così, giusto per avere un quadro bipartisan di che razza di Stato è il nostro…

  20. 20 Massimo said at 11:48 on febbraio 24th, 2010:

    il manifesto con la scarpa rossa col mega tacco? Quelli di Rifondazione bisogna mandarli in Siberia a calci nel culo…

    Videocracy, no.
    Ma basta accendere la tivù una volta alla setitmana, no?

  21. 21 Vega said at 12:01 on febbraio 24th, 2010:

    Esatto, il manifesto è proprio quello. :)

    Guardalo Videocracy, è illuminante: perché è vero che basta accendere la tv una volta alla settimana, ma viste tutte in fila le cose, sono ancora più inquietanti. :)

  22. 22 Massimo said at 13:16 on febbraio 24th, 2010:

    e di questo cosa dici? :((
    http://www.ilcorpodelledonne.net/?page_id=89

  23. 23 Vega said at 13:48 on febbraio 24th, 2010:

    Eh, Massimo, cosa ti devo dire?
    Io sono una di quelle che all’apparenza non bada: vivo in felpa e scarpe da ginnastica, non mi trucco mai e, quando lo faccio, divento quasi ridicola. Ed io, infatti, non faccio carriera, non vengo coinvolta nei progetti importanti e vengo relegata a ruoli in secondo piano. Io so che le cose vanno così e mi adeguo: faccio scelte, ecco… E’ giusto? No, forse no. Ma piuttosto che cedere io e “violentare” me stessa, preferisco semplicemente essere donna nel modo che mi è più consono.
    Guardo questo documentario, così come guardo Videocracy e mi chiedo: ma perché nella nostra cultura fa così presa questa visione della donna bambola? Perché in altri stati, questa cosa non è nemmeno lontanamente immaginabile? Perché sono necessarie le quote rosa?

  24. 24 Massimo said at 15:08 on febbraio 24th, 2010:

    mah, fra felpa e scarpe da ginnastica e vestite da troie in tv con tanto di labbra e tette di gomma ci sarà pure un giusto mezzo, no? :)

  25. 25 Gmarco said at 15:53 on febbraio 24th, 2010:

    ci sono!

  26. 26 Stefano Hesse said at 16:15 on febbraio 24th, 2010:

    le quote rosa esistono anche all’estero, solo che li ci mettono delle donne vere e la considerano una regola, non una concessione

  27. 27 Vega said at 16:39 on febbraio 24th, 2010:

    Stefano, appunto: qui le quote rosa sono una concessione. E soprattutto, vorrei anche far notare il livello delle donne in Parlamento…

    Massimo, certo che c’è. Ovviamente. Era la mia esperienza personale quella che riportavo… Nemmeno io vorrei un mondo fatto tutto di donne come me. :)

  28. 28 Paolo said at 16:41 on febbraio 26th, 2010:

    Sono curioso di vedere come andra’ a finire questa storia, e se Redbull dira’ qualcosa. Una cosa da capire e’ se l’evento di cui si parla non sia in realta’ un’inveterata consuetudine presso RedBull: rimpiazzare sempre la posizione precedentemente occupata dalla neo-mamma per poi gestirne il ritorno in vari modi, piu’ o meno ortodossi. Altrettanto interessante sarebbe capire se in realta’ Stefania non sia stata, precedentemente, dalla parte opposta. Chi vivra’ vedra’.


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