esisterà ancora una industria editoriale?
Alla fine del secondo paragrafo di questo lungo e interessante articolo, Shirky dice
It makes increasingly less sense even to talk about a publishing industry, because the core problem publishing solves – the incredible difficulty, complexity, and expense of making something available to the public – has stopped being a problem.
Beh, dipende. Se vogliono provare ad avere davvero a che fare col web e con le sue regole, con i blog, con i link alle fonti, con il riconoscere il lavoro altrui, con l’aprirsi alla propria comunità di lettori, con tutta questa roba che li terrorizza – e con la pubblicità venduta in modo intelligente, che certo sui grandi numeri non puoi competere coi portali o con MySpace, in effetti la parte tecnologica del web, per quanto non banalissima, non è, oggi, neppure incredibilmente complicata. E’ sicuramente maggiore lo sforzo mentale, di apertura, di adattamento, di voler provare a sperimentare senza paura.
Altrimenti, puoi sempre vendere attraverso il Kindle, solo che qui il problema della stampa, per così dire, c’è davvero, e infatti Amazon sarà così gentile da riconoscerti 30 centesimi per ogni dollaro, come pare sia stato proposto al Dallas Morning News. In altre parole, o affronti senza paura il web e il suo spirito anarchico, direi quasi open source, e accetti che i tuoi lettori non siano più solo lettori, e certo non siano più solo tuoi, e ti butti davvero in questa nuova avventura, oppure sei libero di diventare un content provider per Amazon che ti stringerà per le palle per bene, altro che Google. Buona scelta.

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