Venerdì sono stato a Torino alla Fiera del Libro per la presentazione di ePaper de La Stampa. Ho avuto sensazioni quasi solo positive: la qualità degli e-reader sembra ormai ottima; Antonio Tombolini ha messo su una bella realtà con Simplicissimus; quelli de La Stampa ci credono, e al di là dei risultati, che potrebbero ben arrivare, penso facciano bene a sperimentare. Ultima cosa, e prima volta in assoluto che mi succede in questo campo, ho visto solo ed esclusivamente persone che annuivano, fra chi ha seguito la conferenza stampa.
Vi è però una frase, detta se non sbaglio dal Direttore de La Stampa su cui secondo me vale la pena riflettere: “questa volta abbiamo piegato la tecnica al giornale, non il contrario”. Questa affermazione sembra quasi voler dire che sul web invece si è cercato di piegare il giornale alla tecnica, il che secondo me non è vero, o comunque non è l’elemento che ha generato dei problemi. Secondo me è all’ecosistema e all’ambiente sociale del web che non si è ancora riusciti ad adattare i giornali, e secondo me bisognerà farlo, prima o poi.

Se sei non uno di quelli che vanno a Venezia a bere ombre de vin ospite dell’azienda che ha strangolato la diffusione dell’adsl nel Paese con i prezzi più alti d’Europa e che adesso si è fatta amica i blogger e parla addirittura di innovazione e futuro…
ma stai, più concretamente, lavorando a una tua startup, il 9 giugno potrebbe essere l’occasione buona per mettere il naso fuori da questo piccolo Paese di 60 milioni di provinciali allergici all’inglese e andare a Berlino per il prossimo mini SeedCamp.
Qualcuno di voi sa quanto costa un abbonamento Sky per un locale? 1.000 Euro/anno? di più?
Che sia verso un reader tipo iLiad, come La Stampa o verso un servizio per pc powered by Air, come il NY Times, mi sembra chiaro che i giornali stiano per lasciare il web. E’ un peccato, anche se va detto che le offerte che hanno online adesso sembrano poco più che una versione vagamente corretta dei portali della Niu Economi che fu…
… si continua a dibattere di se e come devono diventare a pagamento (o meno) i contenuti dei giornali, dando retta, per di più, a ciò che dice un ottuagenario australiano. I giornali devono far pagare il servizio, non le news. Le news sono una commodity, tranne le grandi firme, quelli che hanno davvero qualcosa da dire e lo sanno dire bene. E se hai una grande firma, cosa fai, non pubblichi i suoi pezzi online liberamente disponibili per tutti? Ottimo risultato: presto, nessuno più saprà che scrive per te una grande firma.
Il servizio – è strano che non lo si sia ancora capito, dopo 10 anni di blog e 5 anni di facebook – è la possibilità per i tuoi lettori di prendere parte alla conversazione, con il giornalista che ha scritto il pezzo e ancor più fra di loro, con tool che consentano loro di scoprire altri lettori e commentatori acuti e con punti di vista interessanti, di confezionarsi un proprio giornale come lo vogliono, di salvare tutte le notizie che vogliono salvare, di poter vedere cosa leggono e apprezzano i propri amici o persone che ritengono interessanti.
In Italia, secondo me c’è spazio per un solo quotidiano online fatto così – gli altri cadranno nell’oblio. Sarà Corriere, Repubblica o La Stampa a stravincere?
Murdoch dice che presto i suoi giornali saranno a pagamento sul web. Certo: il New York Post a pagamento, mentre il New York Times è gratis. Auguri, Rupert. Davvero. A pagamento – e in accordo anti net-neutrality, che pago una volta sola, o i contenuti, o la banda per il download – mi puoi mettere i contenuti via iPhone o simile o via Kindle. Sul web, sarà meglio che te ne inventi un’altra.
Mentre in questo paese di pirla mandiamo in Parlamento condannati in via definitiva, settantenni, gente che si vanta di non aver mai accesso un pc, gente che vuole censurare Facebook e gente che si riempie la bocca di “web2.0″ a sproposito, in Estonia, raggiunto un anno fa il traguardo del 100% di copertura via wifi, treni e autobus compresi, hanno deciso di stendere 7.000 km di fibra ottica per portare la banda davvero larga (100MB) a ogni cittadino entro il 2015…
“If the 19th century was the era of railways, and the 20th century saw the development of electricity grids, the 21st century is the era of development of communications networks” – said Economy Minister Juhan Parts.
Vallo a spiegare alla Carlucci.
è, pare, il terzo partito in Svezia per numero di iscritti. Da noi, il partito col bandana è primo :-(
Non male: guardatelo tutto, che l’ultima scena in particolare vale la pena :-)
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