tutto questo “web2.0″ e poi…
… si continua a dibattere di se e come devono diventare a pagamento (o meno) i contenuti dei giornali, dando retta, per di più, a ciò che dice un ottuagenario australiano. I giornali devono far pagare il servizio, non le news. Le news sono una commodity, tranne le grandi firme, quelli che hanno davvero qualcosa da dire e lo sanno dire bene. E se hai una grande firma, cosa fai, non pubblichi i suoi pezzi online liberamente disponibili per tutti? Ottimo risultato: presto, nessuno più saprà che scrive per te una grande firma.
Il servizio – è strano che non lo si sia ancora capito, dopo 10 anni di blog e 5 anni di facebook – è la possibilità per i tuoi lettori di prendere parte alla conversazione, con il giornalista che ha scritto il pezzo e ancor più fra di loro, con tool che consentano loro di scoprire altri lettori e commentatori acuti e con punti di vista interessanti, di confezionarsi un proprio giornale come lo vogliono, di salvare tutte le notizie che vogliono salvare, di poter vedere cosa leggono e apprezzano i propri amici o persone che ritengono interessanti.
In Italia, secondo me c’è spazio per un solo quotidiano online fatto così – gli altri cadranno nell’oblio. Sarà Corriere, Repubblica o La Stampa a stravincere?

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