web2.0: va bene crederci, ma…

a tutto dovrebbe esserci un limite. Tim O’Reilly dice che il search non conta poi così tanto, perchè la vera partita è… il web2.0 (ma prende per caso 10 centesimi ogni volta che qualcuno usa la terminologia, mi chiedo?).

“web2.0″ che adesso non è più un insieme di siti con cui ci si diverte e spreca tempo in ufficio – metti su e tagga le foto delle vacanze, guarda i video che ti girano gli amici, cazzeggia su facebook etc – ma un nuovo webOS.

un po’ come per il famoso “web semantico”, io a questo “sistema operativo web-based” crederò solo quando l’avrò visto. Soprattutto, ho come idea che, se mai ci sarà, sarà più difficile venderlo rispetto a vendere Windows.

niente più bundle con i pc. E ci saranno, se mai succederà, n player, e nessuno con un semi monopolio o quasi. E la competizione per guadagnarsi quote di mercato sarà così dura che tutti offriranno questo webOS gratis.

e, alla fine, succederà come per Opera o per Firefox: il modello di business sarà… il search. Basta guardare uno screenshot di gOS – che pure non è web-based ma una distro di linux e che no, non c’entra con Google. Search.

il search, e gli advertiser che spendono sul search, quello sì che secondo me è l’unica cosa che non sarà una commodity. Tim, don’t you think that search is the operating system for the internet? – gli chiedono nei commenti. I do.

27 maggio 2008 -- 7 commenti

7 Commenti

  1. 1 marco said at 16:00 on maggio 27th, 2008:

    Te lo ripeto da anni: iniziamo a parlare di Web 3.0 e facciamoci pagare quei 10 cent… ;-)

  2. 2 Icekent said at 22:57 on maggio 27th, 2008:

    beh, la parola è una sua creazione, quindi lasciamogliela usare. è normale che ci si innamori di una propria invenzione, o intuizione, o definizione. spero solo che qualcun altro vada ancora più avanti.

  3. 3 Massimo Moruzzi said at 08:18 on maggio 28th, 2008:

    web3.0 è mio e di Marco. più avanti… piano, però, che dobbiamo ancora raccogliere le nostre royalties!

  4. 4 Maurizio Goetz said at 08:28 on maggio 28th, 2008:

    Credo che tu abbia letto l’articolo superficialmente. Quando O’Reilly parla di valore non intende quello monetario, perchè che il search sia “monetizzabile” è sotto gli occhi tutti.
    La frase chiave è True search innovation will come from something that doesn’t look like search. Credo proprio che abbia ragione. Non è sempre facile vedere le cose in chiave prospettica, ma forse il tempo gli darà ragione.

  5. 5 Massimo Moruzzi said at 09:36 on maggio 28th, 2008:

    sono d’accordo (almeno in potenza) su quella frase che riporti in inglese – e solo su quella. Anche se, social graph o no, non mi pare che per ora facebook o twitter abbiano fatto fare passi in avanti al search…

  6. 6 marco said at 09:28 on maggio 29th, 2008:

    Sul 2.0, è interessante leggere la nota contenuta nell’edizione odierna della freepress Metro: in termini di ‘comprensione’ da parte del mercato, quello autentico, vale molto di più di tanti IAB (senza nulla togliere al gran lavoro della Layla).

  7. 7 Massimo Moruzzi said at 10:03 on maggio 29th, 2008:

    Marco, puoi riportare per favore la nota, che non sono sicuro di riuscire a recuperare una copia del giornale?
    Quanto agli sforzi di IAB, io non capisco se sono in buona fede, e quindi prima o poi finiranno per dire che si sono sbagliati, e che tutti quei banner e quella pubblicità non hanno senso – a meno che uno non venda direttamente sul web (ecommerce, ebay, dating, suonerie, banche online, carte di credito, mutui etc) o che abbia un prodotto tipo le acque minerali di cui non c’è molto da dire, e quindi: if you have nothing to say, then sing it! (ovvero: fai pubblicità). O se, invece, stiano cercando di cavalcare anche questa onda come le precedenti. Quindi, ieri i portali, oggi invece è cool il “web2.02, quindi compra banner sui blog e su maispèis…


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