Cliccano solo le casalinghe di Voghera?

Grazie a Gaspar, arrivo a questo post. Negli USA, pare, le persone che cliccano di più sono donne non molto giovani, del Midwest, che vivono fuori dai grandi centri urbani, che cercano concorsi e opportunità di vincere stronzate etc. E in Italia? Ci sono studi simili? Continuiamo a dire che il pubblico del web è colto, istruito, benestante, cittadino, fatto di quadri e professionisti etc. L’unica cosa di cui ci dimentichiamo è che queste persone, proprio perchè colte, indipendenti e senza tempo da perdere, della pubblicità se ne strabattono. Se così non fosse, basterebbe andare fuori dai teatri a fare volantinaggio per acquisire nuovi clienti. Stranamente, invece, chi ha poco tempo e tanta capacità di cercarsi le offerte che vuole tratta queste intrusioni tipiche da interruption marketing per quello che sono, e cioè una rottura di coglioni. O mi sto sbagliando anche questa volta?

39 Responses

  1. gm 3 December, 2007 / 15:04

    mmm siamo già in 20 milioni ad usare internet in Italia. Credo che possa esser un campione suff. rapprsentativo del ns paese.

  2. Massimo Moruzzi 3 December, 2007 / 16:06

    anche negli USA con 200 milioni o quasi di utenti il campione è rappresentativo. Ma se poi quelli che cliccano sono solo un sottocampione che si autoseleziona…

  3. vale 3 December, 2007 / 17:31

    quando fai l’iconoclasta a prescindere mi crei un mix di tristezza dolore e noia… :(
    al pezzo mancava solo un “W la figa” di chiusura.

  4. Sergio 3 December, 2007 / 20:32

    ah perchè c’è la pubblicità sul web? E chi la vede più?
    Sono comunque felice che ci sia ancora qualcuno a cliccare sulla pubblicità delle suonerie dei cellulari che propina Adsense sul mio blog, mentre per beccare me e quelli come me gli addetti marketing si devono fare più furbi (più sociali?). Il primo passo, ad esempio, sarebbe cercare di non rifilarmi delle ciofeche di prodotti (come le suonerie di pubblicizzate sul mio blog da Adsense)

  5. massj 4 December, 2007 / 01:14

    Secondo me questa volta ti sbagli, veramente il click è solo una parte del valore di un banner. Solo determinate categorie di investitori (per esempio: finanza personale) ritengono il click fondamentale per i banner.
    Laddove la vendita non avviene online (per esempio: automotive) il click non è così rilevante.
    Non a caso i banner si comprano con le due modalità del CPM, per chi è interessato a mostrare un prodotto o un marchio, e CPC per chi è interessato a portare traffico sulle sue pagine.
    Se l’esposizione, anche a quelli che si rompono i coglioni, non fosse più importante del click, che comprerei a fare a CPM?
    PS: sulla figa, dopo un’attenta valutazione e una pacata riflessione, concordo.

  6. massj 4 December, 2007 / 01:32

    @sergio: ho visitato il tuo blog, vedo questi annunci adsense: vendita pc attraverso un motore di ricerca dedicato, giovanni allevi, sito ufficiale del musicista, giochi per il pc su secondamano, nokia n95 e n81 istituzionale di nokia.
    Refresh: altri giochi per pc, sempre pc vendesi, giochi gratis per pc, il nuovo album di giorgia
    Altro refresh, finalmente una suoneria (gratis ovviamente), insieme ad altri già mostrati prima.
    Va così male il bilancio degli annunci mostrati?
    Mi passano sottomano diversi milioni di impression adsensizzate ogni giorno, la contestualizzazione della pubblicità è spesso ottimale, altre volte, e può essere il caso di un blog che spazia su argomenti vari come il tuo, certamente meno contestuale.
    Tuttavia, per come funziona adsense, gli annunci oltre a essere contestualizzati, sono anche mostrati in base ai click che ricevono. Quindi se oltre all’aulico allevi, c’è qualcuno che clicca sulle suonerie sul tuo blog. Scopri chi è il depravato tra i tuoi lettori e inibiscine l’accesso. Oppure togli adsense, no?

  7. Massimo Moruzzi 4 December, 2007 / 09:33

    DUNQUE…
    @vale: se mi spieghi quale pezzo di sto post non ti piace, facciamo un passo avanti.
    @massj: ok, diciamo che c’è un valore di ‘brand’, diciamo così, e non facciamo gli schizzinosi (anzi, facciamolo, ma solo fra parentesi: per me se sei BMW e metti il tuo brand in general rotation fra creme scioglipancia, suonerie e conti miracolosi ti stai solo sputtando, e meno fai, e meglio è, ma amen).
    Il punto qui però non è che il clickthrough (medio, fatto da un po’ ogni tipo di navigatore) è dell’1% (molto più basso, come sappiamo, ma amen) ma che solo l’1% e solo una sottonicchia ben definita e non troppo interessante (per età, cultura, dove abita, reddito etc) clicca del tutto. E’ ben diverso, no?

  8. Luca Lani 4 December, 2007 / 09:38

    Per la mia esperienza, la cosa è vera relativamente. Dipende molto dal prodotto che viene sponsorizzato e dal modo come lo promuovi.
    Esistono prodotti e banner pensati proprio per il target evoluto, e prodotti e banner per la casalinga di voghera.
    Esistono campagne fatte bene su prodotti che tirano di per sè che fanno anche lo 0,90% di ctr. Esistono prodotti del cazzo promossi male che per quanto spinti fanno lo 0,1% in tutti i target.
    In tutti i casi quello che dici è vero: i settori di pubblico con meno istruzione sono quelli piu propensi a credere al messaggio pubblicitario (e click), mentre gli istruiti e quelli che usano internet da anni, sono sicuramente molto piu selettivi nel cliccare.
    L’utente poco istruito su internet probabilmente neanche capisce che un tag adsense è pubblicità….
    Un utente smaliziato invece capisce perfettamente che quando Dada ti promoziona “scarica GRATIS la suoneria di vasco rossi” è una bufala. E non clicca (per fortuna)

  9. Massimo Moruzzi 4 December, 2007 / 09:51

    Quindi, dobbiamo (dovete, a dire il vero, e come industria, intendo dire) togliervi dalla testa che state creando la versione online dei grandi giornali ‘colti’ del secolo scorso, o la versione online delle tv verticali e a pagamento di questi anni (Sky etc.), e ammettere – magari anche con gioia, eh – che il web è e sarà il target perfetto per Procter&Gamble e simili (dentifrici, concorsi, sconti, detersivi etc) più il target di chi continua a investire su MTV senza capire che trova i trentenni, e che i ventenni e più giovani sono sul web. Dico bene?

  10. gm 4 December, 2007 / 10:33

    il bello è cercarli sti infami che non cliccano..
    PS. le donne cliccano ma non convertono..(almeno nel settore prodotti finanziari)

  11. Massimo Moruzzi 4 December, 2007 / 10:41

    ma se sono solo le donne a cliccare, come fate a convertire? Secondo me è perchè la gente vede i vostri banner e poi si ricorda di voi… Il branding funziona, quindi. Gm, dì a Paolo che è ora che compriate una bella campagna a CPM a due cifre su un qualche portale o ‘vortale’ di vostra scelta ;-)

  12. massj 4 December, 2007 / 11:04

    Massimo, che il web in gran parte sia il target perfetto per Procter& Gamble e compagnia del largo consumo è già una realtà, non è che gli italiani quando vanno sul web cambino profilo.

  13. Massimo Moruzzi 4 December, 2007 / 11:11

    ma a IAB non continuano a dire che i navigatori sono (quasi tutti) colti, cittadini, ricchi, belli, ariani, e con la carta di credito in mano?

  14. gm 4 December, 2007 / 12:16

    Ok ne parlo con Paolo…

  15. Massimo Moruzzi 4 December, 2007 / 12:24

    Style.it – donne che cliccano molto. Prezzo stracciato: 20 euro CPM, nei forum e nella ‘commiuniti’, ok?

  16. Sergio 4 December, 2007 / 13:43

    @massj mi son spiegato male. Non mi da fastidio la pubblicità adsense che c’è sul mio blog qualsiasi cosa ci giri (io comunque continuo a beccare quasi solo suonerie per cellulari alla faccia del contesto… mha) e sono molto felice che chi arriva da google cercando “crack per windows vista” poi sia portato a cliccare su un adsense di “suonerie gratis” dandomi una mano a pagarmi l’hosting.
    Non sono per una rete elitaria e scnobbista: c’è spazio per tutti.
    Quello che volevo dire è che quelli come me non li prendi più con la pubblicità stile adsense o banner vari, perchè dopo anni di popup, banner in flash e amenità simili abbiamo imparato come filtrarla FISICAMENTE e non la vediamo più compaire nei nostri browser.
    Per quelli come me appunto il marketing deve passare per altre strade: che ne so recensioni sponsorizzate, SEM, passaparola…
    Più in generale ritengo che grosse parti di internet siano destinate a funzionare ne più ne meno che come una televisione, e permetteranno di colpire la massa, mentre per prendere le nicchie bisogna operare con strategie diverse puntando appunto sui siti di nicchia.

  17. vale 4 December, 2007 / 14:10

    Max, visto che solleciti mia precisazione.
    innanzi tutto eri partito con un obiettivo chiaro (il tuo odiato banner) per poi sconfinare sui massimi sistemi (funziona l’adv? e su internet?).
    Io quello che so e’ che buona parte dell’umanità è online, dove acquista beni, servizi e si semplifica e/o migliora la propria vita.
    Le Aziende non possono non essere interessate a tutto cio’.
    Poi in quale parte le opportunita’ di comunicazione online vengano coperte dal banner e’ tema che neanche mi appassiona più di tanto. il display adv e’ una delle tante forme che, dio ringraziando, ha un marketer per definire la propria strategia online.
    Tonnellate di banner o un sito usabile e ben indicizzato? ovviamente non esiste una ricetta valida per tutti. e che la casalinga di Voghera clicchi un po’ sul cazzo che le pare… :)

  18. Paolo 4 December, 2007 / 14:26

    @ Max: a) e chi l’ha detto che non compriamo a CPM? b) cmq chiedi a GM :-) c) i banner fanno brand?! ma dai…. d) Internet in Italia e’ al 50%: se sono tutti colti, come ti spieghi che una quota cosi’ alta di popolazione riesca ad eccitarsi per Michela Vittoria Brambilla (e per il suo padrino)?
    @ GM: non usare la solita scusa che usi per rimbalzare le concessionarie :-D prenditi le tue responsabilita’!

  19. Massimo Moruzzi 4 December, 2007 / 15:23

    @Sergio: sante parole.
    @Vale: giuro, non ti seguo. rileggiti il commento di Sergio, va :)
    @Paolo: io non dico che siamo tutti colti – anzi. Penso che Silvio e MVB farebbero furore solo in Romania e Bulgaria e forsein Polonia, oltre che in Italia, dei 27 Paesi dell’UE. Dico che lo dicono a IAB, che online siamo istruiti, cittadini, ricchi etc – e poi continuano a dire “per colpire target alto-spendenti” e simili meraviglie.
    @Gm: prenditi le tue responsabilità: chiama Style.it e fai un poi di “branding”, dai! ;-)

  20. luca 4 December, 2007 / 17:27

    @ massimo
    Si, il branding funziona. Se vuoi ti mando la ricerca che abbiamo fatto con swg sui nostri navigatori. E’ una ricerca interessante dove si dimostra con campagne civetta e campagne vere che alla fine chi è esposto a campagne branding (non finalizzate al click) dopo un periodo di esposizione si ricorda “di piu” del brand. Parliamo di % rilevanti.
    E tra l’altro aumenta l’autorevolezza riconosciuta al brand (tra il prima e il dopo).
    Quindi anche se non clicchi le campagne le noti anche inconsapevolmente e lasciano dentro il tuo inconscio il segno. :)
    In tutti i casi, uno dei problemi è proprio questo: molti responsabili dei centri media comprano campagne branding (usando magari creatività che richiamano le campagne della TV) ma poi guardano il click come se fosse una campagna su google.

  21. gm 4 December, 2007 / 17:44

    x Luca: mi giri la ricerca SWF.
    dovresi avere la mia mail.
    thanks
    Max: quando decidi di trasformarti in un social network?

  22. massj 4 December, 2007 / 19:14

    @sergio: allora sono d’accordo con te, mi metto nel tuo stesso target: vorrei una pubblicità e una comunicazione più ampia, completa, approfondita e anche referenziata.

  23. Massimo Moruzzi 4 December, 2007 / 20:35

    @Gm: pensa che avevo quasi creduto alle panzane della nuova versione di MT e speravo ci fosse davvero qualche funzione di SN…
    @Luca: sì, anche io voglio la ricerca! :-)
    E… cosa intendi per “campagne civetta”? Campagne fatte apposta per essere sbilanciate verso il lato “branding”? O campagne di prodotti inesistenti? (se fosse così, magari se le ricordano per quello). Sul “funziona”, poi, io farei due considerazioni…
    1) sì, ok, ti rimane impresso un logo o qualcosa del genere. d’altronde, “branding” arriva proprio da lì, dai loghi che i cowboy imprimevano a fuoco sulle proprie vacche…
    2) non sono mica sicuro – anzi – che questo effetto poi si traduca in vendite. Magari aiuta la conversione di altre successive campagne tipo quelle Adwords, questo sì. Ma da banner oggi a vado sul sito domani e compro la vedo poco plausibile.
    3) per il branding (ammesso e non concesso di riuscire a trovare il target che voglio) non è comunque ancora meglio la tivù?
    4) io a volte penso a quale enorme vantaggio – mindshare, proprio, non mero “branding” – potrebbe avere una marca che invece di fare “branding” – un po’ meglio o meno peggio, o un po’ di più, o un po’ più simpaticamente delle altre – decidesse di provare a fare qualcosa di veramente “webby” :-)

  24. Paolo 5 December, 2007 / 01:06

    Quesiti interessanti, Max. Comunque da anni ci parlano di campagne civetta (chi ricorda la ricerca del vibralarm, sponsorizzata, guarda guarda, da ACP…), salvo poi avere il dubbio che i questionari (quasi interamente online) venissero somministrati un attimo dopo l’esposizione del banner. Tipo “che banner hai visto su Internet?” – “Quello del prodotto xy, su questa stessa pagina”. Venendo ai tuoi punti
    1) Dovrebbe rimanere qualcosa di piu’ di un logo. Chissa’ se un 120×60 ne e’ capace
    2) non succede, provato
    3) solitamente si. Ci sono le eccezioni, pornologhisuonerie
    4) vorrei saperlo anch’io :-)

  25. mafe 5 December, 2007 / 15:43

    Non so se ti stai sbagliando, ma il post che linki incita a non considerare il clickthrough come metrica, proprio perché chi clicca è poco rappresentativo e interessante (ha tempo da perdere più che soldi da spendere).
    In ogni caso per una redemption dell’1% molti sarebbero disposti a vendere la sorella ;-)

  26. Massimo Moruzzi 5 December, 2007 / 16:02

    Mafe,
    secondo me l’articolo, patetico, dice… “visto che chi clicca è poco interessante – ovvero non è il vostro santissimo ‘target’, gli alpha male di NYC etc. – allora andatevi a cercare altri parametri…
    Sull’1%,poi, di nuovo, sì, senza dubbio è pieno di gente che anche per metà di quel clickrate venderebbe la sorella. Ma non stiamo parlando della percentuale di banner che vengono cliccati (clickrate) bensi della percentuale di *persone* che cliccano, e cioè ciò che ci dice questo studio è che sono sempre le stesse, poche (e marginali) persone a cliccare. Quindi, armatevi di fantasia e andate a inventarvi altre metriche che possano convincervi e convincere il vostro capo di aver fatto una buona “campagna” :D

  27. pacciani 5 December, 2007 / 16:39

    torniamo a parlare di fig*…dai…

  28. Massimo Moruzzi 5 December, 2007 / 16:44

    no, lei stia buono, pacciani, che poi le ragazze si spaventano, giustamente.

  29. mafe 5 December, 2007 / 17:06

    Massimo, l’articolo non fa che ribadire ciò che si dice da anni, e cioè che i banner funzionano più per il branding più che come call to action, metriche precise per il branding non ci sono neanche in rete.
    Quelle imprecise sono abbastanza interessanti, comunque: la mia preferita sono le keyword da Google riferite alla campagna veicolata dal banner.

  30. Massimo Moruzzi 5 December, 2007 / 17:11

    ->non fa che dire che non funziona per il call to action, quindi raccontiamo che funziona per il branding, che non è misurabile.
    qual è la tua metrica preferita, scusa? gente che cerca “pomodorissimi” su Google perchè l’ha visto scritto su un banner?

  31. mafe 5 December, 2007 / 18:09

    Se vendi pomodori e chi cerca pomodorissimi dopo averlo visto su un banner viene da te a comprarli, sì.
    Massimo, te l’ho detto tante volte: il sarcasmo e l’ironia sono facili, ma alla lunga (a me) vengono a noia e soprattutto non ti danno da mangiare, a meno di non essere Luttazzi.

  32. Massimo Moruzzi 5 December, 2007 / 18:18

    Mafe, volevo solo capire. e non ho capito in quali altri casi si possa applicare il tuo ragionamento, onestamente. E ovviamente vale solo se ‘pomodorissimi’ lo scrivi solo sui banner e non lo fai invece dire anche in tivù da qualche attore, però. Che di corrispondenti di “Silenzio, parla Agnesi” o “Nuovo o lavato con Perlana” sul web, non so tu, ma io di certo ancora non ne ho visti.
    Per il resto, non sono così convinto che il sarcasmo e l’ironia siano facili (molto più facile dire quello che dicono tutti, no?) e non sono facili anche perchè non danno da mangiare, purtroppo. Frequento abbastanza Zelig, ma purtroppo solo da spettatore.

  33. Paolo 6 December, 2007 / 06:43

    Gente che cerca su google dopo aver visto un banner? Leggende. Dopo averlo cliccato, si.

  34. pacciani 6 December, 2007 / 16:48

    e cosa ne dite dei banner di grandi aziende che girano in mezzo ai video porno ?

  35. Massimo Moruzzi 6 December, 2007 / 17:03

    ottima idea. almeno sono allineati con gli interessi dei loro clienti.

  36. pacciani 6 December, 2007 / 17:36

    Ma i clienti delle grandi aziende ovviamente guarderanno altro in quel momento…

  37. Massimo Moruzzi 6 December, 2007 / 17:51

    sì, ma associ il loro ‘brand’ a un’esperienza piacevole.
    vuoi mettere, rispetto a leggere su repubblica.it di berlusconi e veltroni ?

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