Barcamp Bucureşti ?

Il prossimo BarCamp, con tanto di vino, pesto e grissini San Lorenzo, lo facciamo a Bucarest? I blog sono, o almeno dovrebbero essere, un’arma a doppio taglio. In teoria, non dovrebbe essere sufficiente offrire un po’ di tramezzini per poi poterla scampare quando ci sarebbe da parlar male di te. La storia di San Lorenzo è ormai nota. Non avevo visto, però, il post di Antonio.

Non sono un esperto di queste cose, ma mi pare improbabile poter parlare di collaborazione e contratti a progetto per batterie di venditori con turni e orari prestabiliti. Ergo, la multa se la sono meritata. Ora, è vero che siamo in Italia e la multa non la prendono tutti i contravventori e sempre, ma solo chi ha la sfiga di farsi beccare mentre commette l’infrazione, ma ancora…

Notevole, poi, il passaggio in cui Antonio dice che i signori di San Lorenzo hanno deciso non di licenziare e chiudere, ma di licenziare dove non si può lavorare per portare lavoro altrove: sposta i call center in Romania. Insomma, non smettono con la loro attività (e i profitti che arrivano loro da questa attività) bensì offrono un’opportunità ai giovani rumeni. Sono quasi commosso.

15 giugno 2007 -- 8 commenti

8 Commenti

  1. 1 Luca said at 10:30 on giugno 15th, 2007:

    A quanto ho capito la multa è arrivata perchè non si sono voluti adeguare alle nuove norme\leggi…
    ma dopotutto anch’io non c’ho capito nulla…
    …forse ho capito solo che la romania è una nazione veramente libertaria (dal punto di vista di un imprenditore) :)

  2. 2 Massimo Moruzzi said at 10:39 on giugno 15th, 2007:

    da quello che ho capito, hanno infranto le leggi e poi non hanno voluto accettare di farla pari e patta a tarallucci e vino perchè assumendo i venditori dei call center crollano i margini…

  3. 3 Luca said at 11:33 on giugno 15th, 2007:

    Sì beh boh può essere.
    fatto sta che i lavoratori dei call center SL han vinto il premio “cornuti e mazziati” 2007 :|

  4. 4 Massimo Moruzzi said at 11:52 on giugno 15th, 2007:

    ma la soluzione qual è? non intervenire perchè possano essere solo cornuti e non anche poi licenziati perchè all’azienda non vanno bene le condizioni della legge?

  5. 5 Parolina said at 14:10 on giugno 15th, 2007:

    E’ successo a San Lorenzo la stessa cosa che è successa ad Atesia su 4000 persone, che poi comunque non sono state veramente tutte assunte. Il profitto si regge sui meccanismi di sfruttamento permessi dalla legge, è paradossale che la legge intervenga a posteriori per sanare le sue stesse colpe dopo aver permesso che un’azienda che altrimenti non sasrebbe mai riuscita a gestire il proprio business come ha fatto fino ad ora riuscisse a restare in piedi. Dire che si porta lavoro in Romania è di un’ipocrisia scandalosa, specialmente per un’azienda che fa dell’Italianità il valore principale per cui uno dovrebbe comprare i suoi prodotti. Ero amica di San Lorenzo, mi affretterò a dissociarmi, non farò un ordine, ho letto di persone che fanno ordini via call center perché una volta un operatore gli ha detto, ordinate al telefono se no se ordinate online io non prendo la mia provvigione. Questo significa la disperazione, secondo me. Prendiamocela con San Lorenzo, e prendiamocela prima ancora con lo stato che attraverso leggi facili da aggirare permette la sopravvivenza di aziende altrimenti incapaci di far quadrare i bilanci e crea lavoro precario che non può difendere al momento del crollo.
    Disclaimer, ha ha: sono stata una precaria varia per sei anni prima di ottenere un posto, se non fosse stato per la legge 30 probabilmente non avrei mai lavorato. Ma io lavoravo in banca, non facevo il telefonista a cottimo. C’è una ulteriore, scandalosa linea che divide il precario di serie a da quello di serie b.

  6. 6 Tonino said at 20:05 on giugno 15th, 2007:

    Non conoscevo la vicenda, da persona che non conosce i fatti nel dettaglio e che si sforza di non lasciarsi a giudizi affrettati, mi sento di poter dire che né la risposta di Tombolini, né la dichiarazione dell’amministratrice spiegano granché. Danno in pasto un’opinione che va presa per buona a scatola chiusa. Tutto è possibile e ogni caso ha le sue particolarità, ma chiedendo di non fermarsi alle apparenze bisogna anche predisporsi a informare. Poi avranno anche le loro ragioni per farlo (ricorsi, questioni di riservatezza aziendale, volontà di gestire la questione nei luoghi che ritengono appropriati), ma questo è quello che ci ricavo per ora.

  7. 7 Antonio Tombolini said at 23:44 on giugno 18th, 2007:

    Ognuno pensi quel che crede (anche se “una volta”, lasciatemelo dire, in rete non si davano giudizi premettendo “non ci ho capito niente ma penso che”, semmai si cercava di capirci un po’ di più). Quel che avevo da dire l’ho già detto. Vorrei solo riprendere Parolina, a proposito dei precari di serie a e serie b: sembrerà incredibile (e un po’ disturbante per chi, nelle semplificazioni, trova una via tanto comoda al comodo sport di sparare sentenze), ma anche tra gli addetti ai call center (nei modi di farlo ecc.) esistono quelli di serie a e quelli di serie b. Quelli di SL (con cui non ho mai avuto alcuna cointeressenza di nessun tipo, ANZI, con cui ero e sono “strutturalmente” in competizione, visto che io guadagno solo da quel che si vende online) erano (salve le eccezioni, sì, su 600 persone i casi negativi esistono, certo) di serie A. Per quel che può valere la mia testimonianza.

  8. 8 Massimo Moruzzi said at 21:26 on giugno 19th, 2007:

    scusami, Antonio, ma di serie A in che senso?


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