L’Italia dichiara fallimento
Alitalia, ora le Ferrovie. Coraggio, Prodi. Sappiamo bene che non è colpa tua, ma prenditi la responsabilità di dichiarare la bancarotta dell’Italia. Prima lo facciamo, e meglio è. E non c’è di che vergognarsi. E’ successo anche all’Argentina, un secolo fa uno dei Paesi più ricchi al mondo.
14 novembre 2006 -- 10 commenti

Ma come? Hai tante volte sparato giustamente a zero sul Trochetto e non citi oltre ad Alitalia e Trenitalia anche Telecom Italia?
Mi chiedo: ma come mai proprio tutte le compagnie di bandiera stanno fallendo, mentre la loro concorrenza cresce e prospera?
PS: hai tolto cocomments… saggio.
Telecom mi hanno assicurato che va da dio! ;-)
Curioso… pensavo proprio all’equazione Italia = Argentina quando sono tornato dalla Cina nel 2005… e quando sono tornato dagli States nel 2004… secondo me, è solo questione di qualche anno.
Tutti all’aria!
C’è un’eventualità peggiore, MOLTO peggiore del fallimento. E’, come diceva qualcuno sul CorSera qualche giorno fa, il fallimento “morbido”, cioè un lento declino. La morte per fame.
Da dio in che senso? Che muore e va in paradiso? Siamo sicuri? Dantescamente parlando infilerei tutti i vari management delle aziende succitate nel terzo girone dell’inferno (gli avidi, ndr).
Oppure il tuo è stato un errore di battitura e lì volevi scrivere “d’addio”, che salutano e migrano tutti ad Hammamet.
Si porta ancora?
certo che 5 anni di banana ci stanno costando cari. se rinasco faccio il dio tassista o l’importatore di decoder DTT dalla cina.
…effettivamente cocomments non funzionava
da dio, da dio ;-)
cupio dissolvi? e poi? a che pro?
Cioè lo so, ho capito, non si può sempre tenere botta e rigare dritto. Un bello schiaffone a cinque dita potrebbe essere l’unico modo di far scendere dal pero gli italiani. Perché il vero problema sono loro, io mi sono convinto. Il risanamento può cominciare bene ora da una posizione difficile ma non disperata, almeno da un punto di vista economico-contabile. Ma da un punto di vista psicologico gli italiani non sono assolutamente pronti, traccheggiano, cercano uno scampolo di tranquillità, non reagiscono, danno in escandescenza e maledicono il destino.
Ma comunque il tratto che porta da un azzeramento a una rigenerazione positiva non è mai scontato. In fondo a ben vedere era la teoria avventata del Bertinotti nel ’98 e abbiamo visto i risultati.
Antonio, hai ragione da vendere.
Smettiamola di lamentarci dell’attuale, pessima, classe dirigente e politica, che ha ridotto il Paese in questo stato.
Il vero male dell’Italia, sono gli italiani.
Lo sviluppo del Paese è gà seppellito da un bel pezzo, e non c’è verso di resuscitarlo.
Chi può (leggi: denaro) se ne vada in fretta.
Per chi rimane (come il sottoscritto) saranno “uccelli per diabetici”.
Che tristezza…