Travestiamoci da Media Company

Vorrei farvi un paio di esempi e poi porvi una domanda. Anzi, la domanda prima di tutto: come ci si traveste da Media Company, che quest’anno a Carnevale lo voglio fare anche io? Che Media Company vuole diventare, Telecom Italia? Come si fa a saperlo? Ma se io fossi un giornalista serio, di quelli che scrivono sulla carta e poi ricevono forse un paio di lettere di feedback dai lettori, come farei? E se fossi un piccolo investitore? Esiste un piano industriale? E’ pubblico?
Ringrazio Giordano che mi scrive fra i commenti al mio post di ieri…

Wow! Che scoop!
Bastava leggere il Corsera di 2 settimane fa. Le media company sono in generale valutate dalla Borsa con un premium tra 1.5 e 2x rispetto alle telco. Ergo, vendo la telefonia, e mi ritrovo con un azienda piu piccola che vale di piu.
Non ci vuole un aruspice, eh…

Vorrei farvi qualche esempio di dove ha portato questo modo di pensare. Fine dello scorso secolo. In America, AOL è grande il doppio del secondo più grande provider americano, EarthLink. In Borsa, però, vale circa quattro volte più di EarthLink (ovviamente, i numeri esatti non me li ricordo). I mercati danno un grande premium a chi è il più grande. Chi l’ha detto, nella vecchia Europa, e poi è partito alla conquista del continente a partire dalla piccola Sardegna? A furia di dare retta a cosa dice la Borsa, si sono dimenticati di costruire una società vera. Peccato.
Di Jean Marie Messier – o J6M, come amava farsi chiamare prima di farsi curare da uno bravo, Jean-Marie Messier, moi-même maître du monde, e poi addirittura J6M.com, il suo sito e libro in cui spiegava che rien plus ne serait comme avant – abbiamo già parlato nello scorso post. Non pensarai mica che questa brillante idea della convergenza l’abbia avuta lui tutto da solo, vero? Eh, no. Scimmiottava AOL-TW, la famosa TDCRC. Così, tanto per non dimenticare, il suo portale, l’ora defunto Vizzavi, ha potuto contare su 1,5 miliardi di (n)euro di finanziamento.
Viceversa, per quanto mi risulta la Borsa non ha mai chiesto a nessuno di lanciare un motore di ricerca. I due migliori fondi di VC degli Stati Uniti alla fine l’hanno finanziato, ma Wall Street ci ha messo un bel po’ ad amare Google anche dopo la quotazione. E ai tempi Altavista, il cui budget di marketing per il solo 1999 – Don Uorry, remember? – era tre volte i capitali di VC raccolti da Google, stava ascoltando la Borsa che premiava i portali e muovendosi nella direzione opposta, trascurando la ricerca che tanto era una commodity e lanciando l’email gratis e l’oroscopo…
Infine, non mi risulta neanche – ma potrei sbagliarmi anche qui – che la Borsa abbia chiesto a un produttore californiano di computer di creare un piccolo aggeggio iper-minimalista per ascoltare musica in formato mp3, a anzi mi risulta che all’inizio nessuna delle major dell’industria musicale fosse tanto contenta che le aziende di hardware spingessero dei lettori che erano visti come degli strumenti per portarsi in giro gli mp3 piratati dai propri clienti a cui stavano facendo la guerra… Eppure, la storia forse ricorderà Steve Jobs più per l’iPod che non per il primo Mac…
Mi lasciate detto nei commenti che tipo di Media Company vuole diventare Telecom Italia secondo voi? Produttore di contenuti? Distributore di contenuti (film?) altrui? Una televisione vera e propria via IPTV? Una rete televisiva sul cellulare? Ma non l’hanno detto proprio a nessuno? Grazie.

28 settembre 2006 -- 13 commenti

13 Commenti

  1. 1 simone said at 11:49 on settembre 28th, 2006:

    ma solo a me questa storia ricorda la bolla dotcom?
    tipo i bei vecchi tempi dove le aziende aggiungevano un “.com” alla fine perchè così arrivavano i soldi. Adesso bisogna dire di essere una media company. Mi vien quasi da dare ragione a Rovati…

  2. 2 Domiziano Galia said at 11:50 on settembre 28th, 2006:

    Non so. Per intanto ascoltano i contenuti degli altri. :D

  3. 3 Massimo Moruzzi said at 12:15 on settembre 28th, 2006:

    secondo me è molto peggio della bolla dotcom: invece dei soldi di un fondo di Venture Capital, usano gli asset di un qualcosa che era un patrimonio comune degli italiani e che hanno comprato in maniera un po’ strana, col famoso debito dei capitalisti senza capitali; invece di prendersi dei rischi personali come fa chi fonda una propria società, vivono al calduccio lavorando per la più grande azienda italiana; infine, finiranno per mettere a rischio il posto di lavoro di un sacco di persone che non avevano nessuna intenzione di partecipare a quella roulette russa che è, necessariamente e per sua natura, una start-up…

  4. 4 Paolo Picazio said at 21:38 on settembre 28th, 2006:

    Come dice il mio barbiere – da cui non vado da anni per ovvi motivi – faremo la fine dei bond argentini.
    Personalmente ringrazio di non avere azioni telecom e commisero chi, invece, ne ha.
    In compenso ho azioni Yahoo! comprate a 34,8 ed ora valgono poco più di 25 $

  5. 5 Alberto D'Ottavi said at 09:11 on settembre 29th, 2006:

    bello questo post, anzi lo chiamerei un flame, e ci sta tutto. esponevo dubbi simili qualche giorno fa su Infoservi, soprattutto riguardo la mentalità di “quelli di” TI. la loro cultura aziendale è cablata e monopolista fin nell’animo, nn c’è niente da fare.
    mi chiedo chi, nella ricollocazione il giorno dopo il riassetto, potrebbe consigliare quelle azioni, e chi acquistarle…

  6. 6 Maurizio Goetz said at 17:35 on settembre 29th, 2006:

    Vorrei che qualcuno invece mi spiegasse come mai tutti vogliono entrare nel business dei contenuti, ma nessuno investe sui contenuti e si continua a parlare di revenue sharing, comarketing e baratti, così circolano sempre gli stessi contenuti
    Cari editori e broadcaster aprite il portafogli o producete voi. Sviluppate un mercato nazionale.

  7. 7 Giordano said at 21:10 on settembre 29th, 2006:

    Guarda, tra qualche mese un azienda che ti é cara lancerá un MVNO col proprio brand. Non ti dico di piu per ora, ma sicuramente cambierai dal tuo attuale operatore. Sei il target perfetto!

  8. 8 Massimo Moruzzi said at 08:20 on settembre 30th, 2006:

    un mobile virtual network di… google? esselunga? oppure l’inter? ,-)
    (però non ho capito cosa c’entra)

  9. 9 Gm X Giordano said at 12:42 on settembre 30th, 2006:

    COOP?
    p.s. ma sei ancora in Brasile

  10. 10 Massimo Moruzzi said at 22:30 on settembre 30th, 2006:

    ahah, un’azienda che mi è cara la Coop? Grande Gordano ;-) Nulla contro di loro, ma no, non mi è cara, perchè dovrebbe?

  11. 11 Massimo Moruzzi said at 15:31 on ottobre 3rd, 2006:

    Simone, ti ricordi il logo di France Tele.com ? :)))

  12. 12 lucio said at 18:33 on ottobre 3rd, 2006:

    vogliono fare televisione, e’ evidente
    non riescono ad andare piu’ in la’ di questo
    ai tempi delle tv libere avrebbero sicuramente cercato di fare radio
    e gli introiti della iptvcisvisivisi non riusciranno a coprire le spese di diritti di reality show ecc…
    sono d’accordo con goetz per quanto riguarda i contenuti

  13. 13 d o t - c o m a *:o) said at 00:17 on ottobre 5th, 2006:

    anche la Moratti fa contenuti

    Dopo Telecom Italia – e addirittura H3G che pare voglia quotarsi in Borsa (solo in Italia) come una media company…


Inserisci un commento