MBA che passione!

18 settembre 2006 ore 22:16 | Commenti: 10 Commenti

Come sapete, l’attuale Presidente degli Stati Uniti è il primo Presidente ad avere un MBA. Un buon motivo per lasciar perdere, dici tu? Eh, in effetti… Un altro buon motivo, secondo me, è l’inflazione da MBA. Grazie a pubblicità su Newsweek scopro che sia Sciences Po, la celeberrima Università di Scienze Politiche di Parigi, sia l’ENPC, l’altrettanto famosa Ecole Nationale des Ponts et Chaussées, hanno un loro MBA : uno e due. Non bastasse, per scadere proprio nel ridicolo, scopro che la più antica Università d’Europa, Bologna, ha addirittura un Master in Open Source.


10 Commenti

  1. 1 Daniele Medri said at 09:29 on settembre 19th, 2006:

    Di percorsi Master sul tema Open Source ce ne sono diversi in Italia. Quello di Bologna è seguito dal prof. Davoli che è persona di assoluta fiducia.
    Qual è il tuo disappunto? :)

  2. 2 Massimo Moruzzi said at 09:52 on settembre 19th, 2006:

    che esista un Master, per definizione una roba ‘business’ e per chi vuole far grana, sul tema. Non conosco il professore in questione.

  3. 3 Daniele Medri said at 14:24 on settembre 19th, 2006:

    beh.. un MBA è una cosa, un master è un concetto più generale per un corso di specializzazione non strettamente orientato all’amministrazione aziendale. In ambito scientifico, per esempio, si fa spesso riferimento a MSC (master of science) come è usato in altri paesi anglo-sassoni.
    Il prof. Davoli è una persona che merita rispetto perché ha sempre trattato l’argomento Open Source come utente attivo. http://www.cs.unibo.it/~renzo/

  4. 4 Francesco said at 15:07 on settembre 19th, 2006:

    Confermo quello che dice Daniele Medri, anche io conosco il professore Renzo Davoli. Per quanto le sue idee sul software libero siano un tantino “talebane”, è uno dei pochi professori di informatica che conosco che capiscano tecnicamente qualcosa di informatica.

  5. 5 AndreAmsterdaM said at 15:30 on settembre 19th, 2006:

    non capisco cosa ci sia di “business” in un master’s degree. Il fatto che in passato l’italia abbia visto un fiorire di enti e organizzazione che offrivano “master”, poco qualificanti, senza un riconosciuto valore accademico, e spoesso e volentieri cari, non deve far pensare che le lauree specialistiche univeristarie (a volte chiamate master) debbano avere un valore scarso o una cattiva nomea.
    Il discorso poi sull’MBA lo trovo ancora piu’ strano: partecipare ad un corso universitario dopo 4/5 anni di esperienza lavorativa dimostra apertura di vedute e comprensione della necessita di continuare ad apprendere ed imparare. per quale motivo universita’ serie e rinnomate non dovrebbero offrire un tale corso?

  6. 6 Massimo Moruzzi said at 15:43 on settembre 19th, 2006:

    per Andrea: non vedo perchè università che si occupano di Scienze Politiche o di Ingegneria civile debbano fare dei loro MBA. oddio, ci sono 30,000 buone ragioni (€), in effetti…
    per Francesco e Daniele: mi fa piacere sapere che il professor Davoli è persona competente etc. Rimango però un po’ scettico sul fatto che sia un corso post-laurea quello che ti serve per… specializzarti nel progettare, realizzare, personalizzare sistemi basati sul software libero e open source – specie quando forse la maggior parte degli sviluppatori bravi che conosco hanno fatto ciao-ciao all’università, e avevano ragione a fregarsene della laurea. Se, invece, questo corso – o anche le varie lauree italiane in informatica o ingegneria informatica – è davvero così pratico, utile etc, tanto meglio, e tante scuse a tutti.

  7. 7 Daniele Medri said at 08:23 on settembre 20th, 2006:

    Massimo, il fatto che il percorso di specializzazione esista non può che essere un valore aggiunto. Paradossalmente in quel percorso ci sono anche parecchie testimonianze di gente che ha fatto ciao-ciao all’università e che riversano quanto appreso. Di questi ultimi ne conosco diversi e non posso che valutare positivamente il loro coinvolgimento a prescindere da titoli accademici.

  8. 8 Massimo Moruzzi said at 10:03 on settembre 20th, 2006:

    Scusami Daniele se ora faccio le pulci io a te, ma “valore aggiunto” a cosa? Dire che è “un valore aggiunto” è, ormai, diventato come dire “è un bene”? Ora, io sono sicuro, soprattutto visto che mi dite tutti che il professore che organizza il corso è uno in gamba, che ci saranno persone in gamba che hanno fatto ciao-ciao all’università e che vengono a insegnare sulla base della propria esperienza e pratica col software open source. Quello che non capisco invece sono le persone che vanno a imparare. Sono i loro curriculum vitae (sorry, per me è come film, 1 film, 2 film, 1 curriculum, 2 curriculum) che sarei curioso di vedere. Chi sono costoro? E hanno le basi per imparare cose che di solito si imparano in anni e anni di vita pratica vissuta e spesso vissuta in modo profondo?

  9. 9 Paolo Picazio said at 15:25 on settembre 20th, 2006:

    Smorzo il tono… ho cliccato sulla pagina del Master in Open Source.
    C’è una foto con Stallman al centro e di fianco un tipo con un mac (forse il Prof. Davoli… non saprei)… Cosa c’è di open in un mac? E non mi dite che è perchè si basa su sistemi unix…
    E poi… ma Stallman non voleva ammazare tutti quelli con windows e con mac os?

  10. 10 Massimo Moruzzi said at 15:31 on settembre 20th, 2006:

    Ma Stallman non era contro la stessa definizione, markettara, certo, ma brillante, di Open Source?
    non era per il free software, sempre e comunque, al contrario di Linus Torvalds ed Eric Raymond?


Inserisci un commento