Gu Ge no grazie

Non piace, pare, il nuovo nome di Google in Cina. Ma chi ha detto che è obbligatorio essere presenti a tutti i costi in Cina, autocensurandosi e con un nome diverso, per di più? Gli analisti finanziari, tanto per cambiare? Ma siamo davvero sicuri che Google non sarebbe riuscita ad attrarre abbastanza investitori interessati alla libertà di informazione da fregarsene ancora una volta di Wall Street e di tutti gli analisti finanziari a cui viene l’acquolina (bava) in bocca al solo pensiero di un mercato da un miliardo di persone? O è, in effetti, una questione ancora più profonda, industriale, e cioè che Google ha capito che è finito il secolo Americano e chi vince in Cina avrà i mezzi e le conoscenze – anche in tema di censura, pensa – per dominare il mondo?

30 aprile 2006 -- 12 commenti

12 Commenti

  1. 1 Aghenor said at 13:22 on aprile 30th, 2006:

    Credo… la seconda che hai detto. Alcune traccie, però, lasciano sperare in un processo di apertura anche da parte dei cinesi.

  2. 2 Massimo Moruzzi said at 13:54 on aprile 30th, 2006:

    non ce l’ha fatta il Giappone, se non cambiano e profondamente non ce la faranno neppure loro. Comunque, fra USA e Cina, io faccio il tifo per India e Brasile :)

  3. 3 vedicam said at 18:35 on aprile 30th, 2006:

    semplicemente credo che quelli di Google non abbiano paura delle diversità culturali (quando si tratta di soldini, non si guarda in faccia a nessuno). Di sicuro non saranno i cinesi a doversi adeguare al resto del mondo, come è stato sinora.

  4. 4 Massimo Moruzzi said at 19:06 on aprile 30th, 2006:

    sì, ma il punto è se l’adeguarsi cultutalmente – alla censura, ad esempio, o a cambiare nome per sembrare cinese – porta risultati migliori oppure no…

  5. 5 Giordano said at 17:04 on maggio 1st, 2006:

    Moru’, il discorso ‘e semplice: Google è una public company, e ogni quarter deve riprotare risultati sopra le attese degli analisti. Il miliardo di cinesi e’ indispensabile per questo. E dato che, per fortuna, ora Google é gestita come un’impresa industriale, la liberta di parola cede il passo al fatturato. E la Cina non è la terra promessa, ma un mercato enorme, interessantissimo, dove devi giocare secondo le loro regole, e capire i meccanismi che lo muovono. Nel mio piccolo, il mese prossimo inizio lezioni di Cinese… :)

  6. 6 Massimo Moruzzi said at 17:40 on maggio 1st, 2006:

    Giordano, Google è un’azienda che è andata in Borsa dicendo di non essere un’azienda come le altre, e che si è scelta una struttura di azionariato simile a quella del NY Times per non essere troppo in balìa dei risultati e dei soffi e delle scoregge degli analisti finanziari e che ha sempre fatto risultati essendo diversa dalle altre…
    E se conta solo il fatturato, imho non solo non è più Google, ma non è più gestita come un’impresa industriale, bensì solo come un’impresa finanziaria (e per quello che conta e quel nulla che ne so, non penso che sia gestita così). Good luck col cinese, e se scovi un nome meno peggio di Gu Ge fai uno squillo a Stefano ;-)

  7. 7 Giordano said at 04:10 on maggio 2nd, 2006:

    E poi c’ era la marmotta che confezionava la cioccolata… :) Google è una public company, il che vuol dire che la responsabilita di chi la gestisce e’ solamente verso gli shareholder. Il loro unico obiettivo, per definizione, dev’ essere di creare valore sul lungo periodo. Il resto e’ PR. Forse non lo era all’ inizio, ma ora lo e’. In caso contrario, gli amministratori di Google starebbero agendo contro gli interessi degli azionisti. Il che, negli USA, e’ un reato passibile di multe e interdizione.

  8. 8 Massimo Moruzzi said at 09:19 on maggio 2nd, 2006:

    ‘creare valore di lungo periodo’ o ‘ogni quarter deve riprotare risultati sopra le attese degli analisti’ ?

  9. 9 Giordano said at 13:03 on maggio 2nd, 2006:

    Beh, questo e’ un dibattito complicato, che sta venendo affrontat proprio ora negli ambienti finanziari americani. Se da un lato e’ ovvio che battere gli extimate e’ vantaggioso short term, dall’ altro pu’o non esserlo affatto long term. Il punto, per me, non e’ questo. Il punto e’: come giustifichi (dal punto di vista finanziario, non morale) il voltare le spalle a 1.3 bilioni di persone, e ai conseguenti bilioni di dollari di revenues, di fronte agli stakeholders? Sarebbe semplicemente suicida per il management.

  10. 10 Massimo Moruzzi said at 14:32 on maggio 2nd, 2006:

    miliardi, miliardi, non bilioni, che in italiano sembra che tu sia paperon de paperoni ,-)
    io comunque è proprio dal punto di vista del business che non sono sicuro che sarà una buona mossa. sono abbastanza sicuro che baidu li batterà. perchè, allora, non fare i duri e puri?

  11. 11 Paolo said at 18:09 on maggio 6th, 2006:

    In Cina ci devono entrare. Lo hanno fatto col nome sbagliato. Google poteva andare benissimo. Cambiare nome mi sembra fare come l’Algida che in ogni Paese che va, cambia nome…
    Il problema dell’autocensura non è un problema di google, ma degli Stati nazionali che lasciano prosperare il regime cinese. Va bene che Google vuole essere o è una società diversa dalle altre, ma qualsiasi cosa sia, non è comunque una onlus. Entra in un mercato e deve sottostare a quelle regole.
    Ciao! :)

  12. 12 Massimo Moruzzi said at 18:14 on maggio 6th, 2006:

    sì, Algida fa ridere, hai perfettamente ragione. cazzo, scegli un nome brillante e pure transnazionale perchè in latino e poi lo cambi in ogni paese… valli a capire-.


Inserisci un commento