Ads. What else?

Build a large enough mousetrap, and then splatter ads all over it. Whatever the mousetrap, ads are the only way to monetize. Google, Facebook, Twitter, Tumblr, Instagram. Now SoundCloud. What does this tell us about our culture and our societies?

Aziende, Social e Canali

Qui vorremmo provare a esplorare il rapporto fra Aziende, Social e Canali. Per prima cosa: sì, ci siamo ormai rassegnati all’uso della parola Social. Di più: siamo, in effetti, convinti che “i Social” siano ormai uno dei tre mondi digitali con i quali le aziende devono confrontarsi: il web, quello che una volta veniva chiamato Open web, e che ormai in effetti Open lo è sempre di meno. Poi “i Social”, ovvero questa enclosure dell’Open web che è stata fatta dai cosiddetti social network, con Facebook che diventa il walled garden di quella che una volta era la blogosfera — e un feed reader, un post dove mettere le foto di figli, cani e vacanze, e tante altre cose; Twitter che diventa il walled garden dei link che avresti salvato sul web con delicious e di tante piccole perle che una volta avresti tenuto private; e Pinterest (c’è ancora?) che vorrebbe diventare una versione chiusa di Google Images. E infine “il Mobile”, un altro mondo (un altro silos?) chiuso e privato.

Per seconda cosa: ci siamo anche rassegnati al fatto che le aziende considerino il web, o quello che rimane del web, “un canale”, e siamo anche giunti al punto in cui ci pare normale che i “canali” siano anzi tre, ovvero: il web, “i social” e “il mobile”.

Come vedi, non siamo persone del tutto irragionevoli; ci siamo anzi rassegnati quasi a tutto. Ma che le aziende vedano ogni nuovo social network che abbia un minimo di successo come “un canale nel quale devono primeggiare” ci sembra francamente troppo.

Pensa un attimo ai vecchi “canali”. Quelli veri, quelli che cambiavi col telecomando. Non si è mai andati in tivù per essere i primi in tivù, i primi su TeleLombardia, e i primi su TeleFriül e i primi su TeleSalento. Si è sempre e solo andati in tivù per vendere.

Tutto questo per dire che stimo tantissimo la persona o le persone che hanno scritto questo post, che io però avrei titolato Caro bimbominkia del Social Media Marketing e non invece Caro bimbominchia del Web Marketing. Ma va bene lo stesso.

Produttori di contenuti

Ci vogliono produttori di contenuti. No, non nel senso che servono produttori di contenuti; nel senso che loro, i padroni del mondo, che in questo momento si chiamano Google e Facebook, vogliono che noi si diventi produttori di contenuti. Con una significativa differenza: che se produci contenuti per Google, lo fai sul tuo sito, e i contenuti rimangono tuoi. Certo, sei sempre in balìa delle loro bizze e degli update del loro algoritmo, ma i contenuti rimangono tuoi. Se invece vi mettete a fare i produttori di contenuti per Facebook, siete in balìa delle loro bizze uguale — anzi, ormai già sapete che solo il 4% dei vostri fan vi leggerà; e in più i contenuti finiscono in un buco nero e non sono ricercabili, sono difficilmente linkabili etc. Siete condannati a spingere contenuti su per una collina per sempre sapendo che rotoleranno giù e dovrete ricominciare da capo. Qui si cercherà per quanto possibile di emanciparsi da Facebook, e di seguire una politica di dotcoma-first. Perché, come cantava il buon Bob Dylan…

Yeah, you went to the finest schools all right, Miss Lonely
But you know you only used to get juiced in it…

- Like a Rolling Stone

Neutralità delle piattaforme

Andrea mi segnala questo post di De Biase sulla neutralità delle piattaforme. Io faccio un po’ fatica a capirlo, anche perché non trovo il link al documento ufficiale del geniale ente francese che ha fatto questa pensata. Queste piattaforme vanno regolamentate? Queste quali, esattamente? Quante e quali? Cosa vuol dire interoperabilità? E Neutralità?

5 Lezioni sul Mobile Marketing

Odio i post con titoli tipo 5 Lezioni sul Mobile Marketing. E’ il primo e l’ultimo che vedi qui. Li odio perché mi sanno molto di hucksterism, di venditori di promesse assurde, o di tappeti, o di auto usate. O di snake oil, come si dice negli States. E ancor più odio il fatto che abbiamo accettato questa idea tutta americana del how-to e del know-how, questa idea secondo la quale l’importante è solo il saper fare e non ci si ferma neppure un attimo a riflettere sul perché lo fai, se ha senso oppure no. Ricordo con piacere che, neolaureato e al primo lavoro vero, pontificavo invece sull’importanza del know-why.

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Torino-Lione

Il TAV Torino-Lione è un’opera “di sinistra”, è noto.
E la Milano-Novara? Dell’UDC. La Novara-Torino? Del PDL.

Sì, lo so, avevo promesso di non fare più post politici.
E’ che devo testare il sistema di flam… commenti.